UTOPIA PER REALISTI NELL’ETÀ DELLA GLOBALIZZAZIONE: APPUNTI PER UN NEOSOCIALISMO MONDIALE

di David Arboit

Rutger Bregman e Winnie Byanyima sono intervenuti al World Economic Forum di Davos portando un punto di vista eccentrico rispetto al consesso in cui si trovavano cioè parlando di giustizia sociale e di tasse (clicca qui). Il loro intervento è diventato rapidamente molto diffuso in rete. Di questo fatto inaspettato i due discutono, sul quotidiano inglese “The Guardian”, con Anand Giridharadas. Ma chi sono questi tre?

Rutger Bregman, nato in Olanda nel 1988, autore di Utopia per realisti edito da Feltrinelli, laureato in storia alla università di Utrecht, storico e giornalista.

Winnie Byanyima, nata in Uganda 1959, laureata in ingegneria aeronautica, aderente al Partito Democratico ugandese, ha fatto carriera politica e diplomatica nel suo Paese. È dal 2013 direttore esecutivo di Oxfam International.

Anand Giridharadas, nato negli Stati Uniti nel 1981 da famiglia proveniente dall’India, laureato in scienze politiche, giornalista, docente universitario. È autore di Winners Take All: The Elite Charade of Changing the World [Chi vince prende tutto: come le élite fingono di cambiare il mondo], non ancora tradotto in italiano.

Pubblicato da “The Guardian”, Giovedì 7 febbraio 2019, trad. it. David Arboit. Chi sa l’inglese può andare a leggersi l’originale (clicca qui) e beccare i miei eventuali errori di traduzione. Se me li comunica posso correggere.

RUTGER: Winnie, perché i commenti che tu e io abbiamo fatto sui miliardari e le tasse a Davos in Rete sono diventati virali? Perché sembra che le cose stiano cambiando proprio adesso?

WINNIE: Perché siamo diventati virali? Penso perché abbiamo detto cose che la gente da tempo voleva sentire, soprattutto dette su un grande palcoscenico dove sono in genere presenti i politici e le grandi imprese, insomma quelli che hanno il potere. E sono cose che si dicono raramente. Chi è invitato a Davos va lì e parla con parole in codice, e si elogia, e tira fuori le statistiche che gli fanno comodo, ma per una volta abbiamo parlato chiaramente delle sfide che le persone normali devono affrontare.

RUTGER: Ho visto alcune statistiche interessanti oggi da Gallup che suggeriscono che a partire dalla fine degli anni Novanta, la maggioranza delle persone negli Stati Uniti voleva che i ricchi pagassero più tasse. Ci sono segni che ci sia un profondo cambiamento nel sentimento della opinione pubblica.

WINNIE: Non so se la sinistra abbia dormito, ma c’è stata una narrativa dominante che non è stata criticata dai media ed è rimasta incontrastata. Questa narrazione suggerisce che non vi è alcuna relazione tra l’esistenza di super ricchi e la squallida povertà, che si può continuare a diventare sempre più ricchi, e che questo non ha nulla a che fare con il fatto che alcuni diventino sempre più poveri. Ma non si è sempre pensato così, perché in passato le persone sapevano bene che dare il massimo possibile a chi è al top della società significa togliere a quelli che stanno più in basso. Ascoltare questa verità messa all’ordine del giorno di nuovo significa affidare alle persone un compito e una responsabilità.

