REFERENDUM COSTITUZIONALE: UN PARLAMENTO DI NOMINATI NELLE MANI DEL PREMIER? COME FUNZIONA VERAMENTE L’ITALICUM

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di David Arboit

Che a proposito del referendum costituzionale Marco Travaglio accumuli giorno dopo giorno balle e svarioni mi pare cosa ovvia e normale. Che in un errore da matita blu sia incappato il professor Gustavo Zagrebelsky è cosa piuttosto strana. Eppure… Siamo limitati e tutti possiamo sbagliare.

Ho grande stima di Gustavo Zagrebelsky e tra le cose che ho studiato per capire di più a proposito della riforma costituzionale c’è anche il suo volumetto “Loro diranno, noi diciamo”. Ed è qui che ho trovato l’errore. È un errore importante perché è uno dei pilastri della teoria della “deriva autoritaria” tramite “combinato disposto” che darà tutto il potere al Primo Ministro, che non sarà più un Presidente del Consiglio, e avrà un Parlamento di lacché. Zagrebelsky scrive «Il combinato disposto di capilista “bloccati” e candidature plurime – pensato per assicurare, grazie alle opzioni, l’elezione ai leader delle formazioni più piccole – sarà che il 60-70% dei deputati risulterà non eletto, ma nominato dai partiti attraverso la collocazione a “capo” della lista.»

Che l’affermazione “una Camera dei Deputati di nominati” fosse una interpretazione errata della legge lo si poteva facilmente capire sapendo che sui 340 deputati che ottiene chi vince ben 240 sono eletti con le preferenze. Ma rispetto a questo si suole ribattere “si ma per i partiti minori…”. Vale quindi la pena di approfondire.

L’affermazione di Zagrebelsky viene confutata a suon di numeri da una simulazione realizzata dal professor Roberto Ceriani, docente di Matematica e Fisica, nonché dirigente scolastico ormai in pensione, del Liceo Scientifico Statale Giambattista Vico di Corsico (clicca qui).

Dalla disamina del professor Ceriani appare tra l’altro evidente che la norma dei capilista bloccati è di fatto quasi inutile, mentre nel contempo è argomento polemico continuamente sbandierato dai partigiani del NO, e che vista la grande superficialità in cui sguazza il dibattito politico fa presa.

Nel testo di Zagrebelsky, purtroppo, troviamo però un altro errore.

Sempre nella parte in cui si prende in esame l’Italicum troviamo scritto «cosa succede se due liste raggiungono almeno il 40% dei voti (come accadde alle elezioni del 2006)? Secondo la lettera della legge, entrambe avrebbero diritto a 340 seggi, dunque dovremmo avere – contro il dettato costituzionale – una Camera composta da 680 deputati più gli eletti all’estero». In realtà l’Articolo 2 dell’Italicum al comma 25 stabilisce che L’Ufficio centrale nazionale «individua la lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale» e se ha superato il 40% gli assegna il premio di maggioranza.

Ce ne saranno altri?

Sempre nelle stesse pagine, Zagrebelsky critica l’effetto distorsivo della rappresentanza prodotto dal ballottaggio. Qui l’errore del professore non è tecnico come nei due precedenti casi ma politico, quindi lo si perdona tranquillamente. Riprendo un esempio fatto dal professor Ceriani con una piccola correzione riguardo ai voti della lista A per rendere l’esempio più evidente.

ESEMPIO: Al primo turno la lista A ottiene il 39% dei voti, la B il 30%, la C il 25%, la D l’8%, la E il 2%. La lista E non ottiene seggi. La lista A sfiora il 40% che garantisce il premio ma non lo raggiunge. Si va al ballottaggio fra le liste A e B. Se al ballottaggio vince la lista B, la lista B ottiene 340 seggi. I rimanenti 278 seggi vengono suddivisi in proporzione ai voti ottenuti nel primo turno fra le liste A, C e D. È chiaro che il sistema del ballottaggio penalizza la lista A che ottiene meno deputati di quelli che avrebbe ottenuto con una ripartizione dei seggi proporzionale pura. Vero. Ma il fatto è che il turno di ballottaggio è una nuova consultazione democratica nella quale i cittadini esprimono liberamente democraticamente una loro volontà. Nell’esempio la maggioranza dei cittadini non vuole che governi A, e quindi sceglie e vuole che governi B. La domanda allora diventa: il ballottaggio presente nelle elezioni comunali italiane e nelle elezioni politiche di molti Stati è o non è una forma di espressione democratica della volontà popolare? Se non lo è lo si dica: il ballottaggio non è una forma di consultazione elettorale democratica.

N.B. Era meglio affidare a un buon editor la lettura, in modo farsi aiutare con una seria revisione del testo (spot finale pubblicitario, è il mio mestiere).

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Pubblicato il 20 ottobre 2016 su POLITICA NAZIONALE, REFERENDUM COSTITUZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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