LA SCISSIONE DI RENZI: RANCORE? NO! DELUSIONE? MOLTISSIMA!

di Giambattista Maiorano

Il Rubicone è stato attraversato. Renzi, con la sua pattuglia, mollati gli ormeggi, si dirige in campi inesplorati. Gesto politicamente incomprensibile così come poco comprensibile la “caduta da cavallo” che ha consigliato l’artefice fiorentino di archiviare anni di cocenti accuse ed il personale impegno di perseguire l’obiettivo MAI CON I 5 STELLE.

MAI, già un avverbio di tempo molto impegnativo più volte ribadito alle folle rimproverando la disinvoltura di chi (vedi Franceschini) con M5S avrebbero voluto non un governo, ma almeno un dialogo per capire le ragioni di una compagine sgangherata come il Movimento di Grillo, ma che nel cuore di moltissimi elettori di sinistra, ed in particolare del PD, era attrattivo e affidabile. Non c’è stato verso: la Direzione nazionale del PD aveva votato per il dialogo, ma il tentativo fu clamorosamente stroncato con la famosa l’intervista televisiva da Fabio Fazio.

Si poteva evitare al Segretario di allora Maurizio Martina la figura di palta? Certamente sì. Renzi poteva partecipare alla Direzione del Partito di cui era membro di diritto e dire la sua, ma non lo ha fatto. Direzione nazionale del PD che ha sempre snobbato.

Da qui nasce la pesante delusione per un soggetto che personalmente non ho votato la prima volta preferendogli l’on. Bersani, ma al quale ho espresso la mia adesione dopo la cocente sconfitta referendaria perché, al di là delle non poche responsabilità nel bruciare con l’eccesso di personalizzazione l’esito che a tutti i sondaggisti appariva scontato, l’ho ritenuto lucido in un disegno di prospettiva, di aggiornamento e di innovazione della politica.

A posteriori non sento pentimento per quell’atto di fiducia espresso anche per l’effettiva scarsità delle alternative. Anzi, mi è parso giusto invocare e chiedere lealtà nei confronti della segreteria nazionale nonostante il rischio di scambiarla per ingenua sottomissione in grado di rendere del tutto silenzioso ed irrilevante qualsiasi accenno a criticità sul merito di proposte ed iniziative poste in essere. Per quel poco che conto, ho sentito più volte il dovere di invitare ad atteggiamenti aperti e costruttivi gli amici ed i compagni di Milano e provincia che si ritrovano come Area Dem e dei quali condivido passione ed impegno.

La fiducia aveva in me una ragione più profonda. Era una ragione di tipo ideale e culturale. Renzi, almeno per età, non poteva evidentemente avere il mio percorso politico. Mi convinceva tuttavia la sua collocazione culturale ed il mondo associativo dal quale proveniva che ho sempre associato, credo giustamente, all’esperienza del cattolicesimo democratico. Ho visto in lui l’entusiasmo di chi era profondamente convinto del dovere dell’impegno politico e civile stimolato dalla lettura attenta dei documenti conciliari e delle encicliche sociali. Ho visto in lui un continuatore dell’impegno ad avvicinare mondi che la storia dell’ottocento e dell’immediato dopoguerra aveva reso distanti ed antagonisti ed avviati invece in uno sforzo di progressiva ricerca di ragioni comuni in difesa delle classi più deboli e di una trasformazione capace di attenuare se non sconfiggere le macroscopiche differenze tra ricchezza e povertà. Vedevo insomma una continuità ideale con i Moro, i Berlinguer, giù giù sino a Prodi, nonché ad un’interpretazione del “potere” sempre più vicina alla funzione di “servizio” alla persona che è tale e resta tale se inserito appropriatamente nella comunità (personalismo comunitario). un po’ esigente, forse. Ma se nell’impegno politico non si è un po’ visionari, è come se mancasse il carburante all’automobile. Probabilmente ho ecceduto io nelle attese. Mi aspettavo un’attenzione diversa e maggiore!

Come ho detto e più volte scritto, continuo a sostenere che non considero l’impegno di Matteo Renzi tutto in negativo. Come molti, vedo il bicchiere mezzo vuoto o, a seconda di come lo si osserva, il bicchiere mezzo pieno. Certo avrei preferito un impegno più costante e convinto a spostare verso l’alto l’asticella graduata. Sarebbe stata la dimostrazione che effettivamente le distanze tra chi ha poco e spesso nulla e chi ha troppo e spesso tutto anziché allargarsi, si restringevano.

