BOOM DI CONTRATTI A TERMINE: RECORD IN ITALIA CON OTRE 23 MILIONI DI CCCUPATI

di David Arboit

Propaganda elettorale del PD a favore del Governo di Centrosinistra? No, dati ISTAT. Il numero di occupati è superiore al picco pre-crisi del 2008, cioè da quando si misurano le serie storiche, cioè a partire dal 1977. In Italia non abbiamo mai avuto 23.183.000 occupati. Va tutto bene? No, però è evidente che si è cambiato verso, che sta andando meglio (clicca qui 1clicca qui 2). Chi discute solo della qualità di questi posti di lavoro dimentica da dove veniamo: una crisi epocale durissima.

Dall’approvazione del Jobs Act a oggi l’ISTAT registra 1.029.000 posti di lavoro in più. Non ci si può accontentare perché il tempo indeterminato riguarda solo il 53% di questa cifra.

I dati ISTAT sono dati e basta, non si discutono, ed è innegabile che siano positivi.

Certamente un bicchiere mezzo pieno, i dati sono positivi, ma ci sono degli elementi di criticità.

È chiaro che dopo una crisi così lunga, dopo un periodo di recessione così profonda, non si può immaginare che le imprese abbandonino la prudenza e assumano in massa lavoratori a tempo indeterminato. Abbiamo perciò nel 2017 un 90% di contratti a termine e un 10% di contratti a tempo indeterminato.

Il numero complessivo di ore lavorate, per esempio, è in calo: nel 2017 manca più di un miliardo di ore lavorate rispetto al periodo pre-crisi. Ci sono numerosi lavoratori che son a part-time involontario (il doppio della media europea) e quindi non percepiscono un salario adeguato, e ci sono anche lavoratori a part-time involontario che però lavorano 10 ore al giorno parzialmente retribuiti in nero. In questo secondo caso l’imprenditore la decontribuzione se la applica da sé, il lavoratore ha un salario decente, ma poi pagherà il conto dopo, anni dopo, in termini previdenziali.

Vi è poi una questione di salario. Se la mia retribuzione è molto bassa, è da fame, io sono certamente un lavoratore, sono occupato, ma non sono adeguatamente retribuito. Per chi vive con salari da fame diventa difficile peraltro fare una valutazione positiva del trend economico mostrato dalle statistiche di questi giorni.

Anche se l’Italia raggiunge il record storico degli occupati dal 1977, anche se sono diminuite le ore di cassa integrazione, anche se aumenta la fiducia di imprese e consumatori, non ci dimentichiamo che la sfida di adesso è migliorare la qualità del lavoro. Il Partito democratico sta discutendo in questi giorni con gli elettori alcune proposte: salario minimo legale e aumento degli stipendi, in linea con la filosofia del sostegno al ceto medio che ha portato agli ottanta euro.

Annunci

Pubblicato il 12 gennaio 2018 su ECONOMIA POLITICA, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: