I RENZI E IL FALSO QUOTIDIANO SECONDA PUNTATA: DA DOVE PROVIENE LA PUZZA DI MARCIO

di David Arboit

Un fiume di chiacchiere tanto inutile quanto fazioso. Domande rivolte a Renzi che mettono a fuoco fatti di poco conto strombazzati come se fossero un cruciale momento della verità. È il fondo di ieri di Marco Travaglio. Uno lo legge, è tolta la psicologia (piagnisteo vittimista e astio) vede che ha l’obiettivo di stabilire se Renzi è oppure non è un bugiardo (clicca qui). La risposta gli italiani già la sanno: i politici sono tutti bugiardi. Si tratta poi caso per caso di distinguere tra bugia e riservatezza che sono due cose differenti.

Ma lasciamo stare il dito e guardiamo alla Luna, perché la Luna qui è ben altro.

Il fatto più importante da qualche settimana è che c’è chi semina veleni, cioè notizie prive di riscontri chiari e accertamenti definitivi, e vuole intorbidare le acque già di per sé poco chiare della politica italiana.

Un altro fatto importante è che abbiamo un’inchiesta della Procura di Roma sulla “inchiesta condotta dalla procura di Napoli”. Abbiamo la Procura di Roma che non ritiene corrette le procedure della Procura di Napoli e anzi ipotizza più del dolo che delle colpe nella conduzione dell’inchiesta. Come finirà? Gli italiani già lo sanno: cane non mangia cane.

L’inchiesta è stata trasferita da Napoli a Roma il 21 dicembre 2016. Da quella data titolare dell’inchiesta è la Procura di Roma. L’intercettazione tra Matteo Renzi e Tiziano Renzi è del 2 marzo 2017 e non risulta essere stata autorizzata dalla Procura di Roma. Perché la Procura di Napoli ha continuato a intercettare Tiziano Renzi? Per altra fattispecie di reato? Fattispecie che deve essere necessariamente differente dalla indagine CONSIP di cui il 2 marzo 2017 è titolare la Procura di Roma. L’intercettazione deve essere stata autorizzata da un magistrato: chi l’ha autorizzata e perché, per quale fattispecie di reato? Insomma una inchiesta di cui è titolare la Procura di Roma viene nello stesso tempo portata avanti anche a Napoli autorizzando perfino intercettazioni. Ma su questi dettagli il segugio Marco Travaglio non si sofferma, non vede nulla di strano, di irrituale, non sente puzza di marcio.

La fattispecie di reato “traffico di influenze illecite” prevede l’uso delle intercettazioni come strumento investigativo? Sì o No? Quale pena è prevista per questo reato? E quale rapporto c’è nel diritto italiano tra gravità del reato e autorizzazione all’uso delle intercettazioni? Il “dottor sottile” delle aule giudiziarie su questo non si sofferma e anche qui non sente puzza di marcio.

Queste intercettazioni sono penalmente irrilevanti e quindi non fanno parte degli atti depositati per legge in Procura. Il cittadino ha diritto di sapere a proposito delle malefatte dei politici, ma le malefatte ci devono essere. Qui la colpa è l’aver detto non mettiamo in mezzo la mamma in questa sporca vicenda? Secondo Marco Travaglio sì. E lo dice chiaro e tondo nell’articolo di ieri. Chi ha procurato al giornalista queste intercettazioni? A questa domanda cercherà di rispondere la Procura di Roma e nello stesso tempo il Consiglio Superiore della Magistratura con una indagine interna, e meno male che loro l’odore di marcio lo percepiscono.

Sappiamo inoltre che sul registro degli indagati, purtroppo, c’è un Capitano dei Carabinieri a proposito del quale si avanzano dubbi sulla correttezza, sul rispetto delle leggi e quindi fedeltà al dovere istituzionale perché in una informativa destinata alla Magistratura commette, sicuramente per distrazione, una grave errore di interpretazione e finisce per scrivere delle falsità.

Puzza di marcio anche a proposito di due righe scritte oggi da Travaglio. Dalla penna gli esce «papà Tiziano e gli altri protagonisti dello scandalo furono avvertiti delle indagini da alcune talpe istituzionali, tutte vicine a Renzi», una tesi molto simile alle affermazioni spacciate dal capitano indagato e buttata lì senza riscontri, senza accertamenti. Il Corriere della Sera di sabato 13 maggio la stessa cosa la racconta in modo diverso: «Scrive Scafarto [il capitano dei carabinieri indagato] nell’informativa: “La domanda più ovvia da farsi è quella relativa ai motivi per cui una persona come Renzi Tiziano venga avvisato di essere intercettato, ma la risposta, altrettanto scontata, appare solo una, ovvero che il figlio Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, abbia messo in campo tutte le risorse disponibili per tutelare la sua famiglia e quindi anche il padre”. In realtà nelle telefonate intercettate è lo stesso Tiziano Renzi a raccontare di essere stato avvertito dell’inchiesta in corso “da UN GIORNALISTA DEL FATTO QUOTIDIANO”. I CONTROLLI SUI TABULATI CONFERMANO CHE EFFETTIVAMENTE CI SONO STATI SCAMBI DI SMS CON IL GIORNALISTA SIN DA NOVEMBRE. Quando a Scafarto è stato chiesto come mai non avesse riportato questa circostanza lui ha risposto: “Nulla so dire. Non ricordo di essere stato informato di questa telefonata”, così accreditando l’ipotesi che i suoi sottoposti non l’avessero informato.». Anche qui il segugio delle aule giudiziarie non sente puzza di marcio. Perché il giornalista del falso quotidiano ha avvertito Tiziano Renzi? Un trappolone? Una manovra a tenaglia Procura di Napoli-falso quotidiano, nella speranza che Tiziano spaventato si comportasse in modo da scavare definitivamente la fossa a suo figlio? Puzza di marcio? No profumo di rose per l’olfatto sopraffino del Travaglio.

OSSERVAZIONI

  • Nel suo complesso la questione appare come un pasticciaccio brutto all’italiana, e ci ricorda anni passati pessimi nei quali guadando alla politica italiana si percepiva la presenza di manine, o di manone, che ambivano a orientare la storia del Paese in modo occulto.
  • Quello che in Italia non si può in nessun caso dire e che i giornalisti possono anche essere faziosi o venduti. Non si può dire che l’informazione è un’arma nella guerra per il potere e che quindi le testate giornalistiche (tutte le testate giornalistiche, nessuna esclusa) hanno un ruolo nel grande gioco del potere e perseguono progetti politici e chiari interessi (economici e/o politici) di parte. Quello che non si può dire e che in una società profondamente e radicalmente corrotta non si vede la ragione per cui il mondo dell’informazione debba necessariamente essere un’isola felice dove faziosità di parte tipica della politica, strumentalizzazione, disinformazione e anche corruzione non esistono. Il mondo della informazione è il mondo delle verginelle: non ci sono bugiardi, tutti duri e puri.
  • Di quale fattispecie di reato è accusato e indagato Matteo Renzi? Nessuna. Eppure nel tritacarne mediatico c’è lui ogni giorno, lui e il PD perché è il PD che lo ha eletto Segretario del Partito a stragrande maggioranza. È così assurdo quindi concludere che sia in atto un attacco alla democrazia?
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Pubblicato il 18 maggio 2017 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Rosaria Prinzivalli

    Applausi, standing ovation

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