UN PROGRAMMA CONCRETO E FATTIBILE DI RIFORMA DELLA UNIONE EUROPEA: MANIFESTO PER LA DEMOCRATIZZAZIONE DELL’EUROPA

di David Arboit

Ormai manca poco al voto e si può dire che in Italia il dibattito politico sull’Europa non ha mostrato una particolare ricchezza di contenuti. Vale allora la pena di farsi un’idea sul progetto di riforma del sistema politico europeo proposto da un gruppo di studiosi europei guidati dal francese Thomas Piketty (clicca qui). Qui di seguito una breve introduzione video di Piketty, poi il “Manifesto” spiegato con una lezione video dal professor Pasquale De Sena docente di Diritto internazionale e infine il testo con l’introduzione al “Manifesto”. Per approfondire le proposte e firmare il manifesto bisogna andare al sito http://tdem.eu.

La lezione del professor Pasquale De Sena.

(trad. it. David Arboit)

Noi, cittadini europei, provenienti da contesti e paesi diversi, lanciamo oggi un appello per una profonda trasformazione delle istituzioni e delle politiche europee. Questo Manifesto contiene proposte concrete e fattibili, in particolare un progetto per un Trattato di democratizzazione e un Progetto di budget che può essere adottato e applicato così com’è dai Paesi che lo desiderino, senza che nessun altro paese possa bloccare quelli che vogliono fare un passo avanti. Può essere firmato on-line (www.tdem.eu) da tutti i cittadini europei che in esso si riconoscono. Può essere modificato e migliorato da tutti i movimenti politici.

Dopo la Brexit e l’elezione di governi antieuropeisti a capo di diversi paesi membri, non è più possibile continuare come prima. Non è più possibile limitarsi ad aspettare le prossime uscite, le prossime iniziative di smantellamento, senza cambiare gli elementi fondamentali dell’Europa.

Oggi il nostro continente si ritrova stretto in una tenaglia tra da un lato i movimenti politici che hanno come unico programma la caccia agli stranieri e ai rifugiati, un programma che ora hanno iniziato a mettere in atto. Dall’altro lato, abbiamo partiti che si dicono europeisti, ma che in realtà continuano a pensare che il liberalismo duro e puro e la concorrenza di tutti contro tutti (Stati, imprese, territori e individui) siano sufficienti per definire un progetto politico europeo, senza capire che la mancanza di giustizia sociale nutre una sensazione di abbandono degli individui.

Alcuni movimenti sociali e politici tentano di spezzare questo dibattito mortifero tentando la via di una rifondazione politica, sociale ed ambientale dell’Europa. Dopo un decennio di crisi non mancano infatti in Europa situazioni di emergenza: una strutturale mancanza di investimenti nel settore pubblico, in particolare nel campo della formazione e della ricerca, aumento delle disuguaglianze sociali, un aumento rapido del riscaldamento globale e una crisi nell’accoglienza di migranti e rifugiati. Tuttavia, questi movimenti spesso stentano a formulare un progetto alternativo concreto, non riescono a descrivere con precisione e a delineare con precisione il modo in cui intendono organizzare l’Europa del futuro e le forme delle sue procedure decisionali democratiche.

Noi, cittadini europei, con la pubblicazione di questo Manifesto, di questo Trattato e di questo Budget, avanziamo delle proposte precise. Non sono perfette, ma hanno il merito di essere state presentate pubblicamente: tutti hanno la possibilità di comprenderle e migliorarle. Sono una risposta a una semplice convinzione: l’Europa deve costruire per i suoi cittadini un modello originale di sviluppo sociale equo e sostenibile e potrà convincerli soltanto se smetterà di parlare di promesse vaghe e teoriche. L’Europa si riconcilierà con i propri cittadini, solo se dimostrerà concretamente di essere in grado di istituire rapporti di solidarietà tra europei e facendo in modo che coloro che hanno tratto vantaggio dalla globalizzazione contribuiscano al finanziamento dei beni pubblici di cui l’Europa ha estremo bisogno. Ciò significa fare in modo che le grandi imprese contribuiscano in misura maggiore delle piccole e medie imprese e che i contribuenti più abbienti paghino in misura maggiore dei contribuenti più poveri. Oggi non è così.

Le nostre proposte si basano sulla creazione di un Budget di democratizzazione discusso e votato da un’Assemblea europea sovrana. Questo consentirà finalmente all’Europa di dotarsi di un potere pubblico in grado di affrontare rapidamente le questioni europee urgenti e di produrre un insieme di beni e servizi pubblici fondamentali nel quadro di un’economia sostenibile e solidale. È così che potremo dare senso alla promessa scritta nel Trattato di Roma di «armonizzazione delle condizioni di vita e di lavoro».

Questo Budget, se l’Assemblea europea lo deciderà, sarà finanziato attraverso quattro grandi imposte europee, segni concreti di questa solidarietà europea. Esse si applicheranno agli utili delle grandi imprese, ai redditi più alti (oltre 200.000 euro all’anno), ai maggiori possessori di patrimoni (oltre 1 milione di euro) e alle emissioni di anidride carbonica (“carbon tax” con un prezzo minimo di 30 euro per tonnellata). Se fissato al 4% del PIL, come proponiamo, questo stanziamento potrebbe finanziare la ricerca, la formazione e le università europee, un ambizioso programma di investimenti per trasformare il nostro modello di crescita economica, per finanziare l’accoglienza e l’integrazione dei migranti e il sostegno a coloro che si occupano di attuare la transizione. Potrebbe inoltre lasciare agli Stati membri un margine di manovra finanziario per ridurre l’imposizione fiscale che grava sui salari e sui consumi.

