CRISI DI GOVERNO: ANDARE A VOTARE? ADESSO NON CI VUOLE ANDARE QUASI PIÙ NESSUNO! GIOCATORI D’AZZARDO E VOLTAGABBANA

di David Arboit

“La situazione politica, in Italia, è grave. Ma non seria…” ebbe a dire molto tempo fa il giornalista e scrittore Ennio Flaiano: un aforisma tranchant che fotografa perfettamente quanto emerso dalla crisi politica negli ultimi giorni. Tutte le consuetudini, legate al buon senso politico, sono state sovvertite (clicca qui). M5S vota contro la TAV che poche ore prima Conte ha detto che si deve fare; basterebbe questo per esigere le dimissioni del governo. Salvini sfiducia Conte restando al Governo: non si dimette, e non fa dimettere i suoi ministri. Insomma una serie di manovre effettuate da spregiudicati giocatori d’azzardo e con molti errori.

Vediamo la successione di errori.

  • Il primo errore è quello di “Matteo l’altro”: Salvini. «Per mesi gli ho detto “stacca stacca”. – confida Giancarlo Giorgietti, il leghista intelligente – E quando gli ho detto di non farlo, lui ha annunciato la crisi. Ma andasse…» (clicca qui). Salvini non aveva previsto che di fronte a una vittoria quasi certa del Centrodestra, nel PD ritornasse di moda l’idea del governo PD-M5S. E non aveva sicuramente previsto che Matteo Renzi dicesse il contrario di quello che ha urlato a squarcia gola per un sacco di tempo. E poi: ma vi pare possibile che Salvini non sapesse che Di Maio e gli M5S, per mantenere le loro poltrone sono disposti a “darsi” in qualunque modo a chiunque? È solo una questione di prezzo.
  • Un errore quello di Matteo Renzi che tende una mano a un partito, il Movimento 5 Stelle, nel momento della sua massima debolezza, nel momento in cui aveva perso totalmente di credibilità e che stava perdendo consensi ora dopo ora. Il Matteo del PD rimette in gioco Di Maio (!?!?), lo rimette al centro della scena politica, restituendogli la possibilità di mercanteggiare, per il momento con il PD, e minacciare Salvini. Cinico e senza scrupoli, al capo politico di M5S Di Maio non par vero che gli sia stata concessa la possibilità di rialzare la cresta e subito pone le sue condizioni al “Partito di Bibbiano”, e al Partito Democratico dice: tratto solo con Zingaretti! E poi dovete dire di no alla TAV, e insomma dovete fare quello che vi dico io.
  • Un errore la scelta di rimandare al 20 la discussione parlamentare sulla crisi, un errore di cui si devono fare carico il capo gruppo del PD al Senato Marcucci e il suo capo politico Matteo Renzi, che hanno imposto al Pd questa scelta che è stata votata il 12 agosto dal Senato. Un errore rispetto al loro stesso punto di vista, al loro obiettivo politico: favorire un accordo con M5S. Si trattava di prendere la palla al balzo, ma questa tattica di rimandare ha consentito a Matteo Salvini di mettere in atto la sua ultima contromossa.
  • Un errore madornale quello di Salvini che dopo la seduta del Senato del 12 agosto dice “votiamo la riforma costituzionale del taglio dei parlamentari e poi la congeliamo per una legislatura”. Il Presidente della Repubblica Mattarella, racconta chi gli è vicino, si è indignato ascoltando questa fesseria costituzionale di “Matteo l’altro”: affermare che la riforma costituzionale del taglio dei parlamentari (clicca qui) la si approva e poi la si congela? (clicca qui) Una idiozia (clicca qui).
  • Fin qui la successione di errori ci ha stupito ma ciò che veramente è sconcertate doveva ancora accadere. Un errore madornale quello di Matteo l’altro, Salvini, che temendo seriamente che il cinismo e la mancanza di scrupoli nel “darsi” di Dimaio e degli M5S lo mandi all’opposizione cambia idea: «Mai detto a Conte di volere staccare la spina» (?!?!?). Aprendo a un rimpasto di governo consolida la posizione di Di Maio, già rimesso in sella da Renzi. Di Maio e M5S conquistano così definitivamente il centro della scena politica di questa crisi. Di Maio e M5S possono con l’abituale cinismo e mancanza di scrupoli applicare la politica dei due forni perché a questo punto sembra che nessuno voglia più andare a votare. Nelle ultime ore Di Maio fa il duro con Salvini, si toglie la soddisfazione di prenderlo a pesci in faccia, ma è una posa, fa parte della trattativa, e quindi si prepara un altro voltafaccia: il “mai più con un traditore” si può anche modificare, perché è una questione di prezzo (clicca qui). Ora Salvini parla di «leale collaborazione» con il premier Conte e poi lancia la sua nuova e geniale strategia: «Farò di tutto per fermare Renzi» dove per di tutto s’intende proprio tutto, niente ormai è escluso. PD e Lega sono in posizione di debolezza, in particolare Salvini che dopo urlato ai quattro venti “al voto, al voto, al voto, al voto” soltanto poche ore fa, adesso imbocca la via della retromarcia.

In conclusione I due Matteo con le loro mani di “gioco d’azzardo” hanno certo conquistato il centro della scena dal punto di vista mediatico, ma hanno perso (Salvini), o non hanno conquistato (Renzi), posizioni di vantaggio dal punto vista politico. Di Maio gongola, “non ci posso credere” sta pensando, ero in crisi depressiva, i miei mi volevano cacciare, adesso posso dare le carte: good job Matteo & Matteo.

«Salvini ha deciso di aprire la crisi. – commenta ancora Giorgietti in riferimento al Matteo della Lega – Sono le decisioni di un capo, un capo decide sempre lui da solo». È la politica per come è concepita oggi dalla maggioranza degli italiani che funziona così: il leader detta l’agenda perché lui ha il carisma, e al partito tocca seguire e comunicare la geniale e imprevedibile intuizione del leader. Per il sistema democratico il leaderismo è una malattia (clicca qui). E se poi il partito non c’è il leader se lo fa da sé (clicca qui).

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Pubblicato il 18 agosto 2019 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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