GLI SCENARI DEL DOPO BREXIT

brexitUEdi David Arboit

Il popolo inglese ha votato il “leave” sull’onda di alcune paure e di un rinato sentimento nazionale. E così ha messo in moto una reazione a catena di riposizionamenti geopolitici e geoeconomici talmente complessa da essere difficilmente valutabile. Ma forse è così che le grandi trasformazioni devono accadere: con un gesto di cui né si riesce né si vuole prevedere le conseguenze. È quindi urgente e doveroso per l’Europa e per il nostro Paese avviare una riflessione approfondita sulle conseguenze della brexit.

Per comprendere meglio quello che il futuro potrebbe riservarci vale la pena di studiare gli scenari prospettati dai seguenti articoli tratti dalla rivista di geopolitica LIMES.

Saluti dall’isola dei cinque occhi” L’articolo disegna un quadro generale dei problemi, delle prospettive e delle opportunità generate dalla brexit.

Five eyes: la famiglia delle anglospie” Particolarmente importante la terza parte dell’articolo che tratta le conseguenze strategiche della solidissima alleanza anglofona dell’intelligence riguardo al sistema economico mondiale. Lo sguardo dei five eyes sulla globalizzazione ci restituisce la percezione di questa come guerra economica mondiale permanente, una guerra che ha indotto e continua a indurre a livello nazionale una progressiva militarizzazione dei sistemi produttivi.

Una grande opportunità per l’Italia” L’articolo esibisce con chiarezza un fatto evidente, ma che in genere è stato assai poco citato: UK stava nella UE per rappresentare l’interesse nazionale USA e della cosiddetta “anglosfera”. È chiaro ora che questo ruolo nella UE, che è fondamentale per l’interesse nazionale USA, resta scoperto e quindi, sostiene lo scrivente, l’Italia può “vendere” assai bene agli Stati Uniti la sua candidatura. L’impressione che questa potenziale offerta dell’Italia possa essere certamente vantaggiosa per l’interesse nazionale italiano ma sorge il dubbio che un attore che reciti questo ruolo sia poco vantaggioso per l’Unione Europea. D’altro lato, però, l’ipotesi può anche essere brandita solo come minaccia per garantirsi la possibilità di contrattare da una posizione vantaggiosa con i partner europei.

Pensiamo un’altra europa” Tradito l’ideale dei padri fondatori, questa Ue è in grave deficit democratico. Occorre una repubblica europea per mettere i cittadini del Vecchio Continente al centro di un progetto politico che superi gli Stati nazionali. Un’Europa democratica è possibile solo con una cessione delle sovranità nazionali: della cessione di sovranità non dovrebbero avere paura i cittadini, che di potere ne esercitano assai poco, ma le élite. Ma il paradosso, che forse è solo l’ennesima mistificazione comunicativa, è che i popoli europei si ribellano contro la UE in nome della democrazia e del sentimento nazionale mentre le élite sembrano schierarsi per l’unione politica dell’Europa.

CONSIDERAZIONE A MARGINE. Visti gli scenari delineati da quanto precede appare particolarmente ingenua, o in malafede, la posizione di chi afferma che la riforma istituzionale italiana possa essere una minaccia per la democrazia nel nostro Paese. E dimostra al contrario quanto il nostro Paese, ma anche gli altri Paesi europei, e l’Europa tutta abbiano bisogno di essere governati con mano ferma e nervi saldi.

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Pubblicato il 13 luglio 2016 su POLITICA INTERNAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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