L’IMMIGRAZIONE METTE IN CRISI LE RADICI CRISTIANA E UMANISTA DELLA CIVILTÀ EUROPEA

di David Arboit

In Italia, con il governo Salvini-Di Maio, la questione è diventata evidente se non spudorata. Ma in questi anni il cambiamento si vedeva già chiaramente (anche se le azioni i discorsi erano meno plateali) guardando al comportamento di molti altri leader politici europei. Di fronte a un fenomeno epocale come l’immigrazione da paesi dominati dalla povertà e dalla guerra, l’Europa ha ignorato e ha tradito le radici cristiana e umanista della sua cultura. Ha tradito sé stessa, di nuovo. Non è infatti la prima volta.

Lo aveva già fatto con il nazifascismo.

È dalle radici cristiana e umanista della millenaria civiltà europea che deriva la norma giuridica del diritto internazionale secondo la quale è un dovere tutelare la vita umana in mare, un obbligo a carico di tutti gli Stati costieri, un dovere senza “se” e senza “ma”. È questa la prescrizione della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del mare del 1982 che ha recepito un’antica consuetudine internazionale. I problemi di una accoglienza dignitosa e di una condivisione solidale fra Stati europei del peso dell’accoglienza ci sono, ma vengono dopo.

Stupisce che di fronte alla evidenza di quanto i Vangeli propongono al cristiano (e di fronte ai richiami di Papa Francesco) ci sia nel popolo di Dio chi vacilla, chi tergiversa, chi fa sottili distinzioni di comodo, chi giustifica l’inaccettabile, chi se ne frega.

Peraltro non è la prima volta nella storia dell’umanità che il cristiano mostra una profonda fragilità nel momento si trova ad affrontare circostanze storiche molto difficili. Ce lo ricorda Maurizio Crippa in un articolo pubblicato su “Il Foglio” ieri martedì 19 giugno (clicca qui) nel quale cerca di indagare il perché di una «fede impaurita» ossia il «mistero del cristianesimo d’occidente».

Alla fragilità tipicamente umana e quindi anche cristiana si richiama anche Julian Carron in un articolo pubblicato su Il Corrire della Sera di Domenica 17 giugno (clicca qui). Citando Don Luigi Giussani, Carron scrive «Occorre che la nostra vita “senta il brivido dell’ideale, venga attraversata da esso, venga ultimamente vinta e per ciò determinata da esso”. […] Tutti dobbiamo ammettere che facciamo un’estrema fatica “ad accogliere l’ideale dentro la convenienza umana” per la paura di perdere qualcosa.

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Pubblicato il 20 giugno 2018 su CULTURA, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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