ANAND: Il tema della narrazione è molto importante. Penso che quello in cui voi due a Davos vi siete imbattuti, è lo stesso che ho incontrato io nel tour per propagandare il mio libro negli ultimi mesi, ed è quello in cui si sono trovati politici come Alexandria Ocasio-Cortez [neoeletta al Congresso per il Partito Democratico a New York. Si dichiara socialista]. È il fatto che cresce il rifiuto e la sfida nei confronti di stronzate narrative a proposito di ricchezza e povertà, mobilità sociale e potere; è un racconto completamente sbagliato e fraudolento, e ora sta crollando. C’è una seconda narrazione fraudolenta su come il mondo stia migliorando sempre di più: la gente in India, in Cina e altrove è uscita dalla povertà, e il mondo è il migliore che ci sia mai stato. Non ha alcuna importanza il fatto che forse fra 50 anni ci sarà un catastrofico cambiamento climatico alimentato dall’avidità. Anche questa narrazione è circolata ampiamente e liberamente nella stampa e nella cultura, anche a sinistra, fino ad ora. E infine c’è la narrativa sulle grandi imprese e sui miliardari: finché fanno cose buone, non chiediamogli che altro fanno. Finché ci restituiscono qualcosa, non chiediamo come hanno fatto a fare i loro soldi. È come un affare mafioso: nessuno fa domande.

RUTGER: Sono d’accordo. Penso che per molto tempo, i politici sia di sinistra sia di destra abbiano creduto al principio che la maggior parte della ricchezza viene creata da chi sta al vertice. I brillanti imprenditori, i visionari, sono i creatori di posti di lavoro. È giusto quindi dire che dobbiamo dare a loro tutta la libertà del mondo, e che la ricchezza, come suggerisce la teoria liberista del “trickle down”, si distribuirà naturalmente a tutti, anche alla base, e tutto andrà bene. Quello che Winnie ha sottolineato molto bene a Davos è che la maggior parte della ricchezza reale è in realtà creata in basso, dalle classi lavoratrici e medie e in alto c’è un’enorme distruzione della ricchezza e sfruttamento. Gli imprenditori possono usare il linguaggio dell’imprenditorialità e del lavorare duramente, ma se analizzi a fondo i loro modelli di business, trovi che non stanno contribuendo al bene comune. Stanno distruggendo più di quello che creano.

ANAND: Ma come hanno fatto i miliardari a strappare questa vittoria? Com’è che hanno conquistato il regno delle idee con tanto successo e che cosa pensi dovremmo fare per vincere la battaglia delle idee nei prossimi anni?

WINNIE: Ero uno studente nel Regno Unito quando Margaret Thatcher partì per spaccare i sindacati. C’era un nuovo linguaggio in quel momento: il messaggio era che se sei povero è perché non stai lavorando abbastanza duramente. Si diceva devi essere un vincitore e se non lo sei, è colpa tua. I lavoratori sono stati costretti sulla difensiva da questo linguaggio. Ma oggi sappiamo che sono pochissime le persone che arrivano in alto. Al top troviamo solo un piccolo numero di persone così ricche che è un’assurdità. Così la gente comune sta dicendo: “Aspetta un momento, siamo la maggioranza, quaggiù, e le nostre vite non sono così come le descrivete voi”.

RUTGER: Una inchiesta fatta dai ricercatori della LSE (London School of Ecomnics) ha dato un risultato deprimente: da un sondaggio condotto in 23 paesi occidentali a partire dagli anni Ottanta, si è scoperto che, più aumentava la disuguaglianza, più la popolazione credeva fermamente che le persone al vertice fossero lì perché lavoravano di più.

ANAND: Penso che per molti aspetti le forze della plutocrazia e del conservatorismo siano state più capaci dei progressisti di comprendere l’importanza del coltivare le idee, la cultura. E una grande parte delle idee è il linguaggio. Voglio fare alcuni esempi di conquista del linguaggio: parole che tutti usano, non solo i plutocrati, ma che finiscono diventare un discorso controllato dai plutocrati. Uno è “win-win”. È una frase che suona bene. Chi potrebbe essere contro la logica del win-win? Ma, in effetti, il principio win-win è un modo ambiguo ma potente di suggerire che l’unico tipo di progresso che vale la pena di avere è quello che consente ai soliti vincitori di continuare a vincere e nello stesso tempo, presumibilmente, dare qualcosa anche gli altri.

WINNIE: Sì, ci hanno detto che la globalizzazione è stata un fenomeno wi-win. È una situazione in cui tutti erano i vincitori e nessuno perdente. In America nessuno vuole più dire di appartenere alla classe lavoratrice. Tutti vogliono essere chiamati classe media. Le persone sentono che la cosa giusta è identificarsi con i vincitori e questo ha mascherato molti problemi.

