IL FUTURO DEL PARTITO DEMOCRATICO: PARLIAMONE

di David Arboit

Dall’assemblea degli amministratori del Partito Democratico che si è tenuta a Rimini sabato e domenica scorsa è emerso un giudizio chiaro: guardiamo in faccia agli italiani, guardiamo in faccia i problemi e i bisogni delle persone, non teniamo lo sguardo solo e soltanto sulle nostre beghe interne. È da un chiarimento sui bisogni del popolo italiano che si possono dedurre scelte politiche e organizzative. Restano comunque le domande del momento: congresso subito? Legge elettorale da cambiare o va bene così, va bene il consultellum? Elezioni a giugno? Che fare?

Il tema è da prima pagina dell’Unità di oggi. Seguono 5 pagine in cui gli aspetti vengono ampiamente sviluppati (clicca qui). Piero Fassino fa a tutti un richiamo di buon senso «C’è un clima che non va bene, bisogna cambiare il modo di stare dentro al partito». La stessa cosa, in fondo, la dice Cuperlo, ma in altro modo: «La sinistra divisa perde sempre, facciamo presto il Congresso». Sì, è vero, chi corre verso la scissione affascinato dalle sirene di un mitico 10/15% di voti di una sinistra vera, della sinistra veramente di sinistra, corre verso il suicidio politico e l’unico risultato che può ottenere e fare del male al PD (tanto più se la tromba della carica la suona un vecchietto rancoroso e non un tipo alla “Pablo Iglesias”). Sì, un congresso al più presto, ma che non sia una resa dei conti tra signori feudali e/o luogo di consumazione di vendette basate su rancori: discutiamo di un progetto politico per l’Italia.

E gli altri che dicono di noi?

Secondo Massimo Franco, Corriere della Sera, proseguirà la corsa verso le elezioni anticipate, una corsa che il commentatore politico del Corriere ritiene tanto inarrestabile quanto folle, anche perché c’è il ricatto di D’Alema: vuoi le elezioni a giugno? Allora io ti spacco il partito (clicca qui).

Anche Stefano Folli, a pagina 11 di la Repubblica, vede nella ipotesi elezioni anticipate una follia suicida. (clicca qui) La vendetta di Renzi generata dal rancore per la sconfitta del Sì referendario. In sintesi, ci dice Folli, con tutti i problemi che ci sono c’è proprio bisogno di andare a votare, per regolare conti fra partiti e correnti di partito, o e meglio governare e risolvere i problemi dell’Italia.

I continuisti dimenticano però che questi principi furono alla base del governo Monti, questa “responsabilità politica” fu alla base del sostegno del PD di Bersani al governo Monti, un sostegno suicida per il PD, ma anche e soprattutto per il popolo italiano.

Al “partito del non voto” si iscrivono anche tutti quei “rappresentanti del popolo sovrano” che voglion tirare quantomeno fino a settembre per garantirsi la pensione e tutti quelli che temono di non essere più eletti. Dato il clima culturale antipolitico ogni giorno crescente, poniamoci la seguente domanda: può il PD dare l’immagine di un partito di uomini con il sedere incollato alla sedia? Il PD, uomini attaccato con le unghie e con i denti al potere? Può il Pd lasciare al populismo la bandiera del cambiamento e quindi delle elezioni anticipate?

Si iscrive invece al “partito del voto” Il Foglio. (clicca qui) Il direttore Cerasa invoca elezioni subito a cui PD e FI devono andare da soli per liberarsi dei populismi e delle «frattaglie» di destra e di sinistra che pongono e impongono problemi che sono ideologici e mille miglia distanti dalla realtà. Il sogno di Cerasa è il bipolarismo, ma è un sogno svanito ormai da tempo. Il fatto è che il disagio e la rabbia sociale o è interpretato correttamente ed efficacemente da due grandi partiti di governo con visioni differenti (socialiste democratiche o liberal democratiche) offrendo risposte efficaci e convincenti, o alimenta le frattaglie di destra e di sinistra nonché il grillismo (il terzo polo). Aut / aut, tertium non datur.

Il Messaggero dà per certa e già di fatto decisa la scissione, e dà per certe le elezioni anticipate. (clicca qui) Vedremo se la profezia si avvererà.

A proposito di scissioni e del frazionismo di sinistra occorre fare una riflessione storica. Sono state veramente utili per il popolo italiano le scissioni a sinistra? A partire dall’esame di vero comunismo fatto negli anni Settanta a Berlinguer (!!!) da chi si riteneva unico e vero comunista, fino agli esami di “sinistra”, fino al “di’ qualcosa sinistra” dei giorni nostri, queste scissioni sono state utili al popolo italiano? Quale plus hanno portato veramente alla parte che intendevano difendere? E poi che fine hanno fatto?

Ecco una cronologia sommaria delle scissioni.

Elezioni del 1972: Il Manifesto

Elezioni del 1976: Democrazia proletaria

Elezioni del 1979: Partito di Unita Proletaria, Nuova sinistra unita

Elezioni del 1987: ListeVerdi, Democrazia proletaria

Elezioni del 1992: Rifondazione comunista, Verdi

Elezioni del 1994: Rifondazione comunista, Verdi

Elezioni del 1996: Rifondazione comunista, Verdi

Elezioni del 2001: Rifondazione comunista, Verdi, Italia dei Valori, Partito dei comunisti italiani

Elezioni del 2006: Rifondazione comunista, Verdi, Italia dei Valori, Partito dei comunisti italiani

Elezioni del 2008: Italia dei Valori, Sinistra arcobaleno, Partito comunista dei lavoratori, Sinistra critica

Elezioni del 2013: Sinistra ecologia e libertà, Rivoluzione civile, Partito comunista dei lavoratori

Oggi abbiamo: Sinistra italiana, Rifondazione comunista, Verdi, Possibile… Consenso… ecc. ecc. ecc.

P.S. Per non parlare della cosiddetta sinistra extraparlamentare: Lotta continua, Avanguardia operaia, Potere operaio…

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Pubblicato il 31 gennaio 2017 su Congresso PD, IL PARTITO, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

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