BUCCINASCO: DIVIETO E AUSPICIO

qui-la-ndrangheta-ha-perso-30_11_2016

di Giambattista Maiorano, Buccinasco Informazioni, dicembre 2016

L’11 ottobre scorso è stato emanato un provvedimento di divieto di prosecuzione di attività a carico dell’impresa individuale Ritual di Serafina Papalia con sede in viale Lombardia n. 8. Il provvedimento altro non era che la logica conseguenza di una riservata amministrativa del giorno precedente trasmessa al Comune a firma del Prefetto di Milano a seguito dell’informazione antimafia interdittiva di cui al decreto legislativo 159/2011.

La chiusura del bar ha immediatamente scatenato una ridda di ipotesi e congetture sui social network dove emergeva con evidente ilarità l’interpretazione secondo la quale l’accaduto era da far risalire alla esclusiva responsabilità del Sindaco. Ciò ha permesso a diversi soggetti, compreso purtroppo un consigliere comunale, di esprimere la più ampia solidarietà alla titolare dell’impresa per ciò che è stata ritenuta una deprecabile chiusura. Si è sostenuto che la grave penalizzazione era figlia del fatto che la signora in questione riportasse un cognome tristemente famoso e molto noto non solo nella nostra città. In sostanza, chi si è mosso, si è mosso non da motivazioni fondate, ma da un vergognoso pregiudizio.

Maggior cautela avrebbe consigliato prudenza non perché il Sindaco sia fuori dai giochi, ma perché il contenuto della comunicazione prefettizia rivela un quadro fortemente preoccupante tanto che, dalle risultanze istruttorie e processuali acquisite, si evince il rischio una concreta situazione di connessione con la criminalità organizzata tale da condizionare la società Ritual. La chiusura quindi non è propriamente frutto di una pervicace volontà a distruggere né di un improvviso colpo di sole.

Già dalla data di comunicazione di inizio attività (SCIA), come per tutte le analoghe pratiche, sono state disposte le opportune verifiche. La rilevanza del cognome, non poteva non richiedere una maggiore cautela e attenzione, tanto che il Sindaco stesso ha ritenuto necessario investire direttamente il prefetto perché potessero esserci risposte puntuali nei tempi più brevi possibili. È passato qualche mese, sei per essere esatti. Pochi o tanti non lo so. Visto tuttavia il tenore della risposta, devo ammettere che la preoccupazione originaria era più che giustificata. C’è quindi e non poteva che esserci anche la responsabilità del sindaco in continuità e coerenza all’impegno assunto al momento dell’insediamento sul fronte non facile della legalità. Se questa è una colpa, ne sono felice. Più che una medaglia da appuntarsi sul petto, che comunque non rifiuto, sento l’orgoglio di aver fatto solo ed esclusivamente il mio dovere.

I cognomi non c’entrano nulla. Resto dell’opinione che non basta portare un cognome pesante per essere additato come sporco assassino o un incallito collezionista di reati. Non basta neppure essere nativi di Platì o calabresi per diventarlo. Diciamolo una volta per tutte senza timore: la nostra città è piena di calabresi sani che non intendono per nulla farsi rappresentare da chi ha avuto o ha a che fare con organizzazioni ‘ndranghetiste che qui ne hanno interpretato le gesta.

Si tratta di gente onesta, sana, laboriosa, perfettamente inserita nel tessuto sociale e nei circuiti virtuosi della nostra città e diversi portano cognomi tristemente noti alle cronache. In uno stato di diritto l’omonimia non può essere considerata una sorta di condanna preventiva come non ci si deve meravigliare e tanto meno può bloccare verifiche e accertamenti quando se ne avverte la necessità. Chi non c’entra non ha paura, non grida al complotto, non si aspetta interventi d’autorità, collabora, denuncia, dà battaglia e si oppone per la salvaguardia del buon nome della Calabria e dei calabresi. Vuole legalità e normalità. Questa è la Calabria vera, qui c’è ed è viva. Nessuno potrà mai scalfire questa mia convinzione.

D’altra parte, se si dovesse giudicare sulla base delle omonimie, un Maiorano, che non so chi sia, ma letto sui giornali parecchi anni fa, si è macchiato di un paio di delitti nel Salento; un altro, di nome Antonio, lo si trova nell’elenco delle vittime di mafia che leggiamo tutti gli anni alla manifestazione di Libera; un altro ancora, Leonardo, vescovo di Siponto (l’odierna Manfredonia) è annoverato tra i santi della Chiesa cattolica, mentre, ironia della sorte, un Papalia, sì proprio un Papalia, bergamasco tutto di un pezzo con papà ex questore di Reggio Calabria e lo zio procuratore Capo della Repubblica in Veneto, era il custode giudiziale con il quale ho interloquito e dal quale ho preso in consegna l’appartamento confiscato di via Nearco. Non so se per costola di Adamo nei due casi possa esserci un qualche collegamento all’interno di situazioni così diverse. L’araldica non ci aiuta. Dall’albero genealogico, curiosando tra i diversi rami ed andando molto indietro, la cosa non appare, anzi risulta inverosimile. Di certo so che né io né quel Papalia abbiamo comunanza alcuna con quelli più noti alle cronache giudiziarie. Da credente posso solo sperare nella possibile destinazione ultima con il santo: molto dipende da me; tantissimo dalla misericordia che mi sarà usata a causa delle mie tante fragilità.

Altra profonda convinzione è quella che per tutti è aperta la strada possibile della revisione della propria condotta, del pentimento e del riscatto. Non è proprio la strada che porta direttamente in Paradiso, ma l’opportunità da non rifiutare processi e percorsi anche di duri sacrifici, che, per chiunque sia intenzionato ad accettarli, resta l’unica via umanamente accessibile di rientro nella normalità civile senza aspettarsi applausi.

Al coraggio di percorrerla, non c’è alternativa possibile se non quella della via dell’inferno, lastricata, come si dice, di buone intenzioni. E qui mi fermo nel rispetto della libertà di scelta individuale.

Annunci

Pubblicato il 30 novembre 2016 su CULTURA, LEGALITA', POLITICA LOCALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: