UN CHIARIMENTO POLITICO È URGENTE MA NON È UNA SCISSIONE

di Guido Morano

Scissione, scissione, scissione… nel PD. È la parola chiave sulle prime pagine dei quotidiani oggi, a volte accoppiata a “caos”. Per alcuni è proprio un desiderio, una speranza, una profezia che pregano si avveri. Chi desidera e spera nella scissione? È in particolare l’oligarchia economico-finanziaria italiana. Vuole e spera che la politica rimanga burattino senza fili, mentre loro continuano, dietro le quinte, a fare con i giornaloni e altri mezzi i burattinai. Una politica debole, impotente, ostaggio della loro forza economica e mediatica, a loro fa comodo. Al politico bisbigliano all’orecchio: occhio ragazzo mio, oggi ti ho messo sugli altari, domani ti getto nella polvere.

Tra i tanti si nota Aldo Cazzullo che nell’incipit del suo articolo sul Corriere della Sera in prima pagina dà dei rintronati a tutti: primo della lista Renzi e gli altri a seguire (clicca qui). Prosegue poi l’Aldo disegnando una scena infernale «si odiano troppo» e poi ancora «il partito è irrimediabilmente diviso». Cita anche Speranza che ha detto «la scissione c’è già stata; ora si tratta di ricomporla» omettendo di scrivere che Speranza si riferiva (lo ha detto) al passaggio all’astensionismo di molti elettori del PD. Insomma un esempio di ricostruzione giornalistica che drammatizza, quindi o ignorante o in malafede.

Anche per Marcello Sorgi, commentatore politico de La Stampa, nel PD il dialogo è tra sordi e la scissione è sempre più vicina (clicca qui).

Riflessivo e più analitico l’intervento di Massimo Franco, il quale però conclude evocando di nuovo il disastro «E per la prima volta si ha la sensazione che il Pd potrebbe davvero rompersi.»

Differente l’impressione di Stefano Folli su Repubblica che vede un Renzi prudente e circospetto. Scrive Folli «Il punto politico renziano si può riassumere così: non sarà il Pd a trasformarsi in un fattore di destabilizzazione per l’Italia» e più oltre «Dovendo scegliere fra il congresso e le elezioni, Renzi ha scelto il congresso… Tutto lascia pensare, a questo punto, che le elezioni si terranno a fine legislatura, cioè all’inizio del prossimo anno». Una testimonianza di realismo di Renzi, il quale secondo Folli «ha dato una prova di maturità, accettando il cambio di scenario imposto dalla disfatta». Da sottoscrivere il consiglio dato a Renzi: «Ora la priorità viene data alla necessità di “ascoltare” il paese, vale a dire a un lavoro poco mediatico, destinato a intercettare le ragioni del malessere diffuso prima che si traducano in una scelta definitiva in favore dell’opposizione populista». Sono d’accordo. Lucidissimo infine il commento “Amaca” di Michele Serra che illustra spiritosamente il dilemma culturale e politico che affligge non solo il PD ma tutta la sinistra mondiale. (clicca qui)

Le posizioni sono chiarire anche leggendo il quotidiano del Partito, L’Unità (clicca qui), che porta un nome che a tutti dovrebbe ricordare qualcosa.

Ma allora che fare?

Il peggiore errore di Renzi è l’aver perso di vista il fatto che la sua forza e la potenza del PD sono un partito ben organizzato e radicato nei territori. Un partito vero, un partito forte, un partito capace di costruire, per quanto possibile, una presenza capillare nella vita reale e nella vita virtuale, un partito ben guidato da una squadra compatta di dirigenti (NO yesman), un partito capace di ascoltare e valorizzare i corpi intermedi, è la unica forza che consente al leader di non essere ostaggio dei potenti. Allora si faccia un congresso curando soprattutto un profondo e vero coinvolgimento dei 6000 circoli del Partito. Aver cura del partito, costruire l’unità, questa oggi è la priorità.

La minoranza del PD non deve fare da sponda al progetto delle oligarchie economico-finanziarie, che è il vero progetto dell’antipolitica, in Italia, in Europea e nel mondo. Altro che gli “arruffa popoli” populisti, anche loro utili idioti (molti a loro insaputa ma non tutti) nella mani delle oligarchie economiche e finanziarie mondiali. L’impressione è che si agisca per umiliare e rottamare lo sconfitto, esattamente come lui fece con altri (D’Alema) dissipando scioccamente un capitale di risorse umane.

Il popolo del PD odia la scissione. In questi giorni di campagna per le primarie per il Sindaco del Centrosinistra a Buccinasco abbiamo incontrato tanti vecchi compagni che si erano allontanati dal Partito perché riteneva le politiche del governo Renzi e la sua gestione del Partito una deriva populista, leaderista di destra che stravolgeva l’identità del PD. Ebbene proprio questi compagni vedono la scissione come un delitto politico. Guai a chi si prendesse questa responsabilità: per il popolo del PD, anche per gli antirenziani, sarebbe un uomo politicamente morto.

Per questi compagni il bizantinismo della distinzione Conferenza programmatica/Congresso e un incomprensibile tatticismo da teatrino della politica, fatto per prendere tempo, che nasconde solo ambizioni, rancori personali e progetti di vendetta. No al congresso sì a una conferenza programmatica? Solo per spiegare questa sottile e inesistente differenza al popolo del Partito Democratico ci verrebbero mesi e non si caverebbe il ragno dal buco perché sarebbe un puro esercizio retorico.

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Pubblicato il 14 febbraio 2017 su Congresso PD, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Ho avuto anch’io la netta sensazione che i notisti ci sguazzino dentro la dinamica che sta vivendo il PD . Ma è pur vero che la minaccia di scissione da parte della minoranza non è neppure dal loro punto di vista una “necessità”, ma un puro ricatto perché anche un bimbo delle elementari sa che indebolire il centro sinistra nello scenario politico attuale é da sciagurati irresponsabili. La vera “speranza” é che smettano di giocare alla roulette russa.

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