6 GENNAIO 1980: PIERSANTI MATTARELLA, COME ALDO MORO, DOVEVA MORIRE PER BLOCCARE IL CAMBIAMENTO

di David Arboit

6 gennaio 1980: un giro di boa storico, una inversione ad U nella storia del nostro Paese, cominciata con l’omicidio di Aldo Moro. È una azione sovversiva che può essere comparata a un colpo di Stato. «Con l’omicidio di Piersanti Mattarella – ha detto Pietro Grasso in una intervista – fu chiaro il legame tra mafia e politica». E colpo di Stato fu anche l’assassinio di Falcone e Borsellino che sull’intreccio tra mafia e politica stavano facendo chiarezza, un duplice omicidio questo che ha radicalmente orientato la storia politica del nostro Paese consegnandolo in mani vergognosamente indegne e in continuità con il passato.

Paolo Borrometti sul quotidiano “Avvenire” ricorda come Mattarella abbia tentato di cambiare in modo radicale la politica in Sicilia e nel suo partito, la Democrazia Cristiana, partito nel quale si annidava il nemico mortale che lui stava combattendo e che riuscì con il suo omicidio a bloccare il cambiamento (clicca qui). Identica valutazione la dà Giancarlo Caselli, ex procuratore della Repubblica che a Palermo ha lavorato a lungo tra il 1993 e il 1999 (clicca qui). A quel periodo risale anche il processo per mafia al leader democristiano e più volte Presidente del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti.

A pagina 9 di “Avvenire” si ricorda l’ispirazione cristiana di Matterella, una ispirazione che lo ha indotto ad accettare il rischio del martirio in nome della buona politica, del “bene comune”: «Nell’epigrafe posta in via Libertà, sul luogo dell’omicidio, è San Paolo a parlare: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”» (clicca qui).

A pagina 13 di “Avvenire” si analizza il percorso giudiziario su questo omicidio. La pista di una alleanza tra forze eversive di destra e mafia è stata sfiorata ma all’epoca non ha portato ad evidenze certe, e una più attenta valutazione di questa ipotesi investigativa era una delle intuizioni di Giovanni Falcone (clicca qui).

Carmine Fotia su “Il manifesto” mette in fila la serie di eventi che hanno determinato i due “colpi di Stato”. Sono colpi di Stato che segnalano determinate responsabilità politiche, responsabilità politiche da cui dipendono le pesantissime tare strutturali politiche, economiche e sociali che l’Italia ancora oggi si porta appresso (clicca qui).

Per noi oggi è chiaro in ogni caso, al di là delle indagini giudiziarie, che ogni tentativo di affrontare in modo serio e radicale la “questione morale” individuata da Enrico Berlinguer fu bloccato con la violenza, o quantomeno limitato e contenuto il più possibile, da una solida ed efficace alleanza tra fascisti, mafiosi, funzionari dello Stato e politici corrotti.

Fare memoria è necessario perché la lotta in ogni caso continua.

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Pubblicato il 9 gennaio 2020 su LEGALITA', POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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