LA GIORNATA EUROPEA DELL’OLOCAUSTO ROM E SINTI

di David Arboit

Il 15 aprile del 2015, il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione che istituisce il 2 Agosto come Giornata europea della commemorazione dell’olocausto dei Rom. Nella risoluzione possiamo leggere che «nelle camere a gas nello Zigeunerlager (campo degli zingari) di Auschwitz-Birkenau in una notte, tra il 2 e il 3 agosto 1944, 2.897 rom, principalmente donne, bambini e anziani, sono stati uccisi» (clicca qui). E sempre nella risoluzione possiamo leggere come l’antiziganismo sia un fenomeno culturale diffuso e da combattere.

Non so nel resto dell’Europa, ma in Italia la giornata del 2 agosto è stata poco o per nulla ricordata. La memoria. Smemorati? Si forse smemorati, e questo è già di per sé cosa grave. O forse peggio, cioè succubi di una cultura nazional-popolare dominante che viene registrata da Lucio Caracciolo sulla rivista “Limes” con il seguente ragionamento.

«Certo non possiamo invertire a comando sul movimento naturale della popolazione, – scrive Caracciolo – nemmeno se fossimo una dittatura. Ma non è consigliabile esimerci dal disegnare una strategia di sviluppo fondata sulla gestione sistemica dei flussi migratori, sull’integrazione di una quota determinante degli immigrati – soprattutto delle seconde, presto terze generazioni – e sulla correlativa necessità di stabilire relazioni speciali con le terre di origine dei nuovi italiani. Altrimenti la disputa sull’identità italiana sarà risolta nello scontro di piazza tra estremisti xenofobi militarizzati e bande di immigrati organizzate su fondo etnico-religioso, fra loro rivali. Con la maggioranza degli autoctoni a tifare per i primi, visto che l’82% degli italiani si dichiara ostile agli zingari (record europeo), il 69% ai musulmani (ci battono solo gli ungheresi, al 72%), cui si aggiunge lo zoccolo duro antiebraico (24%), sintomo classico di intolleranza per il “diverso”

C’è comunque una lodevole eccezione (clicca qui 1) (clicca qui 2)

Il populismo razzista e parafascista, quello delle ruspe, è già da lungo tempo sceso in campo e approfitta di ogni occasione per attizzare lo scontro immaginato da Lucio Caracciolo. Lo fa coltivando continuamente la paura in nome di una presunta emergenza Rom. Ma esiste veramente l’emergenza? Stando ai numeri non esiste. Il settimanale “Panorama” citava un anno fa i seguenti dati: «In Italia – scriveva Anna Mazzone – ci sono circa 180.000 persone di origine rom e sinti. Di questi, il 50% hanno nazionalità italiana e 4 su 5 vivono in regolari abitazioni, lavorano e studiano esattamente come gli altri cittadini italiani o stranieri nel nostro Paese. La piaga dei campi nomadi interessa 40.000 persone. Insomma, 1 rom su 5 vive in un campo.» Chiaro? L’80% dei Rom è perfettamente integrato e vive «esattamente come gli altri cittadini italiani», il restante 20% ha problemi di integrazione e deve essere aiutato con progetti di inclusione sociale. Stando ai numeri, quindi, il problema c’è, ma è molto limitato, anche se viene percepito e coltivato dal populismo razzista e parafascista come emergenza.

Che fare? L’Unione Europea ci aiuta a capire che cosa si può fare. Occorrono politiche intelligenti e serie di inclusione sociale (clicca qui).

Pubblicato il 5 agosto 2016 su CULTURA, POLITICA LOCALE, POLITICA NAZIONALE, SERVIZI SOCIALI. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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