REFERENDUM COSTITUZIONALE: LO SCENARIO DEL DOPO VOTO SECONDO ME

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di David Arboit

Il voto del 4 dicembre è ormai solo un voto di fiducia sul governo Renzi. Il 4 dicembre gli italiani voteranno la fiducia al governo Renzi, la riforma costituzionale c’entra poco, e per la maggior parte di quelli del No è solo un pretesto.

Poco importa al fronte del No della riforma costituzionale, e quando si parla di forme della costituzione e si chiede spiegazione del dettaglio degli articoli, il fronte del No balbetta critiche inconsistenti e pretestuose (ennesima prova nel confronto Landini/Renzidi domenica scorsa: a domanda precisa segue risposta sempre e comunque evasiva).

Sono il jobs act, la riforma della buona scuola e tutto ciò che il governo ha fatto quello su cui effettivamente si andrà a votare. Questo realisticamente e il dato.

Logica conseguenza quindi, che il giorno 5 se vince il No, il Governo Renzi si dimetta perché è stata votata la sfiducia non dai rappresentati, ma dal popolo italiano in persona.

E altrettanto logica conseguenza che si vada a votare al più presto per consentire al Paese di scegliere democraticamente una nuova coalizione di governo, qualunque altro accrocchio sarebbe un nuovo vulnus alla democrazia.

Ma in quale situazione politica si andrà a votare?

Difficile dirlo, ma posso provare a fare una previsione riguardo a casa mia. Come ha comunicato Massimo D’Alema ai suoi intimi, in un momento di chiacchiere in corridoio, durante una visita a Bruxelles alcuni giorni fa, “che vinca il Sì o che vinca il No poco importa, la scissione del PD si farà, e non sarà una scissione come quelle di Fassina o di Civati”. C’è insomma chi sta scaldando i motori, chi è già pronto a spaccare il Partito, non è una novità (clicca qui 1) (clicca qui 2). Quindi a febbraio congresso straordinario del PD e scissione, e poi si andrà al voto.

Non tutti la vedono come D’Alema e c’è chi prova già da oggi a limitare i danni, che potrebbero essere irreparabili, prodotti da un frazionismo che da sempre ammorba la sinistra italiana (clicca qui). La storia peraltro dimostra che chi di frazionismo ferisce di frazionismo perisce perché il fenomeno si riproduce continuamente fino a raggiungere l’estremo limite del due in uno: la personalità bipolare.

Stando ai sondaggi di oggi, il risultato delle elezioni (supponiamo si tengano a giugno) potrebbe essere il seguente. 35% M5S perché il No, in fondo, è antipolitico per natura, annichilisce tre anni di passaggi e trattative parlamentari, cioè di politica, e quindi è logico che gonfi quasi esclusivamente le vele dell’antipolitica. Il PD al 23% perché la scissione non sarà come quella di Fassina, lo ha detto il leader Massimo. Lega 13%, Forza Italia 9%, Sinistra Italiana 10% (sovrastimato perché dubito che la mummia resuscitata D’Alema, che è più antipatico di Hillary, riesca a riportare al voto le masse popolari degli astenuti), Fratelli d’Italia 4%, NCD-UDC 4%, Altri 2%. Tolto il ballottaggio che è ormai ritenuto strumento tipicamente appartenente alla “deriva autoritaria”, visto il prevalente orientamento proporzionalista riguardo al sistema elettorale quale governo potrebbe uscire da questi numeri? E con quali programmi condivisi? Difficile dirlo, ma in ogni caso occorre valutare attentamente i rischi con una analisi seria delle forze in campo (clicca qui). C’è chi un progetto lo ha già in mente, e non è detto che sia una illusione perché, lo dice D’Alema, la destra è più capace di compattarsi: non ha la pessima abitudine di farsi esami sulla “destrità” di chi ne fa parte (clicca qui).

Invece il tafazzismo di sinistra, cioè il bertinottismo, non muore mai. «La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa».

Se non comanda la politica comandano le oligarchie economico finanziarie con i loro  strumenti massmediatici. E chi vuole castrare la politica, chi vuole rendere la politica impotente, è al servizio delle oligarchie economico finanziarie.

P.S. Ma forse la migliore interpretazione psicopolitica di certe scelte suicide dei sedicenti di sinistra e il concetto freudiano di invidia del pene.

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Pubblicato il 22 novembre 2016 su POLITICA NAZIONALE, REFERENDUM COSTITUZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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