RIFLESSIONI SULLA SCISSIONE DI RENZI: ZINGARETTI, MARTINA, MAIORINO, GUERINI, CECCANTI, DELRIO, MARCUCCI, MARATTIN, GIACHETTI, SINDACI RENZIANI

di David Arboit

Il Segretario Nazionale del Pd Nicola Zingaretti in un’intervista al Corriere ammette che un po’ se l’aspettava. Perché Renzi era sì vicino al partito ma aveva un atteggiamento di «non partecipazione alla vita del partito che francamente non ho mai compreso fino in fondo». Però è una rottura che «dispiace» perché è «un errore dividere il Pd» (clicca qui). Anche se poi aggiunge che non ha capito il perché dello strappo di Renzi. Ma Zingaretti ribadisce anche che «ora il nostro compito è molto chiaro»: bisogna «portare nel futuro il Pd. Anzi, meglio, il Pd che può ricostruire una speranza per l’Italia».

Di fronte a un evento straordinario come una scissione, oltre al Segretario nazionale, molti altri esponenti del Pd hanno espresso una loro opinione. Ascoltiamone alcuni.

Maurizio Martina, Segretario Nazionale dopo la sconfitta del 4 marzo 2018 e dopo le dimissioni di Renzi e fino al Congresso, dice che la scissione «È un grave errore» e «Sul governo rischio di effetti negativi». Non ci sono buone ragioni che la giustificano e questa scissione risulta incomprensibile: «le motivazioni sentite fin qui sono fragili» (clicca qui).

Pierfrancesco Maiorino sottolinea che nessuno nel PD festeggia la scissione di Renzi che è un male e che produrrà conseguenze dannose. Occorre comunque guardare avanti e trasformare questo momento di crisi in una opportunità per rivedere radicalmente gli obbiettivi del Partito Democratico (clicca qui).

Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini dice «Ho provato a convincerlo» del fatto che la scissione è un errore e che è «un regalo ai sovranisti» ma non sono riuscito (clicca qui). Anche Guerini sottolinea la fragilità delle ragioni come il sentirsi un “corpo estraneo”. Quale estraneità ci può essere per chi ha vinto le primarie, ha avuto la maggioranza nella Direzionale Nazionale e ha costruito personalmente le liste di deputati e senatori? Nella stessa pagina del quotidiano “Il Tempo” si esprime anche il costituzionalista e parlamentare PD Stefano Ceccanti, da sempre molto vicino a Matteo Renzi. Dopo avere affermato con chiarezza che la scissione è un errore, riflette sulla agibilità politica all’interno del PD e sulla caratterizzazione culturale del partito. Occorre, dice in sostanza Ceccanti, evitare di pensare che con l’uscita di Renzi non sia più presente nel PD una “sinistra liberale”. Osservazione e preoccupazione a mio giudizio completamente sbagliata: oggi il PD è percepito dalla maggior parte del Paese (a parte alcuni idioti che lo vedono come partito comunista) come un partito totalmente e assolutamente allineato su posizioni di sinistra liberale. È quindi opportuno che Zingaretti inserisca “elementi di socialismo” in questo partito che è stato ed è rettificato sulla linea culturale e politica Lib-Lab. E questo a maggiore ragione rende ancora più assurda la scissione.

Anche per Graziano Delrio Renzi ha commesso una grave errore. La ragione di questo errore? Penso dice Delrio che Matteo «volesse guadagnare spazi di liberta per la sua iniziativa politica. Non vedo altra ragione» (clicca qui). Insomma, un amico di lunga data di Renzi certifica l’assenza di ragioni politiche vere e afferma, con parole delicate, che l’unica ragione è (detto invece brutalmente) “fare quello che mi pare e piace”. Al giornalista che chiede se sia possibile una ricomposizione, Delrio risponde in modo molto secco: se la rottura fosse stata su problemi politici concreti se ne poteva discutere trovare una mediazione, una soluzione condivisa, ma siccome non è così, la ricomposizione non è possibile: «non si capisce da dove si dovrebbe partire per tornare indietro».

