REFERENDUM COSTITUZIONALE: IL BICAMERALISMO PERFETTO GENERA UNA BASSA PERCENTUALE DI NAVETTE? FALSO!

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di David Arboit

Il fronte del NO in genere con i numeri non si misura, e quando si misura sbaglia. È un altro elemento che dimostra come il fronte del NO esibisca una spiccata tendenza alla semplificazione e alla superfiacialità. Poche competenze in matematica? Spiccata vocazione polemica e quindi a barare sui dati? Decidetelo voi. In ogni caso il risultato è la dinsinformazione. Chi bara, o e superficiale, sulle informazioni non ha il diritto di ergersi a paladino della della democrazia perché è nemico democrazia.

Prendiamo, per esempio, il caso delle cosiddette “navette”.

Con “navette” si indica la spola che le leggi fanno avanti e indietro tra Camera e Senato moltiplicando il numero delle discussioni e approvazioni della stessa legge.

Obiettivo del fronte del NO è dimostrare che non è vero che una buona parte delle leggi fa avanti/indietro tra Camera e Senato e quindi il fronte del SI con questa “bugia” vuole coprire i suoi progetti autoritari.

Vero o Falso?

Analizzando i dati forniti dal Centro Studi Osservatorio sulla Legislazione della Camera dei Deputati si nota in primo luogo che il 38,8% della produzione legislativa si riferisce a leggi di ratifica. Sono leggi che semplicemente recepiscono trattati o accordi internazionali, che sono di fatto intoccabili, e solo in casi eccezionali subiscono il “vai e vieni” della navetta. Il 2,74% delle leggi sono di tipo europeo anch’esse recepite e basta. Totale il 41, 54% della produzione legislativa deve essere escluso dal computo se si vuole fare una valutazione seria e non superficiale della incidenza delle navette (clicca qui). Ammesso non concesso che i numeri dati nella tabella sopra siano veri, da 224 devo togliere 93 (il 41, 54%) leggi di ratifica di trattati internazionali. Rimangono 131 leggi e su questa le leggi approvate con navette (44) mi danno una percentuale di 33,6%.

Basta questo a smentire la tesi del fronte del NO, ma si può documentare anche dell’altro.

Il Servizio Studi del Senato ha redatto guarda caso un breve documento (clicca qui) proprio sul tema “bicameralismo e navette” riferito alla scorsa legislatura, la XVI (2008-2013).

Leggendo il testo sappiamo che su 391 leggi ben 90 sono state approvate con navette. Se ci fermiamo a leggere qui significherebbe il 23% (numero comunque un po’ diverso da quello citato in tabella sopra). Peraltro con casi di 3 o 4 letture i cui tempi sono descritti dal documento, e sono fuori dal computo quei casi in cui magari dopo la quarta lettura la legge è finita in un binario morto: non approvata. Ma non basta. Da 391 occorre togliere le 131 leggi di ratifica per le ragioni dette sopra, per cui la perecentuale di leggi “vai e vieni” sale al 34,6%.

Ma a quanto precede occorre aggiungere la seguente considerazione: il decreto legge deve essere convertito entro 60 giorni, pena la decadenza. Allora si può affermare che, essendo contingentato, costringe a minimizzare gli effetti di lungaggine prodotti dalla navette, proprio perché il Parlamento ha dei tempi brevi e determinati per approvarlo, e non può cincischiare con le navette: o lo approva o lo respinge (infatti solo 24 su 106 decreti legge sono stati “navettati”). Perciò è allora logico ipotizzare di toglire da 391 le leggi di ratifica (131) ma anche i decreti legge non navettati (82). Questa operazione ci dice che rimangono 178 leggi e che quindi la navetta ha rallentato l’approvazione de 50% delle leggi. «Se si escludono ratifiche e conversioni – conclude il documento del Senato – senza navette sono stati dunque 88 i disegni di legge divenuti legge».

Numeri non chiacchiere.

Vale la pena poi buttare uno sguardo su quali cruciali problemi hanno imposto la riflessione, la ponderazione, l’attenta e prudente valutazione garantita dalle navette. Ha richiesto ben 5 letture la legge per lo «sviluppo degli spazi verdi urbani». Quattro letture ci sono volute per i 72 articoli della legge omnibus su competitività, semplificazione, processo civile e deleghe varie; qui la navetta è lo strumento efficace per ficcare nella legge l’articoletto chiesto dal lobbysta e per cui il deputato e lautamente compensato. Quattro navette sono state necessarie per i 61 articoli del Codice della strada del 2010. Tre letture sono state perfino necessarie per il contributo alla biblioteca italiana per ciechi «Regina Margherita», come per la libertà e lo statuto d’impresa o per gli impianti protesici mammari. Record un Ddl di Berlusconi del 2008 sul lavoro: dallo stralcio alla Camera gemmano 3 Ddl che terminano l’iter in 2 anni e mezzo con in tutto 14 navette (900 giorni).

I numeri sono chiari.

E poi alla fin fine, volendo riflettere e ponderare prudentemente a monte del “avanti/indietro”, chiediamoci se delle due letture c’è sempre veramente bisogno per tutte le leggi? È sensato rispondere in questo caso proprio ed esattamente No. Ed è su questo che interviene la riforma, cioè per dire quando è giusto che ci siano due lettute e quando invece no.

Chi dice “basta un Sì”, quindi, dice No all’“avanti/indietro”.

 

Le condizioni di esitenza della democrazia Qualunque forma o riforma costituzionale rischia però di essere inutile. Condizione necessaria per l’esitenza della democrazia in un Paese è il diritto di voto e la possibilità di esercitarlo liberamente; è condizione necessaria ma non sufficiente a garantire l’esitenza della democrazia. La democrazia esiste se e solo se il cittadino ha a disposizioni fonti informative sufficienti, e se e soltanto se il cittadino ha il tempo e la voglia per lavorare su queste fonti per costruirsi una opinione che sia formata e fondata su fatti e competenze, e non su chiacchiere e sentito dire. Quando si può votare liberamente c’è solo la possibilità della democrazia; la democrazia diventa reale quando il cittadino vuole costruirsi una opinione informata e dedica a questo compito tempo e lavoro. Senza questo lavoro politico, senza questa partecipazione informata non c’è democrazia, c’è un simulacro di democrazia: ci si lascia pigramente e liberamente prendere in giro dai demagoghi.

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Pubblicato il 1 novembre 2016 su POLITICA NAZIONALE, REFERENDUM COSTITUZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Coloro che sostengono il no credo siano deboli in matematica chi scrive queste cose deve invece aver fatto un master di bizantinismo

  2. Bizantinismo? Può essere. Chi scrive ha studiato analisi matematica, fisica e filosofia quindi ama, come René Descartes, l’analisi. A parte la personale vocazione all’analisi, c’è da dire che l’analisi è molto utile: serve a evitare di farsi intortare dai numerosi venditori di fumo e bufale attualmente in circolazione. Una mentalità profondamente inattuale, lo so, è fuori moda.

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