ANAND: Ancora un paio di esempi. Prendi gli “opinion leader”. Quando sei a Davos, sei circondato da opinion leader. In realtà sono persone che non dicono ciò che pensano veramente: sono quelli che dicono cose carine sui potenti e continuano a essere richiamati [a Davos]. Voi due invece avete fatto impressione perché avete rifiutato di essere considerati leader, vi siete comportati come pensatori, che è qualcosa che queste persone non si aspettano. Un altro esempio è “fare bene facendo del bene”: suona bene, ma si tratta in realtà di incaricare le persone che cercano di fare soldi di cambiare uno status quo che non hanno alcun interesse a cambiare. E poi ci sono termini come “impatto sociale” e “capitale sociale di rischio” e “impatto sociale degli investimenti”. Sono modi per incoraggiarci a non usare parole come “potere” e “giustizia” e “dignità”. Sono un tentativo di non farci parlare di sindacati e di tasse.

WINNIE: Ho partecipato ai negoziati sul cambiamento climatico dal 2007 al 2008 e mi è sempre dispiaciuto e mi ha fatto arrabbiare il fatto che non si potesse usare il termine “giustizia climatica”. Puoi parlare di “cambiamento climatico”, ma non puoi dire che è un’ingiustizia, e che le persone che stanno affrontando le peggiori conseguenze sono le persone povere. E non sono loro a causarlo. I negoziatori preferiscono “l’azione per il clima” e l’idea che tutti dobbiamo farlo insieme. È un tipo di discorso che si fa tra gente felice. Non attribuisce le responsabilità a chi le ha davvero.

RUTGER: Mi piace molto il tuo punto di vista sull’importanza delle idee, della cultura, specialmente per quanto riguarda la destra. Le persone spesso si concentrano su Thatcher o Ronald Reagan, ma ciò che spesso dimentichiamo è che questa cosa chiamata neoliberismo ha effettivamente avuto inizio negli anni ’50. Figure come Milton Friedman e Friedrich Hayek si sono riunite come gruppo di esperti [think tank] della Mont Pelerin Society e, a quei tempi, erano i veri rivoluzionari; quasi tutti gli altri erano socialisti o socialdemocratici. Quindi hanno detto a se stessi “dobbiamo iniziare a sviluppare idee”. Hanno pensato ora siamo la resistenza [alle idee socialiste dominanti], dobbiamo iniziare a costruire istituzioni, sviluppare una nuova narrativa, e aspettare il momento in cui il sistema attuale si blocca, o almeno non funziona più così bene. Questo è esattamente quello che è successo negli anni ’70 con la crisi petrolifera, con l’inflazione, con gli scioperi dei lavoratori in Occidente. Sempre più persone hanno iniziato a pensare che il sistema economico non funzionasse. Ed è allora che Thatcher e Reagan sono saliti sul palco con queste idee apparentemente nuove che in realtà erano state sviluppate in 30 anni.

Quando, dopo il crollo finanziario del 2008, è diventato evidente che il neoliberismo era fondato su una quantità enorme di stronzate, il problema era che non sembrava esserci alcuna alternativa. La sinistra era contraria a molte cose: austerità, omofobia, razzismo, l’oligarchia al potere. Ma devi anche sapere che cosa proporre. Alcuni anni fa sostenni che dovevamo avere un Mont Pelerin dei progressisti, per iniziare a sviluppare idee che potevano sembrare del tutto utopistiche ora, ma che avrebbero potuto diventare una realtà in futuro. Non mi aspettavo allora di essere invitato a Davos, fra tutti i posti possibili, per parlare reddito di base per tutti, né che il mio intervento su tasse, tasse, tasse sarebbe diventato virale in Rete. È stato davvero interessante vedere quanto le cose sono cambiate in fretta.

