ASCOLTERÒ IL MESSAGGIO DELLE AMMINISTRATIVE, MA EVITIAMO POLEMICHE SULLE POLTRONE

di Matteo Renzi

I risultati delle amministrative hanno aperto una grande discussione sulla stampa e dentro al Pd. Io penso che sia giusto dire la verità, sempre. I risultati nazionali sono a macchia di leopardo, con vittorie e sconfitte di tutti e tre gli schieramenti (Centrosinistra, Centrodestra, Cinque Stelle). Tuttavia l’eco dei successi dei Cinque Stelle è molto forte, non solo sui media. Perché se perdi a Roma dove è accaduto ciò che sappiamo, te lo aspetti. Se perdi anche a Torino dove per giudizio condiviso il sindaco uscente ha governato bene, scatta il campanello d’allarme. In alcuni comuni, dunque, i Cinque Stelle hanno interpretato meglio di noi la richiesta di cambiamento che proveniva dalla società. E hanno vinto, in modo netto.

Non si deve minimizzare, è vero. Ma non si può nemmeno drammatizzare.

Non è la prima volta del resto che in un ballottaggio si verificano sorprese. Nel pieno della luna di miele 2014, quindici giorni dopo il 41% delle Europee, il Pd perse per la prima volta dopo decenni Potenza, Perugia e Livorno. Perse Padova che aveva governato a lungo. E perse al ballottaggio, dopo aver vinto quasi sempre nettamente al primo turno.

Le tante belle vittorie che il centrosinistra ha riportato – a cominciare dalla Milano di Beppe Sala che fino a domenica era considerata la città simbolo di questa tornata elettorale – sono comprensibilmente passate in secondo piano.

Oggi in molti mi chiedono di ascoltare con attenzione il messaggio di queste amministrative. Accolgo volentieri il suggerimento. Penso utile che il Pd e il governo cerchino di capire come e dove possiamo fare meglio. Ci si apra di più al territorio, alle riflessioni e alle critiche dei cittadini, ai suggerimenti degli amministratori locali e dei circoli. E le email, tante e quasi sempre molto belle, che mi state inviando a matteo@governo.it mi sono davvero utili in questa direzione. Non credo però che questa discussione – seria e bella come tutte le discussioni vere – possa essere rimpiazzata dalla classica polemica sulle poltrone in segreteria o sul desiderio delle correnti di tornare a guidare il partito. Non credo ai caminetti: apriamo le finestre, spalanchiamole, altro che caminetti. Parliamo, certo: ma con gli italiani e degli italiani, non dei nostri equilibri congressuali.

Il Pd deve caratterizzarsi per le cose che propone, non per le proprie divisioni interne. Possiamo parlare di crescita e di diseguaglianze, di diritti civili e terzo settore, di stabilità istituzionale e lavori a tempo indeterminato, di tassazione e di energie rinnovabili, di innovazione e merito nella pubblica amministrazione, di immigrazione e flessibilità europea. Non di spartizioni interne alle correnti come avveniva in passato. Mi emoziono davanti a una email di un ragazzo che firma finalmente un contratto a tempo indeterminato, uscendo dalla precarietà, ma non riuscirò mai a emozionarmi davanti alle piccole discussioni autoreferenziali di chi briga per un posto in più.

Quanto ai Comuni: in bocca al lupo a tutti i sindaci che hanno vinto, tutte e tutti. Compresi quelli degli altri partiti, ovvio: l’interesse del Paese è che le cose possano andare meglio, in tutte le città. Per noi prima di tutto viene l’Italia. E dunque il governo – come è logico e ovvio – è pronto a collaborare con tutte le amministrazioni elette, con lealtà e collaborazione istituzionale.

L’analisi dell’Istituto Cattaneo clicca qui

L’opinione di Alfredo Reichlin clicca qui

L’opinione di Romano Prodi clicca qui

L’opinione di Massimo D’Alema clicca qui

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Pubblicato il 23 giugno 2016 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 12 commenti.

