REFERENDUM COSTITUZIONALE, IL DITO E LA LUNA: IL PROBLEMA DEL TESTO DEL QUESITO SULLA SCHEDA

referendum-costituzione-2016

di David Arboit

Le discussioni e dibatti sul referendum costituzionale evidenziano un fatto a mio giudizio inoppugnabile: i sostenitori del No si concentrano sui dettagli per oscurare il nucleo portante della riforma. Esemplare il furioso dibattito sulla scheda e su quello che sulla scheda c’è scritto.

Chi grida allo scandalo, per esempio Alessandro Gilioli su L’Espresso (clicca qui), dice in sostanza che nei precedenti referendum la formulazione del quesito referendario era burocratica e quindi neutrale. Leggendo quelli da lui proposti occorre però aggiungere anche assolutamente incomprensibile per chi va a votare. Mentre nella scheda su cui andremo a votare sono riportati alcuni elementi politici («connotati politici»). Ma che cosa sono questi cosiddetti «connotati politici»? Sono le opinioni del Sì? No, assolutamente no. Sono i contenuti più importanti della legge. Lo stesso Gilioli lo ammette quando dice è «tutto vero». È vero che la riforma della costituzione prevede:

  • il superamento del bicameralismo;
  • la riduzione dei parlamentari;
  • il contenimento dei costi della politica;
  • la soppressione del Cnel;
  • la revisione del titolo V della costituzione, cioè dei rapporti Stato-Regioni.

Tutto vero ma poteva essere detto diversamente continua Gilioli. Come? Così:

  • Creazione di un nuovo Senato non eletto dai cittadini
  • Doppio incarico di senatori e consiglieri regionali
  • Creazione di nuovi procedimenti tra Camera e Senato fino un massimo di dieci per l’approvazione delle leggi
  • Riduzione dell’autonomia delle regioni
  • Triplicazione del numero delle firme necessarie per le proposte di legge di iniziativa popolare?”

Invece no, non poteva proprio essere scritto diversamente, né così, né essere scritto in altro modo. Gilioli mostra di ignorare che nelle schede referendarie anche questa volta, esattamente come nelle precedenti, viene semplicemente riportato il titolo della legge per come è stato formulato e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale (clicca qui).

A questo si deve aggiungere che sulla legittimità della formula del quesito si deve esprimere, come sempre, la Corte di Cassazione. Se il quesito è palesemente propagandistico allora vuole dire che la corte di Cassazione o ci fa o ci è: o sono degli incompetenti e non hanno capito che è illegittimo, o sono in malafede e hanno voluto favorire il governo. Fate voi.

È quindi falsa, un “gioco delle tre carte” retorico fatto con le parole, la seguente affermazione di Gilioli «in questa scheda la domanda contiene in sé (solo) argomentazioni a favore di una delle due risposte». Con la parola “argomentazioni” in italiano si indicano “ragionamenti, giudizi, interpretazioni, opinioni, punti di vista”; il testo del quesito non contiene giudizi, contiene invece il titolo della legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, cioè dei fatti giuridici, delle precise previsioni di legge contenute nella riforma.

A Gilioli risponde peraltro con semplicità e chiarezza un cittadino in un commento all’articolo:

Francesco 24 settembre 2016 alle 06:31

È la prima volta che i cittadini capiranno a fondo ciò che si vuol votare.

Anche al di là delle piccole omissioni, ignoranze e giochetti retorici di cui sopra, la proposta alternativa di formulazione del quesito di Gilioli fa acqua da tutte le parti e dimostra si di essere, questa sì, una collezione di opinioni, facilmente confutabili, del fronte del No.

  • Creazione di un nuovo Senato non eletto dai cittadini. Il Senato cambia funzione, diventa una Camera delle regioni nella quale entrano Consiglieri regionali ELETTI dai cittadini, consiglieri che rappresenteranno gli interessi delle Regioni.
  • Doppio incarico di senatori e consiglieri regionali. Detto in altro modo saranno oberati e non faranno bene né l’uno, né l’altro. Già oggi gli eletti negli Enti locali sono costantemente in contatto con lo Stato centrale per coordinare numerose politiche (Conferenza Stato-Regioni, ANCI ecc.). Il Senato inoltre non sarà più riunito in permanenza come oggi (il Bundesrat tedesco per esempio si riunisce mediamente una volta al mese). È ipotizzabile quindi al massimo una settimana di lavoro al mese tra discussioni e votazioni. La parte istruttoria dei temi è già l’azione di governo locale.
  • Creazione di nuovi procedimenti tra Camera e Senato fino un massimo di dieci per l’approvazione delle leggi. Troppo complicato? No di certo. Il passaggio da una situazione in cui tutte le leggi sono votate nello stesso modo, e più volte, dalla due Camere a una divisione dei compiti obbliga a fare delle distinzioni e indicare procedimenti legislativi diversificati. Nella stragrande maggioranza dei casi (è stato stimato il 97%) il potere legislativo sarà solo della Camera dei deputati ed è quindi evidente la semplificazione.
  • Riduzione dell’autonomia delle regioni. Negli anni passati i conflitti di competenza Stato-Regioni sono stati una infinità e su questo è perfino intervenuta la Corte costituzionale elaborando il concetto di “clausola di supremazia” dello Stato su tematiche determinate. In un mondo globalizzato è ridicolo pensare che a ogni singola Regione possa essere consegnato il potere autonomo di fare, per esempio, una politica energetica, o una politica della infrastrutture. Che allo stato siano assegnati poteri di decisione su aspetti strategici, ma anche su aspetti che riguardano diritti dei cittadini che devono essere universali (attualmente alcune garanzie in materia di lavoro sono differenziate da Regione a Regione) è una scelta evidentemente necessaria e di buon senso.
  • Triplicazione del numero delle firme necessarie per le proposte di legge di iniziativa popolare. Sì (da 50.000 a 150.000, che non mi sembrano tantissime rispetto al numero degli elettori: 46 milioni nel 2013) ma oggi quasi nessuna legge di iniziativa popolare arriva a essere discussa. La riforma alza il numero di firme necessario, ma garantisce che le leggi popolari siano discusse e votate entro tempi certi.

In conclusione i 5 argomenti alternativi dimostrano smaccatamente la vocazione del fronte del NO a cercare il pelo nell’uovo, a parlare del pelo nell’uovo e non dell’uovo.

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Pubblicato il 25 settembre 2016 su POLITICA NAZIONALE, REFERENDUM COSTITUZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. E’ stato Renzi a buttarla in “caciara”.
    Al Referendum le schede dovrebbero essere due e non una……!!

    Una esattamente come quella sopra …..ed un’altra con un SI o un NO a RENZI …!!!!

    E poi contiamo………

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