UNA SCELTA POCO COMPRENSIBILE

[ di Giambattista MAIORANO ]

Da che mondo è mondo è sempre difficile spiegare e spiegarsi metamorfosi repentine. In politica la cosa si presenta ancora più problematica soprattutto se il campo di azione è quello locale che, da sempre ha dinamiche tutte sue. Prima ancora del valore dei simboli, infatti, contano le persone, la loro credibilità, la coerenza negli atteggiamenti, la stima reciproca, la condivisione dei programmi. Poi, certo, nessuno è così ingenuo da pensare che non pesino le considerazioni esterne, le valutazioni nazionali, i legami ed i condizionamenti ideologici che tuttavia dovrebbero essere letti ed interpretati alla luce della realtà di fondo nella quale si è inseriti e visti nel quadro delle prospettive che si aprono nello scenario che va a determinarsi.

La scelta operata dagli amici e compagni della lista Buccinasco Beni Comuni (area di riferimento: Rifondazione Comunista) mi lascia stupito e notevolmente perplesso. La loro determinazione a presentarsi in autonomia al di fuori della coalizione di centrosinistra è per me incomprensibile e tanto è l’amaro in bocca. Ancora di più se penso che nel caso di una mia ricandidatura la fuga sarebbe stata evitata perché non ci sarebbe stata alcuna reale motivazione a sostegno.

Si è governato insieme, insieme si è condiviso valorizzando il contributo di tutti. Ci si è stimati reciprocamente, ciascuno consapevole dell’importanza dell’equilibrio complessivo e del dovere di giungere a sane mediazioni. Nessuno disconosce la positività del loro apporto ed il riconoscimento della capacità dei singoli le cui ricadute sono andate a beneficio dell’l’intera azione amministrativa. Qualche volta ho forse persino esagerato invidiando costanza ed intelligenza che avrei preferito maggiormente presenti all’interno del mio partito convinto però che il mio ruolo non poteva che mettere a fattor comune le qualità di tutti. Non sono mancati scambi dialettici anche elevati, ma mai sguaiati e irrispettosi tanto da garantire l’assoluta governabilità mai posta in discussione.

Da qui le mie perplessità su un passo che mi ha interrogato e mi interroga ancora. Non trovo risposte convincenti, brancolo nel buio, faccio fatica a comprendere. Allora non posso che esprimere sensazioni, percezioni, tentativi di risposta rispetto ad un cambio di rotta con conseguenze imprevedibili.

Non se ne abbiano a male i miei stimati amici e compagni, Carlo, Giorgio, Giampietro, per nominarne solo alcuni dei più rappresentativi. Mi pare che la scelta compiuta, più che riferita al caso concreto, si situi in quella forte venatura identitaria che storicamente ha portato la sinistra e la sinistra della sinistra alla sindrome patologica sino al suicidio collettivo. Nella scelta credo abbia giocato un ruolo prevalente la valutazione tutta politologica dei livelli nazionali nella richiesta della massima unità e coerenza di comportamenti a tutte le latitudini. Difficile, infatti, urlare tutti i giorni il messaggio di un Partito Democratico e di un Renzi come male assoluto e poi essere alleati in periferia. La cosa ovviamente non sta in piedi. Per chi ancora crede nell’essere tutto di un pezzo, contaminarsi con chi è ritenuto diverso da sé, è come restare infetti. A fatica si riesce a far passare la questione là dove il candidato sindaco è ancora quello con il quale si è collaborato in precedenza. Ne abbiamo di esempi anche vicini a noi. Ma dove questa condizione non c’è o è venuta meno, prevale il principio tutto ideologico della contrapposizione al PD e chi se ne frega della posta in gioco. Messa così, non può non avanzare qualche preoccupazione ed apparire nuvole all’orizzonte.

Tutti siamo avvertiti che, da dopo tangentopoli, più che il voto di fedeltà, è il voto di opinione che conta e prevale. Tutte le formazioni politiche scontano la drastica riduzione se non la scomparsa degli zoccoli duri. Questo è il magma nel quale siamo inseriti ed il contesto che va interpretato. Ciò non significa imbarcare tutto e tutti a prescindere. Non ho dubbi che, per cultura politica, sensibilità sociale, prospettive di cambiamento c’è e resta la differenza tra destra e sinistra, tra centrodestra e centrosinistra. Concetti non proprio desueti e credo che mai lo saranno. Si tratta tuttavia di leggere la realtà con occhi ed occhiali molto diversi dal passato, non lasciarsi soverchiare da visioni non solo obsolete, ma del tutto superate, reinterpretare il presente nella logica dell’attenzione alle nuove povertà non necessariamente coincidenti con le stratificazioni sociali di un tempo consapevoli di un mondo che corre a velocità non paragonabili con il passato e che richiedono decisioni decisamente più rapide.

Se quanto appena detto ha un suo valore ed è una rappresentazione aderente ai nostri giorni, la scelta rischia fortemente di trasformarsi a Buccinasco nel più classico regalo fatto alla destra che, pur divisa su tutto, ha cementato la sua unità o ai 5 Stelle il cui disegno ancor tutto da scoprire non mi pare in nulla attrezzato a governare la città.

Di fronte ad una prospettiva così incerta, l’unico antidoto è privilegiare la continuità amministrativa che, se pur ha dimostrato di non essere perfetta, è certamente la più adeguata alle esigenze di un territorio come il nostro che ha conosciuto esperienze anche recenti per nulla edificanti.

Ferma restando la volontà di verificare e non negarci la possibilità di un incontro successivo, l’invito all’elettorato che condivide le mie riflessioni al di là degli steccati non può che essere quello di rafforzare il Partito Democratico dando fiducia a uomini e donne che su questo territorio hanno dimostrato serietà ed impegno attraverso l’opportunità di esprimere un voto utile perché, come sempre, le idee marciano sulle gambe delle persone che, se considerate serie, solo per questo meritano il nostro appoggio.

 

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Pubblicato il 20 aprile 2017, in AMMINISTRATIVE 2017, AMMINISTRAZIONE COMUNE con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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