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LIBERA, 20 ANNI DI VERA ANTIMAFIA!

libera-630x419Il 21 marzo di ogni anno in diverse città d’Italia, Libera celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie.

Era sabato 17 marzo 2012 (in quell’occasione fu anticipata al 17 per favorire la partecipazione di sabato) quando partecipai anche io alla Giornata di Libera a Genova.

Fu una giornata impegnativa e di grande impatto emozionale, eravamo più di centomila, tanti erano i giovani presenti anzi erano molto più numerosi di quelli della mia età. Il discorso di Don Ciotti affascinava tutti e mi colpì molto quando disse : “la forza della mafia non sta nella mafia, ma nella zona grigia costituita da segmenti della politica, del mondo delle professioni, degli imprenditori. Le zone grigie sono anche nella Chiesa”.

Al termine della manifestazione eravamo fisicamente stanchi ma fieri e felici. Tanti furono i ragazzi che ascoltarono quei 900 nomi con gli occhi lucidi, tanti i cartelli con incise le parole di Giovanni Falcone: “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa”, oppure di Paolo Borsellino “La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà, che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

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CAPACI, 23 MAGGIO 1992. PER NON DIMENTICARE

Capaci

Nel giorno del ventiduesimo anniversario della strage di Capaci si è aperto a Caltanissetta il secondo processo per l’attentato in cui furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta Antonio MontinaroVito Schifani e Rocco Di Cilio. La nuova inchiesta sulla strage di Capaci si è basata sulle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Su Twitter il ricordo di quel 23 maggio 1992 è affidato agli hashtag #ionondimentico#Falcone#GiovanniFalcone e #Capaci. Renzi lancia l’hastag: #ionondimentico

Tra i commenti: “Avete chiuso cinque bocche ma ne avete aperte 50 milioni”, “#ionondimentico, ma non solo il 23 maggio o il 19 luglio. Ricordiamoci sempre di loro”, “#ionondimentico Falcone, Francesca e la scorta ed ancora oggi quelle mezze verità…”,  “#ionondimentico perchè cambiare questo paese è possibile. Grazie a chi ogni tanto c’è lo fa tornare in mente”.

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L’appello di papa Francesco ai mafiosi: convertitevi o finirete all’inferno

Il pontefice accanto a don Ciotti nella parrocchia romana di San Gregorio VII per condividere la testimonianza dei familiari delle vittime innocenti della violenza mafiosa
Europaquotidiano, 22 marzo 2014, di Maria Galluzzo

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L’appello più forte è rivolto ai grandi assenti alla veglia per le vittime innocenti della mafia: agli uomini e alle donne della mafia. Assenti ma protagonisti di tanta violenza e di tanto dolore. Nel cuore della parrocchia romana di San Gregorio VII, a due passi dal Vaticano, papa Francesco li chiama in causa. Sembra quasi trascinarli fisicamente all’interno di quella chiesa. Chiede loro di convertirsi, di cambiare vita, di smettere di fare del male. Glielo chiede «in ginocchio», per il loro bene. Sono ancora in tempo per cambiare strada, per non «finire all’inferno», lì dove li condurranno il potere e il denaro insanguinati, frutto di affari sporchi e di crimini.
È una scossa fortissima come quella che ventuno anni fa provocò Giovanni Paolo II ad Agrigento, quando invitò i mafiosi di convertirsi perché sarebbe venuto il «giudizio di Dio».

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