Non si tratta di creare una “Europa dei trasferimenti” che cerchi di prendere i soldi dai paesi “virtuosi” per darli a quelli che lo sono di meno. Il progetto di Trattato di Democratizzazione lo afferma esplicitamente, perché limita la differenza tra i finanziamenti per la spesa ricevuti e i finanziamenti versati da un paese a una soglia dello 0,1% del PIL di ciascuno. Questa soglia può essere aumentata se esiste un consenso in tal senso, ma il vero problema è altro: si tratta innanzitutto di ridurre le disuguaglianze all’interno dei diversi paesi e di investire nel futuro di tutti gli europei, a cominciare naturalmente dai più giovani, senza che un singolo paese goda di preferenze. Questo calcolo esclude le spese e gli investimenti effettuati in un paese per raggiungere un obiettivo di interesse comune che sia a vantaggio di tutti i paesi, come la lotta contro il riscaldamento globale. Poiché permetterà di finanziare beni pubblici europei di cui beneficeranno tutti gli Stati membri, il bilancio per la democratizzazione porterà di fatto un effetto di convergenza tra gli Stati europei.

Siccome è necessario agire rapidamente, ma anche far uscire l’Europa dall’attuale strada tecnocratica, proponiamo la creazione di un’Assemblea europea che permetterà di discutere e votare queste nuove imposte europee come anche il budget per la democratizzazione, senza che sia necessario in un primo momento modificare i trattati europei esistenti.

L’Assemblea europea dovrebbe ovviamente dialogare con gli attuali organi decisionali (in particolare con l’Eurogruppo nel quale i ministri delle finanze della zona euro si riuniscono informalmente ogni mese), ma sarà quella che, in caso di disaccordo, avrà l’ultima parola. Ne va della la sua capacità di essere luogo dove si forma un nuovo spazio politico transnazionale in cui partiti, movimenti sociali e ONG potrebbero finalmente riconquistare un ruolo politico cruciale. La sua efficacia si misurerà anche nella efficacia con cui finalmente potrà liberare l’Europa dall’eterna inerzia prodotta dai negoziati intergovernativi. Non possiamo dimenticare che la regola dell’unanimità fiscale in vigore nell’Unione europea blocca da anni l’adozione di qualsiasi imposta europea e sostiene il dumping fiscale di alcuni Paesi, una pratica che continua ancora oggi nonostante tutti gli interventi, una pratica che viene sfruttata dai ricchi e da chi può spostare rapidamente redditi e patrimoni. Questa situazione si protrarrà nel caso in cui non vengano stabilite altre regole decisionali.

Siccome questa Assemblea europea avrà le competenze che le consentiranno di decidere sulle imposte e quindi di entrare nel cuore del patto democratico, fiscale e sociale degli Stati membri, è importante che coinvolga realmente i parlamentari nazionali ed europei. Conferendo ai parlamentari eletti nelle elezioni nazionali un ruolo centrale, trasformerà di fatto le elezioni nazionali in elezioni europee. I parlamentari nazionali non potranno più scaricare le responsabilità su Bruxelles e non avranno altra scelta se non spiegare agli elettori i progetti e i bilanci che intendono difendere in seno all’Assemblea europea. Riunendo i parlamentari nazionali ed europei in un’unica Assemblea, si creeranno abitudini di co-governance che al momento esistono solo tra i capi di Stato e i ministri delle finanze.

Per questo motivo proponiamo nel Trattato di democratizzazione che l’80% dei membri dell’Assemblea europea provengano da membri dei parlamenti nazionali dei paesi che aderiranno al Trattato (in proporzione alla popolazione e al peso dei partiti). Il restante 20% sarà di deputati appartenenti all’attuale Parlamento europeo (in proporzione ai gruppi politici). Questa scelta merita un’ampia discussione. In particolare, il nostro progetto potrebbe funzionare anche con una Assemblea composta da una percentuale inferiore di parlamentari nazionali (ad esempio il 50%), ma se la percentuale divenisse troppo piccola, allora l’Assemblea rischierebbe di avere prima di tutto una minore legittimità e quindi minore consenso e capacità di coinvolgere tutti i cittadini europei in vista di un nuovo patto sociale e fiscale, secondariamente di creare conflitti di legittimità democratica tra elezioni nazionali e elezioni europee che potrebbero minare rapidamente il progetto.

Adesso dobbiamo agire rapidamente. Benché sia auspicabile che tutti i paesi dell’Unione Europea aderiscano rapidamente a questo progetto, e sebbene sia preferibile che i quattro maggiori paesi della zona euro (Italia, Francia, Germania, Spagna, che insieme rappresentano oltre il 70 per cento del PIL e della popolazione della zona euro) lo adottino insieme fin dall’inizio, il progetto è stato concepito in modo da poter essere adottato da qualsiasi gruppo di paesi. Questo punto è importante perché consente ai paesi e ai movimenti politici che lo desiderino di dimostrare la propria concreta volontà di compiere progressi concreti e la fattibilità immediata del progetto, o di una sua versione migliorata. Invitiamo ogni uomo e ogni donna ad assumersi le proprie responsabilità e a partecipare a una discussione articolata e costruttiva per il futuro dell’Europa.

 

Annunci

Pubblicato il 24 Mag 2019 su ECONOMIA POLITICA, POLITICA INTERNAZIONALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: