IL MOVIMENTO 5 STELLE E BEPPE GRILLO SCOPRONO LA PRESUNZIONE DI INNOCENZA

di David Arboit

Alla fine ci sono arrivati anche loro. Dopo avere manganellato tutti i partiti quando a loro faceva comodo, Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle hanno capito, perché adesso fa comodo a loro, che la magistratura indaga per accertare fatti e circostanze, che l’indagine è una azione a tutela dell’indagato se la persona è onesta e ha la coscienza pulita. Chiedere le dimissioni di persone sotto indagine, quindi, è un’iniziativa sbagliata o in malafede.

Ma se è tollerabile che il politico, in malafede, chieda le dimissioni del suo avversario per ovvie ragioni strumentali, meno accettabile è che un giornalismo assolutamente inaffidabile, come per esempio quello de “Il fattoquotidiano”, monti campagne di linciaggio giornalistico infangando persone oneste. Ma anche quelli del “Il fangoquotidiano” sono costretti a fare una specie di marcia indietro, e sul quotidiano oggi in edicola pubblicano un articolo di Paola Zanca assai ironico contro Beppe Grillo, scaricando comunque la responsabilità di ultima istanza ancora una volta sul politico (clicca qui). Nessuna traccia di un mea culpa a proposito del manganello giornalistico di cui assai spesso hanno fatto uso quasi sempre contro il PD.

Il “contrordine compagni” promulgato da Beppe Grillo viene ampiamente spiegato su “la Repubblica” di oggi (clicca qui). Il direttore Mario Calabresi sottolinea tra l’altro che: la scelta suona opportunistica nella tempistica; colpisce che questo garantismo arrivi da parte di un uomo che ha usato gli avvisi di garanzia come una clava nella lotta politica e predicato la purezza come carattere distintivo del suo movimento; in ogni caso l’intervento di Grillo è giusto per il principio che esprime e serve a ristabilire alcuni elementi di correttezza nel rapporto tra politica e magistratura; si è insomma capito finalmente che l’avviso di garanzia è un atto dovuto, uno strumento difensivo che invece troppo spesso è stato impugnato come elemento offensivo. Importante anche il rilievo che Calabresi fa alla sua categoria professionale: «stella polare anche per l’attività giornalistica: non limitarsi alla pubblicizzazione della mera posizione di indagato, ma insistere in un lavoro di approfondimento e analisi dei comportamenti, che offra al Parlamento e ai cittadini tutti gli elementi per decidere».

Su “La Stampa” Andrea Malaguti constata come Beppe Grillo si sia attribuito Grillo, insomma, abbia concesso a se stesso a se stesso il diritto di vita e morte politica di ciascun militante (clicca qui).

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Pubblicato il 3 gennaio 2017 su LEGALITA', POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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