POPOLO O MERCATI: DI CHI È LA SOVRANITÀ? NELLE DEMOCRAZIE LIBERALI IL GOVERNO LO DECIDE IL POPOLO O I MERCATI?

di David Arboit

I mercati hanno detto sì. I mercati hanno già votato la loro fiducia al governo Conte2 formato da M5S e PD. È questa la novità più importante di queste ultime ore. E il voto sulla piattaforma Rousseau? Chi se ne frega, vedrete che Casaleggio saprà saggiamente fare corrispondere il voto sulla piattaforma al voto dei mercati. Ma per rendere la cosa più credibile tocca a Giggino Di Maio, quello che ha fatto la figura da quaquaraquà governando con Salvini, “omm’ e’ niente” come si dice a Napoli, ruggire come un leone (clicca qui) per fare credere che lui è un leone e che il Sì scontato sulla piattaforma di Casaleggio non è una pagliacciata (clicca qui).

Ma a parte le pagliacciate del trio Grillo-Casaleggio-Di Maio, la cosa più seria su cui vale la pena riflettere è il tripudio con cui tutti hanno sottolineato la fiducia “votata dei mercati”. La domanda che si pone allora è: popolo o mercati? Chi ha il potere? Di chi è la sovranità politica?

Essere contenti dell’apprezzamento dei mercati è giusto. È evidente che la fiducia dei mercati ha un peso economico (clicca qui) importante sulla vita quotidiana del popolo, e la sfiducia dei mercati ha come conseguenza la perdita di decine di miliardi di euro del contribuente (clicca qui1clicca qui2) che potrebbero essere usati per esempio nella sanità o nella scuola. In un paese indebitato se il governo non ha la fiducia dei mercati il contribuente ci rimette molti soldi per pagare gli interessi sul debito.

Che i mercati possano decidere il governo di un Paese, dunque, è parzialmente vero, ma è anche vero che ha delle importantissime conseguenze politiche (clicca qui).

Un caso ormai famoso e quello italiano del 2011, quando i mercati votarono una pesantissima sfiducia al governo Berlusconi (lo spread raggiunse i 575 punti clicca qui) e poco dopo votarono la fiducia al governo Monti. Cade un governo di Centrodestra e va al potere un governo di Cetrosinistra.

Uscendo dall’Italia abbiamo il recete caso dell’Argentina (clicca qui). I mercati votarono nel 2015 la sfiducia al governo populista peronista di sinistra di Christina Kirchner, poi votarono la fiducia al governo liberale liberista di Mauricio Macri. Cade un governo di sinistra e va al potere un governo di destra. Oggi in Argentina il popolo è arrabbiato per la politica economica del governo liberale, governo che ha fatto gli interessi della élite finanziaria mondiale e che aveva la fiducia dei mercati: il popolo ha votato la sfiducia a Macri e vuole un nuovo governo populista peronista di sinistra. Il popolo argentino se ne frega delle numerose profezie di sventura annunciate dalle maggiori autorità finanziarie mondiali e se ne frega dei mercati (clicca qui).

Allora, quando i mercati danno la fiducia, o tolgono la fiducia fanno l’interesse del popolo? Oppure fanno solo l’interesse degli operatori dei mercati finanziari che sono banche e speculatori? La risposta è complicata e può variare.

In ogni caso, a prescindere da quali interessi difendano i mercati, capita che il popolo abbia la percezione di una perdita di sovranità. In genere nelle costituzioni c’è scritto che la sovranità, il potere, appartiene al popolo, ma se poi i mercati sono in grado di fare cadere i governi (o di “votare” a modo loro la fiducia) il dettato costituzionale rischia di essere una finzione. Su questo sentimento popolare, che ha evidentemente un qualche fondamento, il nazionalismo ci marcia, e parlando di sovranità nazionale raggiunge i suoi obiettivi politici. Forse, a ben guardare, nella istanza che il sovranismo porta al popolo c’è una punta di verità, un problema reale che ha bisogno di essere interpretato con una cultura differente dal quella del nazionalismo.

Se tra il popolo, quindi, c’è la percezione di un esproprio della sovranità politica, non è forse che è questa a indurre molti a scegliere la via dell’astensionismo, oppure molti altri a scegliere la via della ribellione contro le banche, contro il sistema finanziario, contro il mercato e votare il nazionalismo sovranista? Quando Salvini dice “al diavolo lo spread” dà voce a tutti quelli che si sentono espropriati dai mercati, cioè privati della possibilità di essere protagonisti attivi della storia del proprio Paese, e questi scelgono la rivolta, il tanto peggio tanto meglio.

in questo quadro, però, alla sinistra è data anche una possibilità: protagonisti della propria storia ma come? Come nazione? Come italiani? Da cui il “Partito della nazione”. Oppure protagonisti della storia come democratici, cioè come portatori universali di un’esigenza di giustizia sociale, di una proposta superamento delle disuguaglianze, di democratizzazione radicale di tutti gli ambiti sociali?

Pubblicato il 1 settembre 2019 su ECONOMIA POLITICA, POLITICA INTERNAZIONALE, POLITICA LOCALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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