Guardando al passato, c’è l’importanza della guerra fredda, il capitalismo contro il comunismo. Ho spesso pensato che i socialdemocratici fossero condizionati dal fatto che alla loro sinistra ci fosse il comunismo. Poi, con la sconfitta di quel comunismo e la caduta del muro di Berlino nel 1989, fu proclamata la “fine della storia” e la politica stava per diventare tecnocrazia win-win. Quello che sta accadendo ora è che c’è una nuova generazione che non ha vissuto le paure della guerra fredda. L’ho sentito anche a Davos: parli di tasse e alcuni miliardari dicono “Oh, sembra il Venezuela”: lo ha detto recentemente Michael Bloomberg. Ma ora c’è una nuova generazione che dice quello che vuole.

ANAND: Nel mio tour di promozione del libro negli ultimi cinque mesi ho incontrato più persone di quante non abbia mai visto prima nella mia vita. E la cosa più importante che ho trovato è che la conversazione non ruota più attorno al tema capitalismo contro gulag. Quando a Davos chiesero a Bill Gates del mio libro, sembrò insinuare che io fossi un comunista. Penso che oggi la maggior parte delle persone capisca che questo discorso del “Non c’è alternativa” è una stronzata. È sempre più condivisa l’idea che non si tratta più di parlare di sinistra contro destra o di comunismo contro capitalismo, ma di umanesimo contro plutocrazia.

Penso che dobbiamo davvero rivendicare questo ruolo di umanisti perché non è solo per le persone di sinistra. È per tutti coloro che non vogliono essere abbagliati dalle pretese dalla élite del privato. Sento davvero, anche con le persone di destra, che c’è rabbia nei confronti dei monopoli, della corruzione politica e del capitalismo clientelare. C’è rabbia verso le grandi imprese che parlano per farti credere che appartengono alla comunità, che solo solidali con la comunità, ma in realtà prendono le loro decisioni sulla base di fattori che non hanno nulla a che fare con il bene della comunità. Ciò che dobbiamo ancora vedere è una leadership politica che sia in grado di parlare a chi appartiene non solo alla sinistra ma anche a quel 10 o 20% della gente di destra che è anche contro la plutocrazia, anche se gli piacciono i mercati. A queste persone può piacere fare affari e l’idea di guadagnare un giorno 100.000 sterline con il loro negozio da barbiere, ma a loro non piace che Amazon sia l’unico rivenditore negli Stati Uniti, a loro non piace Facebook che controlla la democrazia e istiga alla violenza etnica.

RUTGER: Una cosa che ho fatto è usare un diverso tipo di linguaggio, un discorso centrato su un reddito di base per tutti e tasse più alte per i ricchi. Spesso le persone di sinistra usano il linguaggio dell’aver cura, o dicono che qualcosa è semplicemente immorale o questo è ingiusto. E sì, c’è una parte della popolazione che è ricettiva a questo tipo di linguaggio. Ma c’è un’altra parte della popolazione che non ama molto questi discorsi. Inoltre, alle persone impoverite non piace mai che si parli di loro.

Una cosa da fare è riprendere il linguaggio win-win e usarlo per qualcos’altro. Ad esempio, per fare qualcosa per la povertà. Ci sono molte ricerche che dimostrano che sradicare la povertà è un investimento che si ripaga da sé. Spendi meno in spese sanitarie, spendi meno in sicurezza, i bambini faranno meglio a scuola, quindi è una politica win-win. Inoltre, la storia mostra che le innovazioni fondamentali sono avvenute grazie agli investimenti del settore pubblico. L’iPhone è un esempio perfetto: ogni tecnologia fondamentale del touchscreen dell’iPhone, la batteria, la tecnologia mobile è stata inventata dai ricercatori che erano sul libro paga del governo.

Negli anni Ottanta e Novanta è diventato di moda pensare che il governo sia essenzialmente una spesa superflua. Ma da una nuova ricerca condotta da due economisti olandesi, con la quale si è chiesto a 27.000 persone in 37 paesi “pensi che il tuo lavoro sia davvero utile, prezioso?” è risultato che un quarto pensava che il suo lavoro non valesse niente. E lo pensano molte più persone nel settore privato che nel settore pubblico. I lavori più preziosi, come il prendersi cura di altre persone, agenti di polizia, vigili del fuoco, sono nel settore pubblico. È possibile prendere l’intera narrativa sulla utilità e inutilità del lavoro e ribaltarla.

