GIORNATA DELLA MEMORIA 2018, IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DICE NO AL MITO DEL FASCISMO BUONO

di David Arboit

Non è stato in discorso rituale quello del Presidente della Repubblica. È stata una ammissione chiara delle gravi colpe di cui si è macchiato il nostro Paese. Il Presidente demolisce definitivamente con chiarezza il mito degli “italiani brava gente” che già aveva scricchiolato parecchio quando fu scoperto il famoso “armadio della vergogna” (clicca qui per il discorso integrale di Mattarella).

Mattarella ricorda che ci fu la «complicità di organismi dello Stato, di intellettuali, giuristi, magistrati, cittadini asserviti». Italiani “brava gente”? Evidentemente no. Chi su questo minimizza, giustifica, va a cercare attenuanti, non comprende veramente il drammatico errore che allora molti commisero nel nostro Paese e apre, volente o nolente, la strada a nefaste sottovalutazioni di alcuni episodi che stiamo vivendo in questi anni.

«Sorprende sentir dire, ancora oggi, – osserva il Presidente – da qualche parte, che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra». Per Mattarella è una posizione «gravemente sbagliata e inaccettabile».

Ma c’è chi ancora oggi non comprende e insite (clicca qui). Ci sono poi i politici che strizzano l’occhio all’elettorato nostalgico, che per quanto minimo in termini numerici c’è, e in alcuni casi può fare la differenza. Il Salvini della nuova linea politica lepenista non risulta abbia mai smentito o rettificato una sua famosa frase: «Prima delle leggi razziali, per vent’anni Mussolini, aveva fatto tante cose buone, la previdenza sociale l’ha portata lui mica i marziani».

Uno storico professionista, Giovanni Sabatucci, coglie l’occasione dell’intervento energico di Mattarella per riproporre una valutazione autorevole sul fascismo (clicca qui). Cruciale il fatto che il fascismo e il nazismo sono ideologie che hanno come principio fondamentale il diritto naturale del più forte di sottomettere e al limite rendere schiavo e sfruttare senza pietà chi è debole e indifeso. Ed è per questo che queste due ideologie, fin dalle loro origini e nella loro essenza, sono diaboliche e disumane, ma anche profondamente radicate nella natura umana (la mafia in fondo la pensa così) e sempre pronte a riproporsi nella storia dell’umanità dovunque, in qualunque popolo. Nessuno escluso. Per sventare questa eventualità serve una memoria storica chiara e senza tentennamenti.

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Pubblicato il 27 gennaio 2018 su CULTURA, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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