Avrei voluto un atteggiamento non di rivalsa sulla base del principio del “non fare all’altro, ciò che non vuoi sia fatto a te”. Ricevere dei torti, e ne ha ricevuti abbastanza, non legittima ripagare con la stessa moneta. Non si è fessi. Si è superiori.

Avrei voluto un maggiore attenzione ed ascolto degli altri, delle parti sociali, dei corpi intermedi, non ritenerli degli inutili orpelli e provocarli invitandoli in tavoli alle sette/otto di mattina perché nella giornata non si ha tempo da perdere.

Avrei voluto, pur nell’esercizio difficile di guida di un partito complesso e plurale per sua natura, maggiore coinvolgimento e maggiore condivisione delle sue componenti, non un atteggiamento pronto a rintuzzare anche la critica più benevola ed apporti che, se assecondati, avrebbero potuto migliorare i provvedimenti assunti. È il caso delle politiche sul lavoro non meno che di quelle relative alla scuola ed alla formazione tanto più che ci sono stati esempi positivi come nel campo del terzo settore e della disabilità ed apprezzabili risultati riportando il segno più in economia.

Avrei voluto una lotta senza quartiere al “potere” delle correnti non la creazione della propria volendo dimostrare di non averla.

Avrei voluto un linguaggio di chiarezza, non un parlare criptico del dico e non dico fingendo di condividere anche con il voto unanime in Direzione (neanche in questa Matteo c’era) la decisione di far nascere il nuovo governo e la scelta di ministri, vice ministri e sottosegretari e smentire ogni minuto una scissione che in molti davano certa, ma che gli intimi si affrettavano a smentire chiedendo di non badare alle chiacchiere di giornalisti fantasiosi. La scissione invece era nell’aria, incombente e l’on. Rosato ce l’ha presentata come il frutto di una scelta “consensuale”. Guarda caso il giorno dopo è lo stesso Renzi ad annunciarla ufficialmente.

Di consensuale non c’è nulla. La scelta è stata una scelta libera come si conviene a chi non intende più starci, a chi poco sopporta la fatica di essere minoranza, a chi sente urgente la necessità di occupare il centro dell’attenzione mediatica.

Almeno in questo si sia chiari, si rinunci all’inutile ed ingiustificata ipocrisia nel rispetto di iscritti ed elettori convinti che il bene supremo fosse la tanto e sempre invocata unità.

Le difficoltà e le incomprensioni non sono certo mancate e vale ricordare che una scissione è sempre e comunque traumatica anche quando ci si sforza di presentarla come il “bene” del Paese.

Si rinunci una volta per tutte a pensare che i cittadini hanno l’anello al naso, incapaci di giudicare, fuori dalla comprensione di quanto succede. Ammesso e non concesso che possa pure capitare una simile situazione, è la Politica, quella con la “P” maiuscola, a mettersi in ascolto, ad incrociare le esigenze, a farsi carico anche dei ritardi dei cittadini se è vero, come è vero, che dovere della Politica, sempre con la “P” maiuscola, è quello di non rinunciare alla sua funzione pedagogica e di orientamento. Se fosse il contrario o interpretata come tale, c’è qualcuno che vorrà spiegarmi perché ha torto Matteo Salvini ad accarezzare la pancia della gente e scavare nelle contraddizioni piuttosto che presentare soluzioni e parlare al cervello?

È la mia una valutazione ed un’opinione personale. Espressa con la sofferenza di uno che ne ha viste tante, forse troppe e che vuole sperare in una diversa maturazione.

Non ho rancori. Certo non condivido minimamente. Ritengo anzi del tutto inspiegabile la scelta. Non vedo motivi plausibili. Vedo purtroppo il germe di nuove conflittualità.

E tuttavia: buon viaggio è chi si è incamminato in un percorso diverso da quello fino ad oggi seguito e l’augurio al PD di affrontare con il coraggio necessario la strada che il Congresso ci ha indicato magistralmente interpretata da Nicola Zingaretti.

Pubblicato il 18 settembre 2019 su IL PARTITO, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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