RENZI E PRODI, LETTA E DEL RIO, MINNITI E GENTILONI, FRANCESCHINI E MARTINA, CUPERLO E ZINGARETTI TUTTI CONVERGONO SUL GOVERNO PD-M5S CON LA BENEDIZIONE DI GRILLO: TUTTO OK?

di David Arboit

Il sentimento generale degli italiani di fronte allo spettacolo di questa crisi è ben descritto nelle seguenti parole «Rimane l’impressione – scrive Gianni Cuperlo sulla sua pagina facebook – di un gruppo di avventurieri che si sono impadroniti della plancia di comando e scelgono la rotta buttando i dadi. Una specie di Risiko col capo della Lega convinto fino a pochi giorni fa di aver cumulato carri armati (quelli piccini di plastica) sufficienti a nominarsi padrone del mondo. Col brusco risveglio di trovarsi rispedito al Papeete». Ma allora dentro a questo Risiko fatto da persone ciniche e senza scrupoli il Partito Democratico che cosa deve fare? Che cosa può realisticamente fare?

Cominciamo ascoltando due dei protagonisti, ma di quelli seconda fila, di quelli che condividono l’appartenenza a una città di confine, crocevia di popoli e culture: Trieste. Sono di quelli che amano più ragionare che comunicare in tempo reale e “giocare d’azzardo”. Secondo Patuelli, tra Lega e M5S «è evidente che le strade politiche sono ormai separate. […] Non esiste la possibilità che si recuperi un rapporto di governo.» Ci si può al limite accordare sul taglio dei parlamentari ma poi basta (clicca qui). Quindi si tratta con il PD? «Trattare con il Pd è qualcosa a cui non siamo arrivati». Gianni Cuperlo (clicca qui) ritiene che un “governo di legislatura” «sia la sola alternativa a un voto immediato, a meno che Lega e 5Stelle non scelgano martedì di rappattumare un accrocchio di potere pur che sia». Ma c’è una condizione: un «governo di qualche mese per sobbarcarci una manovra lacrime e sangue» sarebbe un favore a Salvini; occorre invece «un esecutivo di legislatura fondato su condizioni trasparenti da discutere con i 5Stelle». In conclusione: governo PD-M5S si può fare.

Ascoltiamo ora Romano Prodi, che pare condividere quanto affermato da Gianni Cuperlo (clicca qui). Tutti sbrigativamente hanno scritto “perfino Prodi e d’accordo”, ma si sono bene guardati dal leggere le condizioni che Romano pone. Prodi dice che «occorre una maggioranza costruita attorno a un progetto di lunga durata sottoscritto in modo preciso da tutti i componenti della coalizione». Propone due elementi chiave: che il “contratto di governo” sia scritto con il massimo dei dettagli possibili cosa che costringerà i soggetti che lo sottoscrivono a una «approvazione dettagliata rigorosa e perfino pedante delle misure da prendere»; che tale contratto di governo sia portato in approvazione presso i soggetti politici che lo firmeranno attraverso «qualcosa che possa perlomeno potersi paragonare a un congresso di partito». Poi Prodi conclude sottolineando che in particolare per il PD vede «la necessità di aprire un dibattito nell’ambito del Partito Democratico così che la posizione prevalente possa portare avanti in modo credibile e fermo le decisioni prese, senza che esse vengano continuamente messe in discussione anche ponendo sul tavolo ipotesi di scissione».

Anche Marco Minniti apre a una sorta di governo di responsabilità voluto dal Presidente della Repubblica Mattarella (clicca qui).

Rimane contrario un vecchio comunista, Emanuele Maccaluso, che guarda questa crisi dall’alto dei suoi 95 anni. Il suo punto di vista credo che si possa sintetizzare così: chi crede di poter fare questo governo pecca di mancanza di realismo. «Tutti dicono che durerà una legislatura. Poi arrivano le pene quotidiane. Ricordo che Di Maio e Salvini, dieci giorni fa, dicevano “dureremo quattro anni”. Dopo tre giorni c’era la crisi di Governo» (clicca qui).

Condivido la perplessità di Maccaluso. La motivazione fondamentale della mia perplessità è la osservazione dei meccanismi direi automatici della realtà politica di oggi. Come funziona il sitema politico italiano?

Non si può mettere tra parentesi il mondo reale in cui viviamo, quello che è accaduto negli ultimi 20 anni. Viviamo, ci piaccia o no, in un sistema politico fondato sull’apparenza, sulla percezione, sul leader che detta l’agenda e concentra su di sé tutte le responsabilità e tutte le dinamiche di produzione del consenso. Abitiamo in una società dell’apparire dove l’informazione è una merce che si deve vendere e tra politici, giornali e giornalisti funzionano dinamiche perverse e per ora inevitabili di produzione del consenso politico, e tutti sanno che senza i voti non si governa. È certo, quindi, che M5S, che è nato e si muove come un pesce nell’acqua in questo sistema, ma anche una parte del PD, per fare pesare il loro ruolo e potere, ed avere la massima visibilità, il massimo rilievo mediatico, per conquistare sempre il centro della scena politica, renderanno il percorso del governo assai accidentato e di lunghezza imprevedibile. Insomma, per dirla come Macaluso: governo di legislatura? «Tutti dicono che durerà una legislatura. Poi arrivano le pene quotidiane. Ricordo che Di Maio e Salvini, dieci giorni fa, dicevano dureremo quattro anni».

«La crisi di Governo è solo un pezzo di una crisi più ampia della politica.»

Per reggere in questa giungla della comunicazione, per tenere la barra dritta in questo mare costantemente in tempesta, occorre una compattezza culturale e organizzativa, un forte insediamento sociale e una ferrea disciplina, cose che il PD oggi non ha e che sono, per il bene dell’Italia, tutte da costruire. Oggi nel PD ci sono già due partiti: Renzi parla agisce come segretario di un partito, il suo, che non è il PD. Ecco perché l’ultima frase di Prodi (evidenziata sopra) è la chiave di volta della soluzione “governo di legislatura”, ma è sogno. Che non possa funzionare lo hanno capito in tanti: Angelo Panebianco (clicca qui), Claudio Cerasa & Giuliano Ferrara (clicca qui).

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Pubblicato il 20 agosto 2019 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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