WINNIE: Sì, in Oxfam la chiamiamo economia umana, e proviamo a rappresentarla con un’immagine di come potrebbe essere. Iniziamo con ciò che è sbagliato ora, dimostrando che i super-ricchi non solo spendono per opere d’arte costosissime, ma usano anche quei soldi per comprare la comunicazione pubblica, comprare i media, comprare l’impunità dalla giustizia, comprare il processo di realizzazione delle scelte politiche, per corrompere membri del Congresso e donne. Io la chiamo corruzione, loro la chiamano lobbying. Bisogna fare vedere che l’élite usa la la sua ricchezza per togliere a te la voce, per toglierti i tuoi diritti, per toglierti le politiche che potrebbero andare bene per te. Questo sconvolge le persone: all’inizio pensano che i ricchi si stiano semplicemente godendo i loro soldi e sniffino cocaina, dopo invece si rendono conto che stanno usando quei soldi per disorientare e togliere potere alla gente comune. Ad esempio, si potrebbe calcolare la quantità di denaro che i governi perdono favorendo l’evasione e l’elusione fiscale dei miliardari esprimendola in termini di numero di infermiere che mancano negli ospedali. Supponiamo di aver detto: “il tale-miliardario ci ha tolto circa 50.000 infermieri”. Bisogna usare questo tipo di linguaggio: è emotivo, ha un impatto sulle persone.

ANAND: Negli Stati Uniti, la destra è stata molto brava, sono stati i migliori nell’usare il tipo di linguaggio emotivo che descrivi. Ad esempio, la tassa di successione, che in qualsiasi forma riguarda solo un numero molto piccolo di proprietari che stanno ai vertici della società è stata brillantemente rinominata come “tassa sulla morte”. Se la chiami “tassa sulla morte”, crei tra le persone una percezione per cui ci si rappresenta uno Stato che lucra perfino sulla morte dei tuoi cari. Le persone che vogliono più uguaglianza e più giustizia hanno bisogno di essere più fantasiose con il linguaggio.

RUTGER: Ecco un’idea: penso che dovremmo chiamarla tassa sulla pigrizia. Questo è essenzialmente quello che è. C’è una gran quantità di persone che non hanno fatto realmente niente, che non hanno dato un contribuito in qualche modo significativo alle comunità. Gli è capitato soltanto di nascere in certe famiglie. Un’altra idea: ho anche cercato di esprimere in modo diverso il reddito di base come iniziativa pro-lavoro. È “capitale di rischio per il popolo”, per usare una frase tipo Silicon Valley. Un’altra idea ancora: tutti vogliono avere la possibilità di fare scelte diverse, di trasferirsi in una città diversa, di avviare una nuova azienda; non mi piace la contrapposizione sinistra contro destra, ma spesso non si riesce a superala.

ANAND: Stavo ascoltando una straordinaria conversazione che Alexandria Ocasio-Cortez ha avuto un paio di settimane fa con lo scrittore americano Ta Nehisi Coates in una chiesa durante il Martin Luther King Day. Ocasio-Cortez ha sottolineato che i funzionari eletti come lei sono molto più dei followers che dei leader. Ha detto: «Parte del lavoro degli eletti è tradurre la volontà generale popolare nella realtà concreta delle leggi dello Stato. Ma chi dà forma, chi dirige e chi muove la volontà generale del popolo? Scrittori, giornalisti, attivisti, artisti.» Questo è vero. Era compito di Upton Sinclair [Autore di The Jungle 1906, sulla scandalosa condizione dei lavoratori ai mercati di bestiame di Chicago.] mostrare come erano realmente i macelli, e quali erano le condizioni di lavoro, e poi i politici hanno fatto delle leggi per migliorare le cose. Abbiamo passato un periodo negativo di giornalismo, libri e cultura in generale e sono i plutocrati e i monopolisti che lo hanno progettato e realizzato. Ma torniamo a questa conversazione così ottimista sul potere delle idee e dei libri in questo momento. Sento che quello a cui stiamo assistendo è un profondo punto di svolta culturale in relazione a questi problemi, prodotto da attivisti, artisti e scrittori che stanno cambiando ciò che il pubblico vuole, l’opinione pubblica, perché raccontano onestamente storie vere.

