REFERENDUM COSTITUZIONALE: IL RICORSO ONIDA È PER 7 RAGIONI IRRAZIONALE

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di David Arboit

Il ricorso Onida sul quesito referendario è una azione legale irrazionale e per certi versi irresponsabile. Ma considerato che Valerio Onida ha un certa competenza in materia costituzionale, si è più propensi a pensare che il ricorso in discussione in questi giorni presso il Tribunale civile di Milano sia più una iniziativa strumentale che un atto irrazionale. L’elemento di irresponsabilità in questo ricorso risulta dalla seguente prevedibile conseguenza: se accolto e in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale, avrebbe come risultato un rinvio della consultazione elettorale, un prolungarsi fino a giugno della campagna elettorale con il conseguente grave stato di incertezza sulle sorti del Governo e del Paese. Una situazione che per l’Italia sarebbe una iattura.

Per quali ragioni questa azione legale è irrazionale e/o imprudente e strumentale?

In sintesi il ricorso Onida contesta la legittimità del quesito unico, e cioè il fatto che materie eterogenee siano state inserite in un unico testo che impone un pronunciamento unico: un Sì o un No. Onida chiede per questa ragione la sospensione della consultazione elettorale. Il ricorso non è niente altro che una riproposizione in altra forma di quello già proposto da M5S al TAR del Lazio.

È di oggi la notizia che il Tribunale si è preso altri 10/15 giorni per decidere, cosa che probabilmente vanifica di fatto l’ipotesi di un rinvio del voto.

In ogni caso, che tipo di valutazione può dare il Tribunale civile di Milano?

1) – Non può certamente deliberare una sospensione della consultazione elettorale. Non ha le competenze e il potere di farlo. La richiesta di sospensione posta in questa sede è irrazionale. Il tribunale milanese può soltanto deliberare che l’ipotesi Onida (gli elettori sono danneggiati dalla eterogeneità del quesito) è opportuno che sia accertata e verificata nell’unica sede competente: la Corte Costituzionale. Può insomma rinviare il problema alla Corte Costituzionale e chiedere che la Consulta si pronunci con una dichiarazione di incostituzionalità della legge n. 352 del 1970, legge nella quale non sono previsti criteri di valutazione a proposito della omogeneità del quesito.

2) – Ma sul tema la magistratura si è già espressa poco tempo fa, quando la Corte Suprema di Cassazione (organo per natura di garanzia) ha valutato come lecita la formulazione del quesito. Questa Corte, pur registrando la piena legittimità del quesito, avrebbe anche potuto avanzare l’ipotesi motivata della esitenza di profili di incostituzionalità e quindi avviare una procedura di verifica. Ma non lo ha fatto. Distratti? Incompetenti? Secondo Onida evidentemente sì.

3) – Dopo il pronunciamento del Tribunale civile di Milano, se la questione arrivasse alla Consulta, si avvierebbe un iter dalle conseguenze difficilmente prevedibili. Quando la Corte Costituzionale potrebbe mettere in calendario la trattazione del caso? Quando la sentenza con pubblicazione delle motivazioni? Ad aprile, a maggio? E poi quando il Governo dovrebbe fissare la nuova data del referendum? Giugno, luglio, settembre? Per consetire una campagna elettorale decente su questioni così complesse si finirebbe a novembre 2017. Ma la legislatura termina nel giugno 2018 e ci possiamo permettere di arrivare alle soglie della campagna elettorale 2018 in stato di confusione istituzionale? Che tipo di campagna elettorale referendaria potrebbe emergere con 5 o 6 quesiti, come differenziare e motivare la differenziazione dei voti (1 Sì, 2 e 3 No, 4 Sì, 5 No)?

4) – Quarto elemento di irrazionalità. La Consulta ha il potere di sospendere la consultazione elettorale? La risposta è no. Le norme che regolano i comportamenti della Consulta prevedono solo che abbia il potere di sospendere alcune norme o atti in caso si verifichino gravi conflitti tra Stato e Regioni.

