RAZZISMO E ADOZIONI INTERNAZIONALI: IGNORANZA, SUPERFICIALITÀ E STRUMENTALIZZAZIONE POLITICA DISTRUGGONO L’UMANITÀ DEL NOSTRO PAESE

di David Arboit

Qui non si parla di immigrati: si parla di italiani al 100%. È un segno dei tempi il razzismo che colpisce i bambini e i ragazzi di colore adottati dalle famiglie italiane (clicca qui). Comportamenti razzisti che si diffondono, prendono piede, forse non ancora dilaganti ma pericolosamente evidenti. Guai a chi minimizza. Chi minimizza, chi sminuisce, non si rende conto di quanto questo male sia contagioso. È la “banalità del male” quotidiano che a volte ci inganna, perché è un veleno culturale iniettato giorno dopo giorno in dosi omeopatiche: un vaccino contro il bene.

Che cosa sta accadendo all’Italia? Che cosa sta accadendo agli italiani? Quale male oscuro dilaga, quale peste culturale si sta diffondendo? E da quando?

Il male è in cammino da molto tempo. Vi ricordate, per esempio, del ministro Cecil Kyenge? (clicca qui). Ma si può andare anche più indietro, per esempio nel 2003 (clicca qui). E tutto questo è scivolato via senza allarmarci, ci sembrava folclore.

Quali sono gli elementi del “discorso razzista” che in varie forme, esplicite ma anche subdole è stato sdoganato in Italia? È noto che è una interpretazione sbagliata, fuorviante, del disagio reale che il cittadino vive nella società. A qualcuno bisogna pur dare la colpa dei propri mali, come viene spiegato in questa pagina del quotidiano “Avvenire” (clicca qui).

E allora che fare? Che deve fare chi si trova in prima linea in questa guerra di civiltà, come nel caso dei genitori degli afro-italiani? Per mettere al riparo le adozioni di bambini stranieri dai rigurgiti di razzismo, alimentati dalla situazione sociale e politica dei nostri giorni che sembra soffocare la spinta verso il bene, servono tre azioni coraggiose: denunciare, diffondere consapevolezza, chiamare le cose con il loro nome. Ancora il quotidiano “Avvenire” ci aiuta a capire che occorre insomma fare molta chiarezza con la massima determinazione, senza confondere le idee sminuendo, minimizzando, sottovalutando, giustificando o nascondendo il problema. (clicca qui)

Questa cultura razzista è un aspetto di un più vasto fenomeno di degrado culturale che sta infestando il nostro Paese ormai da tempo. Da tempo è in atto una sorta di gioco al ribasso sistematico, che coinvolge tutti e tutti gli ambiti, applicato da molto tempo perfino nel sistema della istruzione: chiamiamolo semplificazione. Fare discorsi brevi, discorsi semplici, discorsi comprensibili, al limite discorsi ignoranti è un’abitudine che condanna tutti alla superficialità e alle reazioni emotive, cose che sono quanto di più lontano ci sia dal giudizio e quanto di più vicino c’è al pregiudizio. È un percorso che ci rende più disumani, che corrode la nostra umanità: che cosa è l’umanità se non quella capacità di riflessione, di giudizio, di pensiero che ci avvicina a Dio aiutandoci a intravvedere la bellezza e la bontà del suo disegno sull’universo? “Umanità” (umanesimo) che è nata in Italia e di cui dovremmo essere maestri, come ci insegna il professor Maurizio Bettini docente di Filologia classica all’Università di Siena (clicca qui).

Pubblicato il 9 agosto 2019 su CULTURA, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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