CRISI DI GOVERNO ED ELEZIONI ANTICIPATE: OSSERVAZIONI E COMMENTI

di David Arboit

Salvini stacca la spina al governo Lega-M5S. Se non ora quando? Per lui e per la Lega ha fatto la cosa giusta, ma per l’Italia non è la cosa giusta e lo si capisce subito dall’aumento dello spread: facendo così Salvini ha messo le mani nelle tasche degli italiani perché finanziare il debito pubblico ci costerà di più e sono soldi nostri, non suoi. Sui rischi per l’Italia il quotidiano “Il Sole 24 ore” di oggi fa due pagine (clicca qui). Ha fatto la cosa giusta per lui e per la Lega perché l’approvazione della legge sul taglio dei parlamentari avviava una procedura istituzionale che portava al voto nel 2021, e chi lo sa poi quanto si porta a casa. Ha fatto la cosa giusta per lui e per la Lega perché deve trasformare il 35% dei sondaggi in seggi parlamentari.

Che cosa accadrà adesso? Vediamo che cosa si dice in giro.

Sul Corriere della Sera di ieri (9 agosto, clicca qui) Massimo Franco elenca chiaramente i principali obiettivi di Salvini. Indica anche i costi per l’Italia: un conflitto senza esclusione di colpi contro l’Europa e una situazione indecifrabile riguardo al Commissario europeo da indicare a fine mese. In ogni caso una cosa è chiara: il potere contrattuale dell’Italia con l’UE adesso è zero.

Sempre su “Il Sole 24 ore” di oggi Roberto D’Alimonte riflette su che cosa abbia indotto Salvini a staccare la spina al governo (clicca qui). Le complicazioni sulla autonomia differenziata, il taglio dei parlamentari e poi la legge di bilancio 2020 con tutte i suoi problemi. A questi fattori si aggiungono gli ottimi sondaggi sul consenso della Lega e l’orientamento della maggioranza degli italiani (72%) stufi del tira e molla governativo (clicca qui). Salvini, conclude D’Alimonte, è fortemente tentato dalla “vocazione maggioritaria”: andare al voto senza alleanze.

Stefano Folli, su “La Repubblica” di oggi osserva che tra le tante questioni aperte si possono individuare alcuni punti fermi (clicca qui, da leggere sulla stessa pagina anche alcune interessanti considerazioni sulle elezioni USA). Zingaretti è fermamente orientato verso il voto e se non cambia idea (e se il Partito lo segue) non ci saranno i numeri per governi tecnici o di scopo. Il secondo punto fermo è la volontà del Presidente della Repubblica Mattarella di seguire scrupolosamente le procedure democratiche e quindi di portare la crisi alle sue ovvie conseguenze: non c’è più una maggioranza di governo, parola agli elettori, si vota. No inciuci, come avrebbero detto una volta quelli di M5S. Ma, si chiede Folli, il governo Conte dimissionario può gestire le elezioni? La risposta, per me, è No: come garantire che Putin e gli “amici” russi non intervengano pesantemente per condizionare l’esito delle elezioni? In attesa di chiarimenti sui rapporti tra Lega e russi è doveroso il No, si tratta di sicurezza nazionale.

Carlo Cottarelli su “La Stampa” non ha dubbi. Salvini ha staccato la spina soprattutto per fuggire, per scappare, per evitare le responsabilità di una legge finanziaria 2020 che si presentava come molto complicata (clicca qui). Sarebbe certamente diventato un momento verità pericoloso.

Sul quotidiano “Il Foglio” il direttore Cerasa ipotizza uno straordinario e repentino mutamento di schieramenti e strategie politiche interne al PD: ci sono i renziani che con una agile giravolta (contrordine compagni), senza dirlo, di nascosto, pensano ha un governo di transizione sostenuto da PD e M5S, mentre Zingaretti è invece per “nessun inciucio” con M5S e si va a votare subito. Divertente direi, sia che sia cosa vera sia che sia cosa falsa. Cerasa, da sempre simpatizzante del renzismo, ci stupisce e sceglie la linea Zingaretti (che condivido), con adeguate motivazioni politiche. C’è una battaglia in campo aperto da fare, siamo in inferiorità di uomini e di mezzi, ma la strategia non può essere certo dettata dalla esigenza di difendere la propria poltrona. L’articolo di Cerasa è seguito da uno spassosissimo articolo del vecchio marpione Giuliano Ferrara che sulla metafora del processo del Tribunale Speciale ai traditori del fascismo (25 luglio 1943) si improvvisa giudice degli idioti, sedicenti voci autorevoli, che hanno più o meno a lungo alimentato nella opinione pubblica fiducia per il governo Giallo-Verde magnificandone il luminoso destino (clicca qui).

Di fronte a questa strana crisi di governo, vale anche la pena di ascoltare quello che ha da dire un vecchio comunista di 95 anni (vecchio e comunista, due parole che nel mondo di oggi suscitano immediato e incontenibile ribrezzo e disprezzo). Emanuele Macaluso intervistato da “Il Manifesto” mostra una invidiabile lucidità (se paragonato a certi giovani di oggi assetati di fama e potere) (clicca qui).

Al professor Aldo Giannuli lascio l’ultima parola e il compito di guardare che cosa si vede nella sfera di cristallo (clicca qui).

Pubblicato il 10 agosto 2019 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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