WINNIE: La narrazione è la mia più grande arma. Oxfam lavora in più di 90 paesi in tutto il mondo e le persone sono sensibili e rispondono in modo molto forte a chi gli racconta la realtà.

RUTGER: Ho 30 anni. Scrivo da sette o otto anni. E mai prima d’ora ho avuto una sensazione così forte che lo zeitgeist [spirito del tempo] si sta davvero spostando e ora puoi parlare di cose delle quali semplicemente non era possibile parlare solo un paio di anni fa. Sembra che la finestra di ciò che è politicamente possibile si stia aprendo o che quella che chiamano la finestra di Overton si stia spostando. Le idee, secondo la teoria originata dallo scienziato politico Joseph Overton, vengono viste come qualcosa di accettabile e di cui si può discutere in un certo momento creativo [clicca qui]. La vera sfida politica è spostare la finestra. Le persone che producono questo cambiamento non sono mai i politici o gli scrittori mainstream, sono i radicali, quelli che sono spesso visti come ingenui o bizzarri, persone che ti mettono a disagio e che ti fanno arrabbiare. E spesso pagano un prezzo alto per fare questo duro lavoro. Ci sono molti esempi nel corso della storia, sia che si parli della lotta contro la schiavitù, o delle donne che lottano per il diritto al voto, o dell’istituzione dello stato sociale. Certe idee che prima erano ritenute ridicole o troppo costose o pericolose poi diventarono il fondamento della civiltà.

WINNIE: Spero sia vero.

RUTGER: Penso che “speranza” sia esattamente la parola giusta, perché non mi piace la parola ottimismo. L’ottimismo ti dà la sensazione che, “Tutto andrà bene, siediti, goditi il viaggio, tanto tutti i treni sono buoni.” Mentre la speranza è fondamentalmente diversa, perché un altro mondo è possibile ma non è inevitabile.

WINNIE: Pensi che i razzisti e i sessisti, percepiscano che il popolo adesso li rifiuta oppure sentano di potersi affermare e rendere normale la loro visione della realtà, il loro punto di vista?

ANAND: Il mio punto di vista è basato sugli Stati Uniti, ma scommetto che può essere vero in una certa misura anche in Gran Bretagna, ed è che stanno succedendo due grandi cose in molte comunità bianche della classe operaia. Da un lato, sono stati vittime del grande furto attuato dai plutocrati, come chiunque altro dell’ultima generazione. Nella misura in cui sentono di non poter crescere figli che possano avere una vita migliore di loro, sentono che non possono ottenere il tipo di educazione che dà loro un pezzo del sogno, sentono che non possono avere quel tipo di assistenza sanitaria che permette loro di non pensare alla salute tutto il tempo, allora hanno una percezione chiara del furto fatto dalla plutocrazia.

Il problema è che queste persone percepiscono anche un secondo furto, che in realtà non è un furto, che è l’ascesa sociale delle donne e delle minoranze, e degli immigrati e degli afroamericani. In realtà questo non è affatto un furto, è un’ondata di crescente uguaglianza; è giustizia. Ma penso che dobbiamo accettare che l’esperienza psicologica di questo cambiamento possa anche essere percepita come un furto. Quello che Donald Trump ha fatto è sfruttare il dolore causato dal vero furto e deviarne la colpa sul non-furto. Ha fatto tutto sfruttando una cultura che dice che è colpa degli altri, che dice che sono loro che ti hanno rubato il sogno.

