GOVERNO PD-M5S: UNA SOLUZIONE CHE PRODUCE TROPPI PROBLEMI

di David Arboit

Lo ha scritto ieri 12 agosto sulla sua pagina Facebook Gianni Cuperlo: «Se il pericolo oggi è quello di una destra autoritaria chi dovesse rompere il principale partito dell’opposizione di centrosinistra si caricherebbe sulle spalle una responsabilità storica». I “due segretari” del PD, Renzi e Zingaretti, hanno riflettuto su questa raccomandazione di Cuperlo? Ed è per questo che oggi sui quotidiani leggiamo che è stata siglata una tregua? E se tregua è, a quali condizioni e quanto durerà? E che cosa effettivamente può prevedere l’accordo?

Più che il nobile appello alla responsabilità politica dell’intellettuale Gianni Cuperlo credo che il “congelamento della scissione” sia il prodotto di un calcolo. Nel parla oggi il quotidiano “La Repubblica” che evidenzia con chiarezza le incognite della scissione e come Renzi potrebbe farsi male, scegliendo questa strada (clicca qui). Qualcuno gli avrà detto: guarda che non hai fatto bene i conti e magari avremo più seggi in Parlamento se mercanteggi con Zingaretti dei posti piuttosto che se facciamo il PDR; lo dicono i sondaggi.

Riguardo poi al fatto che Renzi continui a strizzare l’occhiolino a quelli di centrodestra, esibendo per esempio la foto della foiba di Basovizza, come afferma il giornalista nello stesso articolo di “La Repubblica”, temo sia ancora una volta (vedi 4 marzo 2018) una pia illusione. Il centrodestra liberale che non ama Salvini si organizza da sé (clicca qui) e non ha bisogna certo di un compagno di strada incontrollabile, invadente e con un io ipertrofico, che vuole sempre fare il capo: un interlocutore troppo scomodo, no grazie, tenetevelo voi del PD.

Venendo poi all’oggetto del contendere, governo PD-M5S, ascoltiamo di nuovo quanto ha scritto ieri Gianni Cuperlo. Riguardo a un “governo di legislatura”, con scadenza appunto a fine legislatura, proposto da Goffredo Bettini (clicca qui), bisogna dire che «un’operazione simile non la scrivi sulla sabbia, – scrive Cuperlo – dovrebbe garantire delle condizioni precise. Del tipo: che il Movimento 5 Stelle cambi linea rispetto all’azione dell’ultimo anno (vuol dire mettere mano al capitolo giustizia, cancellare i decreti sulla sicurezza, rivedere le strategie sull’accoglienza, ridiscutere la ricetta economica e di bilancio con scelte effettivamente eque e redistributive archiviando flat tax e simili). […] Infine come scritto ieri, se si dovesse percorrere la via della riforma costituzionale (riduzione di 345 parlamentari) sarebbe un obbligo cambiare la pessima legge elettorale di ora transitando a un proporzionale puro. Esistono le premesse per un ragionamento simile?» Su questo insiste un articolo del quotidiano “La Stampa” di oggi (clicca qui). Insomma, come potremmo far cambiare idea ai M5S su temi concreti: reddito di cittadinanza, decreto dignità e sulla idea di politica industriale, TAV ecc. Un Governo PD-M5S è una scelta irragionevole e rimarremo schiacciati dal macigno che ci verrà posto sulle spalle. Alla prima difficoltà M5S si dissocia, ti dà tutte le colpe e ti ricatta. Non è escluso che alla prima difficoltà il PDR esca dal PD incolpandolo degli eventuali insuccessi. L’idea che non siamo vincenti e convincenti al voto perché vince Salvini ma possiamo invece essere convincenti al Governo mi sembra poco credibile.

Sempre su “La Stampa” anche Carlo Calenda appoggia l’idea di elezioni subito (clicca qui). Bisogna fare chiarezza: dopo le elezioni nascerà un governo che dovrà prendersi delle responsabilità e non avrà la possibilità di dissociarsi e giocare allo scarica barile.

Su “Il Foglio”, invece, Il duo Ferrara-Cerasa tesse le lodi del ribaltone (clicca qui).

Infine una considerazione sulla “comunicazione” della «responsabilità storica» citata da Cuperlo. Se scissione sarà, la narrazione del Partito di Renzi sarà: “non è una scissione, è che ci hanno cacciato dal Partito Democratico”. Fare la vittima a Matteo piace. Lo avete già visto ripetere fino allo sfinimento “Fanno la guerra al Matteo sbagliato!”. Faceva la vittima quando era Presidente del Consiglio (disponendo della maggioranza dei deputati) ed era anche Segretario del PD (disponendo quindi della maggioranza dei delegati in Segreteria e Direzione nazionale), e fa la vittima adesso che è in minoranza. Il vittimismo paga, ed è uno dei trucchi psicologici più comuni per compattare il gruppo dei seguaci attorno a un leader. E così, se scissione sarà, si andrà avanti con narrazioni di parte già peraltro proposte: “hanno fatto la segreteria e a noi (PDR) loro (PD) non ci hanno dato niente” e poi “volevo parlare in Senato e me lo hanno impedito” e ancora “volevo sfiduciare Salvini e me lo hanno impedito” e “volevo raccogliere le firme mi hanno bloccato” ecc.

Il punto allora è di è la colpa. Di chi è la colpa è una questione di “narrazione” come va di moda dire oggi. E poiché oggi abitiamo una “opinione pubblica” sistematicamente intossicata, sistematicamente inquinata da narrazioni fasulle, diventa impossibile fare prevalere la verità, cioè discutere razionalmente sul tema di chi sarebbe eventualmente la «responsabilità storica». Il rischio serio dentro una discussione di questo tipo è quello di una demonizzazione reciproca e di una demolizione reciproca, di una “guerra dei roses”.

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Pubblicato il 13 agosto 2019 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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