UN NUOVO PARTITO DI CENTRO DEI MODERATI? PROPOSTA INOPPORTUNA SECONDO ZINGARETTI, PISAPIA, SALA E GENTILONI

David Arboit

Mercoledì 29 maggio Carlo Calenda in una intervista lancia una provocazione: «Sono pronto a fondare un partito alleato del PD» (clicca qui). In sostanza, dice Calenda, «Sono inscritto al PD, lavoro con Zingaretti, ma serve un partito politico di centro liberal democratico.» La provocazione viene ripresa rapidamente da tutti i mass media.

Passano due giorni e arrivano in successione le risposte, che comprendono anche visioni strategiche che potrebbero essere utili al dibattito del Partito Democratico.

La prima e del Segretario del PD Nicola Zingaretti che su “La repubblica” del 31 maggio (clicca qui) mette in chiaro che «Per arginare la destra credo che nel campo democratico debbano esserci anche forze che vanno oltre il Pd. Però non dobbiamo fare confusione: dobbiamo concentrarci sul Pd, coltivare al massimo la pianticella del Pd. Non abbandono l’idea di una vocazione maggioritaria». È un modo indiretto e felpato per dire a Calenda “non è il caso”. Su “Il Foglio” del 31 maggio (clicca qui) il direttore di “Democratica” Andrea Romano spiega in che senso nel nuovo contesto politico italiano si può parlare di “vocazione maggioritaria” del PD.

Più diretto Beppe Sala sul “Corriere della Sera” dello stesso giorno (clicca qui). «Calenda dice che lo fa ma lo fa in accordo con il Pd. Come fa Zingaretti il giorno dopo delle elezioni il cui scopo è stato quello di allargare il Pd a dire di sì a Calenda? Detto questo, ognuno si assuma il coraggio delle proprie azioni, ma ritengo difficile un’operazione del genere». Una risposta di buon senso a una proposta forse un po’ spericolata.

Sul Corriere della Sera dell’1 giugno (clicca qui) Giuliano Pisapia commenta «A Carlo, che è stato un ottimo ministro, voglio dire che non è utile, ed è anche rischioso, anche solo evocare nuovi partiti e nuove divisioni, vere o presunte che siano. Il rischio è di perdere la fiducia dei tanti che hanno votato noi e il Pd». Occorre un PD aperto, che tenga insieme personalità differenti come Pisapia e Calenda e che sia capace di costruire una coalizione di governo. Anche con M5S? «un’alleanza con chi ogni giorno ribadisce la volontà di governare con la Lega non può essere all’ordine del giorno».

Su “La Stampa” del 2 giugno interviene Paolo Gentiloni (clicca qui): «Calenda si è presentato con noi e ha avuto un eccellente risultato. Certo, la nostra coalizione dovrà avere oltre a interlocutori come +Europa e i Verdi, anche nuove offerte che si rivolgano a elettori moderati e di centro, così come a elettori che sono più a sinistra del Pd. L’importante è la consapevolezza che questi alleati non nascono a tavolino e tantomeno in outsourcing dal Pd. Sono contrario a vedere il Pd in modo diverso da quello che siamo. Un partito di centrosinistra, nato dall’incrocio delle culture riformiste e da tradizioni socialiste, ambientaliste, cattoliche, liberali. Un partito non certo autosufficiente ma nemmeno che si autoriduce».

La molteplice bocciatura pubblica della sua strategia politica merita una risposta, e Calenda risponde, un po’ piccato ma non troppo, “obbedisco” (clicca qui).

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Pubblicato il 3 giugno 2019 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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