CHE FARE?

[ di Giambattista MAIORANO ]

Una batosta così grande è difficile da metabolizzare. Nessuno si era fatta illusione: la battaglia era difficile, aveva quasi dell’impossibile, ma in fondo aleggiava una speranziella basata sul buon senso.

In fondo, pur con qualche concessione demagogica, il programma presentato è stato quello più vicino alla realtà del Paese. Più che promesse, il filo conduttore è stato caratterizzato e determinato dalle cose realizzate negli ultimi 5 all’interno di un quadro nazionale ed internazionale tutt’altro che favorevole. I dati economici e la ripresa davano finalmente respiro ma la prudenza consigliava di non esagerare per non perdere quanto faticosamente si era conquistato.

Hanno vinto gli altri. Non hanno stravinto tuttavia e se l’esito elettorale avrà o meno successo non ci vorrà molto a verificarlo. Ha fatto bene il PD a giocare quelle carte? Penso di sì per il semplicissimo fatto che un Paese non avanza né socialmente né economicamente sollecitando pancia e paure e meno che mai promettendo paradisi impossibili.

La dimensione della sconfitta, e che sconfitta, deve farci riflettere sugli errori che pur ci sono stati. Non basta individuare in Matteo Renzi l’origine di ogni catastrofe dopo che con Matteo Renzi il PD ha gioito di risultati attesi da decenni. E non è semplicemente la vittoria alle europee. Prima di questa, c’è stata la scelta dell’iscrizione alla famiglia dei socialisti europei. Dopo di questa un’insieme di provvedimenti sul piano economico, sul piano sociale, sul piano dei diritti civili. Non è questa la sede per una puntuale analisi. Poi, certo, una serie di errori che hanno influito pesantemente. Il fare un po’ guascone, la personalizzazione referendaria “o con me o contro di me”, il non avere giocato da subito in campagna elettorale la carta Gentiloni facendo dubitare gli elettori di strani retro pensieri in ordine a chi, in caso di vittoria, avrebbe dovuto essere indicato come candidato alla Presidenza del Consiglio.  Aggiungiamoci, e non è poco, la vergognosa campagna di diffamazione orchestrata da una parte consistente dei media nel momento in cui i “poteri forti” lo hanno abbandonato perché poco incline a seguirne le logiche.

Di responsabilità ne abbiamo anche noi. Un noi molto ampio dal livello romano a quello più periferico. E su questo dovremo effettuare una verifica sincera. Va detto con molta chiarezza che Matteo Renzi ha dato dimostrazione della sua sensibilità dimettendosi, ma che la differenza tra il dare e l’avere è nettamente positivo. Resta, come moltissimi riconoscono, una risorsa importante per il Partito Democratico che ha tutte le possibilità di rifarsi.

Il popolo sovrano ci ha confinati all’opposizione. C’è molto fermento in questi giorni e molti ci vorrebbero coinvolti in una “responsabilità” di governo che, qualora assunta, significherebbe per il partito il suo funerale. Non c’è spazio per intese né con il M5S, né con il centrodestra di Salvini. Non lo dice qualche sparuto dirigente; qualche sparuto anzi dice di appoggiare un governo con M5S. Lo dicono la stragrande maggioranza dei dirigenti, lo dicono gli iscritti, lo dicono soprattutto gli elettori. Non c’è un solo tratto dei programmi che siano tra loro compatibili. Siano i vincitori, nel rispetto del voto popolare, a dare un governo a questo Paese e, se coerenti con quanto sparso a piene mani, attuino quello che hanno promesso.

Forse se ne stanno rendendo conto di avere esagerato se anche un tipo come Travaglio oggi afferma che il reddito di cittadinanza è sostanzialmente una bufala. Se ne accorge forse lo stesso Di Maio riducendo i suoi punti da venti a dieci da discutere “alla luce del sole” con tutti alla ricerca di una maggioranza.  Forse ci si accorge troppo tardi della necessità di modifiche istituzionali che porti il Paese a equilibrare il rapporto tra rappresentanza e governabilità attraverso meccanismi che evitino il pantano cui stiamo assistendo. E qui il buon senso purtroppo non ha prevalso, ma l’esito va rispettato fino in fondo.

Chiedere al PD l’impossibile, chiedere di rinunciare al discrimine del 25 Aprile, chiedere di rinunciare a restare a “sinistra” o al concetto di centrosinistra è solo atto di stupida arroganza. Siamo altro. Un po’ di opposizione non ci farà male, anzi ci ritempra e ci ricompatta. Questa è la responsabilità che oggi abbiamo insieme alla responsabilità di richiamare alla responsabilità quanti alla nostra sinistra hanno voluto giocare allo sfascio immaginando ampie praterie, ma che hanno fatto la figura di quanti sono andati per suonare e sono rimasti suonati.

Pubblicato il 8 marzo 2018, in BUCCINASCO, POLITICA NAZIONALE con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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