BREXIT! MEGLIO COSÌ!

farage ha vinto

di David Arboit

Ha vinto il “leave”. Meglio così perché non tutti i mali vengono per nuocere. Anzi. Era infatti inaccettabile, e generatore continuo di grandi problemi per l’UE, il fatto che un Paese dell’Unione Europea, in questo caso l’UK, potesse contrattare in modo ricattatorio con Bruxelles condizioni particolari per garantire il “remain”. Troppo comodo accettare i vantaggi economici e i diritti garantiti dalla UE e rifiutare i doveri e gli oneri economici chiedendo “sconti” di ogni genere, troppo comodo cedere sovranità quando mi fa comodo e mantenerla dove mi fa comodo. L’Unione Europea o diventa Stati Uniti d’Europa o si disgrega e quindi il “leave” è la scelta giusta per quei Paesi, come la Polonia o l’Ungheria, dove il nazionalismo è l’idea politica di gran lunga dominante. Parafrasando si potrebbe dire “La casa comune dell’Unione Europea non è un albergo”.

Peraltro UK ha sempre mantenuto i piedi in due staffe (UE e USA), comportandosi come Arlecchino servitore di due padroni, con una preferenza per il padrone più affine linguisticamente. Non si può dimenticare la vicenda di Echelon, il grande fratello realizzato, il futuristico sistema di spionaggio tramite intercettazione delle telecomunicazioni di cui tutti i Paesi europei continentali sono stati vittime e che ha garantito a chi lo ha messo in piedi (la fratellanza anglofona USA, UK, Canada, Australia, Nuova Zelanda) rendite politiche e rendite economiche (spionaggio industriale) estremamente vantaggiose. Da oggi si cambia gioco, basta con la “briscola a cinque”, basta con “l’amico del giaguaro”.

Il risultato della consultazione in UK ci consegna anche una valutazione politica non nuova, ma che è importante di nuovo sottolineare: il popolo è in guerra contro le élite. Le élite di tutto il mondo hanno fatto campagna per il “remain” utilizzando tutti i numerosissimi e potentissimi mezzi di comunicazione a loro disposizione: un martellamento continuo e a tappeto e senza precedenti. Politica e oligarchie imprenditoriali e finanziarie mondiali, uniti nella lotta, hanno profetizzato tremende sventure, paragonabili forse solo alle bibliche piaghe d’Egitto. Risultato? Hanno perso. Nel popolo c’è sfiducia nelle élite e c’è invece una domanda di giustizia che la politica, la buona politica, dovrebbe avere il dovere e il piacere di raccogliere prima che il nazionalismo, cancro dell’Europa, se ne impossessi.

È infatti la destra nazionalista e parafascista, quella che guida la marcia contro l’Unione Europea, che in UK, nella persona di Nigel Farage capo di Ukip, si appunta sul petto la medaglia della vittoria. Alle parole pronunciate a caldo da Farage dopo la notizia della vittoria occorre prestare estrema attenzione. In un discorso tenuto durante una manifestazione nel centro di Londra nel momento in cui secondo i primi risultati la Brexit stava diventando sempre più probabile, Farage ha dichiarato è «la vittoria delle persone normali, una vittoria della gente comune, una vittoria della gente per bene». Contro chi? Il nemico chi era? «Abbiamo combattuto contro le multinazionali, abbiamo combattuto contro le grandi banche d’affari, abbiamo combattuto contro la grande politica, abbiamo combattuto contro la menzogna, la corruzione e l’inganno». «E oggi l’onestà, la decenza e la fede nella nazione» hanno vinto. Che le masse popolari arrabbiate e assetate di giustizia sociale seguano il nazionalismo parafascista non è una novità per l’Europa e i risultati li abbiamo già sperimentati. Quelli che un giorno sì e l’altro pure si riempiono la bocca, e ci riempiono le orecchie, della parola “sinistra”, vogliono pensarci su un attimo prendendosi le loro personali responsabilità senza puntare il dito su altri, su capri espiatori di comodo che liberano la coscienza da responsabilità personali?

È chiaro che l’Unione Europea deve cambiare passo. La responsabilità primaria del cambio di passo è di quei Paesi che dal Medioevo carolingio fino ad oggi sono il cuore prima di tutto culturale poi politico dell’Europa: Francia, Italia e Germania. L’obiettivo può essere solo uno: gli Stati Uniti d’Europa. Su questa strada occorre avviarsi, con chi ci sta, in fretta, perché non c’è tempo da perdere, i meschini calcoli di utilità marginale nazionale sono in ultima istanza miopi e suicidi.

P.S. M5S all’ultimo minuto aveva cambiato idea: «Dall’Ue non si deve uscire. L’Europa non funziona, ma non abbiamo intenzione di abbandonarla». Probabilmente convinto che la martellante propaganda dei poteri forti avrebbe fatto trionfare il “remain” il Gran Visir del Movimento 5 Stelle in extremis si era pronunciato per il “remain”, così, tanto per darsi il tono di uno che può e sa governare. Ma ha toppato. Ha scelto la parte sbagliata, contro il popolo e a fianco delle élite. Strano, ma non troppo, questo europeismo dell’ultima ora e questo accreditarsi presso le élite. Dopo la presa di Roma si trattava di dare l’immagine di partito di governo, di indossare la giacca del politico istituzionale. E allora avanti con il contrordine: da Bruxelles i deputati M5S lanciano sulle colonne del blog di Beppe Grillo un appello al “remain” suggerito probabilmente da qualche amico amerikano: «Il Movimento 5 Stelle è in Europa e non ha nessuna intenzione di abbandonarla».

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Pubblicato il 24 giugno 2016 su POLITICA INTERNAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. In effetti la “sortita” dell’ultimo momento del M5Stelle è stata anche per me una delusione pazzesca.
    Ma se uno è un politico di professione e sa fare il proprio mestiere…non era meglio tacere ?

  2. Roberto è il nuovo in politica, non ci sono ideologie, non ci sono principi, non ci sono nemmeno idee, non ci sono punti fermi. Ci sono impressioni, sensazioni, percezioni. La politica non è più nemmeno liquida, è gassosa, è più volatite del valore dei titoli speculativi. Restano quindi solo tattiche e opportunismo e quindi nel giro di pochi secondi si può dire A e NON A. Si può dire mai le olimpiadi a Roma, e forse o magari sì le olimpiadi a Roma ecc.

  3. Dio stramaledica gli inglesi, o no? No, direi di no. La situazione è più che difficile, basta vedere le cifre dei valori bruciati ( qualcuno più teorico che reale), ma la cosa positiva sta proprio nella dimensione della botta. E’ come quando il nostro corpo ci dà un segnale inequivocabile, pesante, non eludibile, a quel punto tutti i buoni propositi, sempre fatti e mai applicati, si trasformano in dati di fatto.
    Se succederà questo sarà stato un investimento, un pelino pesante, ma utile.
    Ricordiamoci sempre che questa parte del mondo, super esperta nel generare guerre devastanti ( forse dovremmo ricordarcelo più spesso), è in pace, e lascia in pace gli altri, da oltre 70 anni, un record. Certo qualche scotto lo si deve pagare, anche solo al fatto che tutte le teorie economiche precedenti, e ancora in uso, sono basate su situazioni di forte discontinuità, non solo guerre, ma anche pestilenze e simili. Oggi ci muoviamo in una noiosa e straordinariamente bella continuità.
    Saluti.
    Paolo Caimi

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