CAROLA RAKETE COME ANTIGONE: ALLE ORIGINI DELLA CIVILTÀ EUROPEA

di David Arboit

Tornare al mondo greco, alla civiltà dei Greci significa tornare all’origine dell’Europa  alle radici dell’Europa. E la furiosa discussione attorno al caso della nave Sea-Watch ci mostra e ci dimostra come a volte perfino alle migliori menti possa capitare di smarrire la via della civiltà europea. Il caso di Carola Rakete e della Sea-Watch, e il problema dei migranti in generale, solleva in Europa, come negli Stati Uniti e dovunque, la questione della disubbidienza civile. Questione difficilissima oggi da trattare soprattutto in un’Italia in cui l’evasione fiscale è interpretata come disubbidienza civile. Nell’antica Grecia la vicenda tragica di Antigone (clicca qui) mette in evidenza il tema della disubbidienza civile come conflitto tra la dignità umana e il diritto.

Antigone fa un atto di disubbidienza civile perché viola una legge e lo fa pubblicamente, davanti a tutti. Lo fa perché il momento della scelta, il momento della responsabilità, è adesso, è subito, e non può essere rimandato. E i saggi che raccomandano “obbedisci alla legge finché vigente e fai di tutto per cambiarla se la ritieni ingiusta” non tengono conto che nella vita capita di dover decidere subito, magari su questioni di vita e di morte. C’è da decidere adesso. Punto. Antigone sceglie la via della disubbidienza civile alla legge e paga il prezzo del suo gesto con la morte. Antigone non fugge, non si sottrae alla legge che per il suo comportamento prevede la pena di morte.

Con il “Decreto sicurezza 2” la legge italiana punisce i salvataggi in mare da parte di imbarcazioni “non governative”, cioè non solo quelle delle odiate ONG, ma anche quelle dei pescatori, anche i pescherecci. Di fronte al naufrago il pescatore deve decidere: lo salvo (sequestro della barca, multa ecc.) o lo lascio affogare? Che fare? Se fossi tu, proprio tu che stai leggendo che cosa faresti? Che cosa faresti adesso, in mare, di fronte a un uomo che è in acqua lì davanti a te. C’è questa domanda da affrontare, c’è questa responsabilità da affrontare. Spazzata via la “chiacchiera”, spazzato via il ciarpame dialettico, rozzo e volgare ma anche il ciarpame erudito e sedicente filosofico resta la durezza della domanda: si, ma tu, proprio tu che cosa fai? Adesso.

Tra dignità umana e diritto c’è conflitto? Sì, capita che c’è. Cesare Beccaria, uno dei padri della civiltà europea lo sapeva. La persona è sacrificabile in nome e in ragione dello Stato? Rispondi, adesso, oggi, con chiarezza, con un sì o con un no.

Sulla vicenda infuria la battaglia della propaganda e non è facile mantenere una capacità e una lucidità di giudizio. Nel fiume di parole versato sulla vicenda vale la pena ascoltare alcune valutazioni che ritengo lucide e chiarificatrici:

la questione dal punto di vista della legge, La Repubblica, 30 giugno 2019 (clicca qui)

la questione dal punto di vista della legge, Avvenire, 29 giugno 2019 (clicca qui)

la questione dal punto di vista della dignità della persona, Avvenire, 29 giugno 2019 (clicca qui)

Pubblicato il 30 giugno 2019 su CULTURA, POLITICA INTERNAZIONALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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