TERRORISMO, UN GESTO SENZA PRECEDENTI: I MUSULMANI VANNO A MESSA

di David Arboit

Ieri, 31 luglio 2016, in Francia e in Italia, delegazioni di credenti musulmani e autorità religiose islamiche hanno partecipato alla Messa nelle Chiese cristiane cattoliche. È un gesto straordinario e senza precedenti che valorizza le differenze di tradizione religiosa senza alterare l’identità di ciascuno, e getta le basi di una fraternità umana per costruire una società mogliere nella pace e per il bene comune. È un gesto che si oppone nettamente e con chiarezza a tutti coloro che fin qui hanno interpretato il terrorismo come “guerra di religione”.

È un gesto simbolico che di per sé non risolve i tanti problemi sul tavolo, ma nel contesto culturale e politico nazionale e internazionale ha in ogni caso un potenziale comunicativo fortissimo. È «un gesto enorme» ha detto il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, perché rompe schematismi sclerotizzati che sono generatori di odio e di violenza.

In Italia l’adesione all’iniziativa è stata data da numerosissime comunità islamiche (clicca qui). La Confederazione Islamica Italiana, che comprende 356, moschee, ha annunciato su facebook l’adesione. Solo le moschee di Torino non hanno aderito comunicando che avrebbero testimoniato solidarietà in altri modi.

Nell’utilizzo “politico” della fede islamica si mescolano anche vicende storiche che hanno radici antiche, ragioni profonde e motivazioni storicamente plausibili come quella della lotta contro colonialismo degli europei (clicca qui) e poi della lotta contro il neocolonialismo e la logica dello scambio ineguale. Ma se è vero che la fede in Dio può generare soluzioni per gli antichi e colossali errori dell’Europa, queste soluzioni devono essere orientate alla convivenza pacifica nella giustizia sociale e non a una vendetta che fa crescere l’odio e genera morte.

Alle interpretazioni distorte e strumentali del tema terrorismo mette la parola fine papa Francesco con un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano Corriere della Sera (clicca qui). Prima di tutto ci dice il papa «Ma non credo sia giusto identificare l’Islam con la violenza. Non è giusto e non è vero. Ho avuto un lungo dialogo con il grande imam di Al Azhar e so come la pensano loro, cercano la pace e l’incontro. Il nunzio di un Paese africano mi raccontava dei musulmani che attraversavano la Porta santa giubilare e pregavano davanti alla Madonna. In Centrafrica l’imam è salito sulla papamobile con me. Si può convivere bene».

Secondariamente papa Francesco approfondisce e radicalizza l’analisi delle motivazioni che generano il terrorismo ipotizzando che possa essere una risposta completamente sbagliata a un desiderio che è di ideali, in un mondo dove domina il vuoto di senso, il nulla. «No so se dirlo, è un po’ pericoloso, ma il terrorismo cresce anche quando non c’è un’altra opzione in un mondo che mette al centro dell’economia il dio denaro e non la persona, l’uomo e la donna. Questo è già il primo terrorismo, un terrorismo di base contro tutta l’umanità. Pensiamoci».

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Pubblicato il 1 agosto 2016 su CULTURA, POLITICA INTERNAZIONALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

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