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L’appello di papa Francesco ai mafiosi: convertitevi o finirete all’inferno

Il pontefice accanto a don Ciotti nella parrocchia romana di San Gregorio VII per condividere la testimonianza dei familiari delle vittime innocenti della violenza mafiosa
Europaquotidiano, 22 marzo 2014, di Maria Galluzzo

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L’appello più forte è rivolto ai grandi assenti alla veglia per le vittime innocenti della mafia: agli uomini e alle donne della mafia. Assenti ma protagonisti di tanta violenza e di tanto dolore. Nel cuore della parrocchia romana di San Gregorio VII, a due passi dal Vaticano, papa Francesco li chiama in causa. Sembra quasi trascinarli fisicamente all’interno di quella chiesa. Chiede loro di convertirsi, di cambiare vita, di smettere di fare del male. Glielo chiede «in ginocchio», per il loro bene. Sono ancora in tempo per cambiare strada, per non «finire all’inferno», lì dove li condurranno il potere e il denaro insanguinati, frutto di affari sporchi e di crimini.
È una scossa fortissima come quella che ventuno anni fa provocò Giovanni Paolo II ad Agrigento, quando invitò i mafiosi di convertirsi perché sarebbe venuto il «giudizio di Dio».

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PAPA FRANCESCO SU REPUBBLICA RISPONDE A EUGENIO SCALFARI: “DIO PERDONA CHI SEGUE LA PROPRIA COSCIENZA”

PAPA-FRANCESCO“Premesso che – ed è la cosa fondamentale – la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza”. Così papa Francesco risponde con una lettera a Repubblica – che il giornale pubblica oggi in apertura – agli interrogativi su fede e laicità posti dal fondatore del quotidiano, Eugenio Scalfari, e in particolare alla domanda “se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede”.

“Ascoltare ed obbedire” alla coscienza, spiega Bergoglio, significa “decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”.

Il pontefice risponde poi ad altri temi chiave che il laico Scalfari aveva posto. Al quesito se sia peccato credere che non esiste alcun assoluto, il papa risponde così: “io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità ‘assoluta’, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione.

Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione!” Alla domanda se, con la scomparsa dell’uomo sulla terra, scomparirà anche “il pensiero capace di pensare Dio”, Francesco risponde che Dio “non è un’idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell’uomo”. “Dio non dipende, dunque, dal nostro pensiero. Del resto, anche quando venisse a finire la vita dell’uomo sulla terra”, “l’uomo non terminerà di esistere e, in un modo che non sappiamo, anche l’universo creato con lui”.

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PAPA FRANCESCO, 11 GIUGNO 2013. LA POVERTà GARANTISCE ALLA CHIESA DI VIVERE LA GRATUITà

BENVENUTO PAPA FRANCESCO, TI SALUTIAMO

Scheda Biografica di Papa Francesco