BUCCINASCO: IL CASO DEL COMUNE CATTIVO CHE SFRATTA. TUTTI GLI AIUTI NEL RISPETTO DELLE NORME E DELLA LEGALITÀ

Ufficio stampa Comune di Buccinasco

Il sindaco di Buccinasco Giambattista Maiorano precisa quanto fatto fino ad oggi per la famiglia che ha dovuto lasciare la casa d’emergenza messa a disposizione dal Comune per 14 mesi.

L’attenzione al sociale è sempre stata, fin dall’insediamento del sindaco Giambattista Maiorano, uno dei punti fermi dell’azione politica dell’Amministrazione comunale, tanto è vero che la spesa destinata agli aiuti alle famiglie in difficoltà è cresciuta negli anni. Qualche esempio: è stato introdotto un fondo per chi è colpito dalla crisi economica, è stato creato uno Sportello lavoro, sono stati pubblicati bandi per aggiornare costantemente le graduatorie di chi ha diritto ad una casa popolare. Il Comune, inoltre, ha destinato alcuni appartamenti confiscati alla criminalità organizzata a situazioni di emergenza, ad esempio sfratti improvvisi.

I coniugi Rossella Tassone e Yehia Mohamed Hassan con il figlio 29enne Farouk sono seguiti dal Servizio sociale del Comune dal mese di luglio 2008. Negli anni hanno ricevuto contributi economici e da dicembre 2015 sino a fine settembre 2016 hanno vissuto a titolo completamente gratuito in un appartamento destinato alle situazioni di emergenza.

“Nel corso dell’ultimo anno – precisa il sindaco di Buccinasco Giambattista Maiorano – la famiglia è stata incontrata più volte sia da me che dall’assistente sociale con l’obiettivo di cercare una soluzione abitativa alternativa in vista della scadenza dei termini di rilascio della casa (per cui hanno avuto di fatto ben tre proroghe) e per aiutare il figlio nella ricerca di un lavoro. Nessuna proposta tuttavia è stata accettata: il giovane ha rifiutato una borsa lavoro che gli avrebbe dato un’entrata di 400 euro, lo avrebbe formato e gli avrebbe dato l’opportunità di farsi conoscere lavorativamente; i coniugi hanno rifiutato di cercare un’abitazione in zone meno costose del nostro territorio, per esempio nelle vicinanze di Pavia, nei pressi del paese di residenza di una delle due figlie in cui gli affitti risultano meno onerosi. A loro il Comune potrà dare un ulteriore contributo previsto per soluzioni abitative. Come si può dire che il Comune non aiuta e non ha fatto niente?”

“Nel frattempo – continua il sindaco – è stato consigliato loro di presentare domanda per un alloggio popolare ed essere inseriti nella graduatoria che sarà formata secondo i criteri stabiliti dalla Regione. Il Comune ha il dovere di rispettare le regole e di aiutare chi è più in difficoltà: attualmente la casa lasciata dai coniugi deve essere necessariamente data ad una famiglia senza reddito con un minore gravemente malato. La famiglia non è mai stata lasciata sola: anche ieri mattina l’assistente sociale aspettava la signora Tassone e il marito che tuttavia non si sono presentati all’incontro. Abbiamo fatto tutto il possibile: non possiamo fare l’impossibile, ossia assegnare alla famiglia una casa gratuitamente e senza bando”.

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Pubblicato il 6 ottobre 2016 su LEGALITA', POLITICA LOCALE, SERVIZI SOCIALI. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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