Il senatore Andrea Marcucci non esprime una valutazione chiara sulla scissione di Renzi. Vede l’iniziativa di Renzi come un errore (affermazione imprevista e imprevedibile per una persona da sempre ritenuta fedelissimo di Matteo) ma si riserva una ulteriore valutazione rispetto a quanto accadrà nel partito con la Segreteria Zingaretti. Quale il criterio di valutazione? Per uno che nella sua storia politica ha una legislatura fatta nel PLI (Partito Liberale Italiano), poi transitato nella Margherita, la risposta è naturale: «Io resto perché sono convinto che ci sia ancora uno spazio liberal democratico» (clicca qui). Anche per Marcucci vale la stessa considerazione fatta per Ceccanti: ma dove cavolo lo vedi tu nel PD una spazio che non sia liberal democratico?

Il deputato Luigi Marattin segue Renzi nel nuovo partito. Marattin ci dice che c’era proprio bisogno di una nuova offerta politica. Perché? Perché in Italia abbiamo come offerta politica da un lato la destra sovranista, para-fascista, guidata da Salvini e le cui soluzioni di governo abbiamo già visto in azione. D’altro lato abbiamo attualmente al governo una sinistra anticapitalista e alla fin fine, diciamolo, “para-comunista”, che vede negli imprenditori dei nemici, pensa a un welfare insostenibile ed è inguaribilmente ammalata di statalismo. Da questi due non ti puoi di certo aspettare il cambiamento di cui ha bisogno l’Italia. Segue un lungo elenco di temi amministrativi nei quali la parola futuro (gli spin doctor gli avranno detto di dirla tante volte) compare n volte, tutti temi di cui sembra che Marattin e Renzi abbiano l’esclusiva della comprensione e della soluzione, mentre tutti gli altri, diciamolo francamente, non ci capiscono un tubo (clicca qui). Questi sciagurati del PD tra l’altro fanno perfino riferimento a quelli che nel Partito Democratico degli Stati Uniti hanno incredibilmente (Obama si deve essere rincoglionito) grande voce in capitolo, ampio diritto di parola e autorevolezza, nonché un sacco di voti: Barnie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez.

Siamo alle solite, arroganza e descrizione macchiettistica dell’avversario: spero che a questo punto sia chiaro che Marattin & C pensano al Pd come una banda di vecchietti un po’ rintronati. È una descrizione falsa e ignorante della sinistra, del PD e non PD, infarcita di luoghi comuni triti e ritriti (parlano di distribuzione del reddito ma non pensano alla produzione del reddito), esposta con una prosa pesante e con pretese analitiche inconsistenti. Un ragionamento tanto insultante quanto privo di contenuti e di rapporto con la realtà: ma vi pare che il Pd sia questa banda di idioti e di stoltissimo vecchiume? Oggi, ironia della sorte, con questo articolo, della parola “pdidioti” se ne sono appropriati Marattin & C.

Roberto Giachetti va con Renzi. Prevedibile. La ragione della scissione? Così il governo sarà meno di sinistra. Cioè noi difenderemo gli interessi di chi non è di sinistra, o meglio valori e interessi differenti da quelli che la tradizione da sempre ha affidato alla sinistra (clicca qui). Molto chiaro, direi onesto e sincero. È fra le tante la migliore e più vera risposta alla domanda “perché la scissione”. Grazie Giachetti, abbiamo capito. Renzi va a destra e abbandona la sinistra liberal democratica e la sinistra cattolico democratica del PD, corona un vecchio sogno di cui peraltro aveva molte volte parlato: conquistare gli elettori di destra (clicca qui).

Tra gli amministratori locali, molti Sindaci importanti non condividono la scelta di Renzi (clicca qui). A livello dei Comuni la scissione non avanza e tutti sottolineano la mancanza di ragioni politiche vere per una separazione che al momento fa intravvedere solo problemi e danni immediati.

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Pubblicato il 19 settembre 2019 su ECONOMIA POLITICA, IL PARTITO, Pd, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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