E invece di incoraggiare la gente a dare un pugno ai potenti, li ha incoraggiati a dare pugni, alle donne, alle minoranze e all’Altro. Penso che la sfida politica per noi sia quella di andare in quelle comunità non per assecondare quello che pensano, ma per parlare in modo convincente delle due questioni che li rendono diffidenti verso il futuro, e aiutarli a identificare i veri motivi per cui è successo tutto quanto.

Ora, prima di concludere questa conversazione, voglio vedere se noi tre possiamo dare una speranza. Tutti e tre abbiamo spinto per tanto tempo un certo masso su per una collina, e improvvisamente sembra che la strada diventi più facile. Che cosa vi piacerebbe che succedesse?

RUTGER: Se chiedi alle persone di tutto il mondo in che tipo di Paese vorrebbero vivere, quasi tutti dicono: “Da qualche parte come la Svezia.” Molto meno disuguaglianza, più diritti per i lavoratori, tasse più alte per i ricchi, non importa davvero se tu lo chiedi alle persone di sinistra o di destra, rispondono tutti nello stesso modo. Quindi c’è un potenziale enorme. C’è solo bisogno di trovare un modo per attingere da questa energia politica. C’era una pubblicità politica di Bernie Sanders, del 2016, che mi piace molto, chiamata Together. Dice: «Non dovremmo permettere a loro di definirci». Lo scopo della campagna era quello di unire le persone, neri, bianchi, uomini, donne, non importa. Penso che questo sia il messaggio molto semplice che dobbiamo continuare a comunicare: non permettiamogli di dividerci.

WINNIE: Dobbiamo uscire, mobilitare e creare nuovi modelli di comportamento, e dire, ad esempio, che è sbagliato che le persone non abbiano aiuto quando sono malate, e che dovrebbero avere assistenza sanitaria gratuita. Un’idea che era molto diffusa dopo la seconda guerra mondiale. Tutti in tutto il mondo hanno capito e concordano sul fatto che l’assistenza sanitaria dovrebbe essere un diritto. C’è tanta rabbia verso i pochi che stanno scappando con ricchezza e potere, i monopoli, le grandi aziende tecnologiche che prendono le nostre informazioni e non pagano le tasse. Tanta concentrazione di ricchezza e ingiustizia nelle mani di pochi. Questo ci aiuterà a riportare la normalità a ritornare al bene comune per la società, a un’economia umana che funziona per il bene di tutti e non per pochi, a una società che si prende cura di tutti, compresi quelli che possono non essere in grado di lavorare e guadagnare. Ora siamo un movimento che costruisce.

ANAND: Sono molto speranzoso, il che è strano perché il mio paese [USA] ha il leader più pericoloso che abbia mai avuto, e le cose sono molto frammentate in tutto il mondo. Sono stato recentemente in Gran Bretagna alla Camera dei Comuni quando c’è stato quel voto caotico [sulla Brexit] un paio di settimane fa, quindi può sembrare strano l’essere fiduciosi. Ma ci sono cicli nella storia, e credo che siamo alla fine naturale di un ciclo di 40 anni, un ciclo caratterizzato dalla religione del denaro, caratterizzato da una venerazione per gli imprenditori e per i mercati. E invece di dire semplicemente “È stato un errore”, penso che sia più empatico per noi stessi come società dire che gli ultimi 40 anni sono stati un esperimento, un’era in cui gli imprenditori sono stati descritti come eroi, i mercati sono stati rappresentati come divinità. Solo un secolo fa c’è stata una rivoluzione industriale e la prima età dell’oro, un tempo di grandi fortune. Penso che stiamo vivendo le sofferenze che precedono la morte di un’epoca che ha fatto del bene, ma che ha anche fatto enormi danni, che ha tolto molte persone dalla povertà, ma che ha anche portato il pianeta verso un pericolo mortale. E sento che un’altra epoca seguirà a questa perché è così che funziona la storia. Così come ci sono le sofferenze della morte, ora ci sono le doglie del parto. Credo che dopo l’età dei mercati verrà l’era delle riforme e l’età della solidarietà.

Pubblicato il 17 febbraio 2019 su ECONOMIA POLITICA, POLITICA INTERNAZIONALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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