GLI ABITI MIMETICI DELLA ‘NDRANGHETA, LA LUCIDITÀ CHE SERVE: CHIAMIAMOLA MASSOMAFIA

Davide Imeneo, Avvenire, 13 luglio 2016

La ’ndrangheta è come una coda di lucertola. Se la tagli ricresce. E ricresce sempre in maniera organica e pervasiva, nonostante le innumerevoli eccellenti operazioni della magistratura. Si rigenera indossando un abito nuovo, tentando di mimetizzarsi tra le zone pulite della società… una sorta di ‘lifting’ del crimine che, però, non ottiene i risultati sperati.

Sono passati appena quattro giorni da quando il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha dichiarato che «i quadri dirigenziali della pubblica amministrazione sono più pericolosi della ’ndrangheta». Un’intuizione investigativa che viene confermata dall’Operazione Reghion, conclusa ieri e condotta dal Comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria su indirizzo della Procura guidata da Cafiero De Raho (clicca e leggi) (clicca e ascolta la conferenza stampa). Sono stati fermati alcuni uomini delle Istituzioni, dirigenti e funzionari del Comune. Pare dunque, che la ’ndrangheta abbia provato a indossare i panni dello Stato.

Ma la nuova ricrescita di questa ‘coda di lucertola’ non è circoscritta al solo fenomeno ’ndranghetistico. Gli inquirenti parlano di «comitato d’affari» che ormai va ben oltre i limiti del ‘patto di sangue’ di stampo mafioso. Si tratta di una zona grigia che si estende a macchia d’olio e che corrode ogni tipo di attività, tessendo una rete su scala nazionale: l’operazione, infatti, è stata condotta a Reggio Calabria, Milano, Roma, Brescia e Crotone.

Per provare a leggere le trame di questa nuova pagina della cronaca giudiziaria può tornare molto utile una delle tante ‘riflessioni’ del boss Pantaleone Mancuso, riproposta dagli inquirenti durante l’operazione Fata Morgana del 10 maggio scorso: «La ’ndrangheta non esiste più! La ’ndrangheta fa parte della massoneria! È sotto la massoneria… hanno le stesse regole. Bisogna modernizzarsi!… Il mondo cambia e bisogna cambiare tutte cose! Oggi la chiamiamo ‘massoneria’, domani la chiamiamo P4, P6, P9…». Ma forse sarebbe meglio chiamarla, sin da subito, massomafia.

E a definitiva conferma dell’esistenza di una struttura di tipo massonico interna alla ’ndrangheta, vengono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Cosimo Virgilio che ha riferito dell’esistenza di una loggia coperta composta da molti esponenti della malavita organizzata. ’Ndrangheta e massoneria si sono associate per condizionare non solo gli appalti ma anche il mercato del lavoro, le istituzioni, la politica. Il ‘comitato d’affari’ composto da imprenditori, uomini delle istituzioni, faccendieri e mafiosi è la palla al piede che affonda Reggio Calabria. «Questa è una città – ha dichiarato il procuratore reggino Cafiero de Raho – che o cambia facendo chiarezza oppure è destinata a rimanere nelle fauci di questo lupo che è la ’ndrangheta. Credo che Reggio Calabria saprà reagire. Noi facciamo la nostra parte e, se tutti fanno la propria, probabilmente faremo passi avanti». Buon cammino, dunque.

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Pubblicato il 14 luglio 2016 su LEGALITA'. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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