5 – Secondo quanto riportato dai mass media, è stato ipotizzato, in fase di illustrazione del ricorso in Tribunale, un intervento del Presidente della Repubblica, il quale, prevedendo una possibile dichiarazione di incostituzionalità della legge 352 del 1970, con proprio decreto dovrebbe sospendere la consultazione elettorale del 4 dicembre. A parte il fatto che questa iniziativa sarebbe senza precedenti (bloccare per decreto una cosultazione popolare, e per quanto tempo poi), che dire del fatto che la legge Calderoli, detta Porcellum, in vigore dal 2006 al 2016 è stata sottoposta vari ricorsi e già dal 2008 sono stati avanzati dubbi sulla sua costituzionalità? Per decreto del Presidente della Repubblia non si sarebbe più dovuto votare in Italia a partire dal 2008, fino al pronunciamento della Consulta del 2016? In ogni caso il rinvio di una consultazione elettorale a un mese dalla data di svolgimento, che sia fatta per decreto presidenziale o per delibera della Consulta, stabilirebbe un precedente pericolosissimo per chiunque abbia a cuore veramente la democrazia. Il precedente consentirebbe in futuro di ipotizzare altri rinvii a causa di gravi disastri naturali oppure, ancora peggio, per ragioni di presunta sicurezza nazionale o ordine pubblico. Quinto elemento grave di irrazionalità.

6) – Una riforma costituzionale deve essere per sua natura un corpo organico e coerente, non è pensabile una riforma costituzionale “à la carte” in cui si piglia questo e quello ma non quell’altro. Già di per sé l’espressione “spacchettamento” usata dal fronte del No è fuorviante perché rimanda a un oggetto, il pacco, che puo contenere assieme nello stesso spazio cose di ogni tipo, molto diverse tra loro. Occorre invece parlare di “smembramento”, e smembrare una riforma costituzionale è chiaramente irrazionale.

«Tutto si tiene. – scrive carlo Fusaro – E la riforma risponde a una strategia complessiva e coerente. Come si fa per esempio a dire: mi piace il nuovo Titolo V (rapporti Stato-Regioni) ma non voglio il Senato delle autonomie? O viceversa? Oppure voglio le più alte garanzie previste ma anche lasciare la doppia fiducia?»

«La riforma considerata nel suo insieme – continua Fusaro – può vantare un’eccellente coerenza di oggetto, contenuto e relazioni fra le sue parti:

  • riforma il bicameralismo, lo fa senza abolire la seconda Camera ma cercando di farne una camera in grado di rappresentare le istituzioni territoriali (Regioni, città);
  • fa ciò nel momento in cui tenta di risistemare le competenze legislative fra Stato e Regioni (al fine di evitare una conflittualità eccessiva e un velleitarismo legislativo regionale rivelatosi non all’altezza delle aspettative del 2001) a chiaro vantaggio dello Stato;
  • in ultima analisi, la legge del Parlamento prevarrà senza ambiguità su quella regionale: proprio per questo Regioni e Comuni «entrano in Parlamento» grazie al nuovo Senato;
  • conseguentemente al suo nuovo ruolo, il Senato non è eletto direttamente e dunque non è più titolare del rapporto fiduciario;
  • la Camera – eletta direttamente su base partitica – prevale di norma in materia legislativa;
  • c’è un certo rafforzamento del potere procedurale del governo in Parlamento, bilanciato peraltro dai nuovi limiti alla decretazione d’urgenza».

7) – La riforma è una legge che il Parlamento ha votato come unitaria. È lecito domandarsi se sia legittima l’operazione di smembramento delle parti, e chi decide che cosa smembrare, a fronte anche del fatto che il fronte del Sì ha raccolto 600.000 firme per questo referendum e con questo quesito? Peraltro il processo legislativo prevede una lavoro di approfondimenti e discussioni che comportano intese e compromessi tra diversi punti di vista che vengono parzialmente accolti e bilanciati in un equilibrio che è sia politico sia normativo.

 

INSOMMA si stenta acredere che a un mese dalla data del voto autorevoli costituzionalisti pongano all’ordine del giorno la questione dello smebramento e del rinvio del voto.

Perché lo fanno? La battaglia referendaria è, e si prospetta, senza esclusione di colpi, e parossisticamente polemica. Quindi il buon senso latita sempre di più.

In ogni caso il ricorso Onida esibisce plasticamente e chiaramente la differenza di fondo tra fronte del No e fronte del Sì. Quelli del No hanno l’obiettivo di “mandare a casa” il governo Renzi, obiettivo mascherato da zelo democratico, e alcuni tra loro sono pronti perfino, se lo ritengono utile al loro disegno, a rimandare la consultazione elettorale, e portare avanti una estenuante campagna elettorale fino a giugno, tenendo a lungo nell’incertezza il Paese, il Governo e la governabilità dell’Italia.

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Pubblicato il 4 novembre 2016 su POLITICA NAZIONALE, REFERENDUM COSTITUZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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