LA ROAD MAP DEL PARTITO DEMOCRATICO NELLA PRIMA METÀ DEL 2017

di David Arboit

Il percorso proposto al Partito Democratico dal Segretario Matteo Renzi per il primo semestre del 2017 è molto chiaro: sostegno al governo Governo Gentiloni per fare fronte alle questioni urgenti; preparazione e svolgimento del Congresso del PD entro il mese di marzo 2017; discussione e approvazione in Parlamento della nuova legge elettorale; elezioni politiche nazionali al più presto, presumibilmente a maggio/giugno (clicca qui). Ma la chiarezza e il buon senso di questo precorso non bastano: il percorso potrebbe trovare parecchi ostacoli perché ci sono nemici dichiarati e nemici occulti a cui questa questa road map non sta bene (clicca qui).

È un percorso di buon senso soprattutto perché corrispondente al risultato referendario. Non si può fare finta di non vedere quello che è accaduto: il popolo italiano ha votato contro la riforma costituzionale, ma ha anche votato la sfiducia al governo Renzi perché il No ha tenuto conto della riforma della “buona scuola”, del “jobs act” e di altre iniziative governative. Con il suo voto il popolo ha aggiunto un altro elemento di illegittimità a questa assemblea nazionale già per altre ragioni di dubbia legittimità.

I sostenitori della stabilità (clicca qui), quelli che non percepiscono la necessità e l’urgenza del voto, temendo gli esiti della tornata elettorale, raccomandano prudenza e tutto sommato sperano in cuor loro che il governo Gentiloni prosegua fino a fine legislatura. Si sventola il pericolo M5S e i sondaggi sembrerebbero confermare una vittoria di Beppe Grillo e soci (clicca qui).

I sostenitori della stabilità, trovano molto probabilmente alleati in tutti quei rappresentanti del popolo che alle poltrone del Parlamento sono affezionati e vedono come assai incerta la possibilità di rielezione (clicca qui).

La road map in ogni caso è stata anche oggi ribadita con chiarezza (clicca qui), anche perché tentennare, tergiversare, trastullarsi, potrebbe essere utile per qualcuno, ma avrebbe per il PD e per il Paese effetti molto negativi.

La questione chiave per il PD è la gestione della fase congressuale: è possibile che il Congresso non sia una banale resa dei conti fra correnti? È possibile fare un Congresso in cui si realizzi una discussione approfondita sull’esito del referendum e sulla funzione del PD nella società e nella politica italiana ed europea? È possibile perché e necessario, e fare diversamente può risultare letale.

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Pubblicato il 13 dicembre 2016 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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