  1. Incollo, condivido totalmente.

    Civitavecchia, la mia città, è stata una delle prima a vivere la situazione che domenica si è vissuta in tutta Italia. Un Partito Democratico che non riesce o non vuole interpretare un’esigenza di cambiamento e mettere in campo una classe dirigente giovane, seria e preparata ma ripropone gli stessi schemi, le stesse logiche e gli stessi atteggiamenti di sempre e un Movimento 5 Stelle che cavalcando l’onda del malcontento schiera una serie di volti nuovi e puliti e ti schiaccia al ballottaggio rompendo tutti gli schemi.

    Una lettura semplice, forse un po’ banale. Una lettura che ci è stata spiegata dal vicino di casa, dall’ex compagno di scuola e dalla barista di fiducia per chi ha voluto e saputo ascoltare. Leggo in queste ore che la colpa della sconfitta andrebbe attribuita a “elettori sciocchi”, a elettori di centrodestra che hanno votato 5 stelle, a elettori di sinistra che hanno “tradito”, al “troppo cambiamento”, al doppio ruolo di Renzi, alla perdita di identità, alla Buona Scuola e chi più ne ha più ne metta.

    Una ricerca di un alibi, di un colpevole pur di non vedere che la responsabilità è tutta nostra, del Partito Democratico.

    La “rottamazione” sui territori non è mai arrivata. Sono convinta che il Partito Democratico sia sempre più lontano dai cittadini, nonostante l’incisiva azione di governo, composto da una classe dirigente autoreferenziale che si parla addosso da 20 anni e che si divide le poltrone in base alle correnti. Un partito più interessato alla tessere e ai congressi per presidiare il territorio e gestire i circoli piuttosto che a formare una classe dirigente e a capire le necessità di una società che è cambiata e che cambia di giorno in giorno.

    Sono convinta che molti abbiano votato 5 stelle perché vedono in loro una speranza o comunque gente nuova a cui dare una possibilità. Ha ragione il segretario Renzi quando dice che è stato un voto di cambiamento e che la Leopolda era piena di Appendine, oltre che di un entusiasmo che oggi fatichiamo a ritrovare, ma lo è ancora il Partito Democratico. Ci sono tanti Appendini e Appendine che hanno voglia di mettersi al servizio del proprio partito e della propria comunità, tanti ragazzi che però vengono, nel migliore dei casi, lasciati soli nei circoli o diventano bersaglio dei capibastone di turno.

    Dobbiamo cambiare e farlo presto. Dobbiamo cambiare i metodi, l’approccio, anche le persone se serve, si, sostituendo tutti coloro che vengono visti come gli artefici della situazione disastrosa che stiamo vivendo e che sono odiati dai cittadini. Dobbiamo parlare con la gente, dobbiamo essere meno spocchiosi, più dialogo con l’elettorato prima che con l’establishment.

    Dobbiamo essere seri, rispettare le regole, la legge e i cittadini. Bisogna rispettarli anche quando gli propiniamo un rinnovamento finto credendo che tanto la gente non se accorga. O si cambia o si muore. Per il bene del Paese. E lo dice chi i 5 stelle li ha al governo del suo comune da 2 anni.

  2. Si è proprio vero: «Una lettura semplice, forse un po’ banale», e in alcuni punti sbagliata. Ma che esprime però un desiderio sacrosanto che è alla base di tutto: l’esigenza di buona politica. Questa esigenza è vitale che sia accolta.
    Che fare? Può essere accolta esercitando radicalmente e profondamente la capacità di ascolto, cosa che il PD non sa fare, e il difetto cari miei parte dal manico, diciamocelo francamente, senza acrimonia, e con un sorriso direbbe Lui. Si chiama nel mondo cristiano “correzione fraterna” ed è la preghiera che leggo qui sopra «Dobbiamo cambiare e farlo presto». Ma come possiamo pensare di essere capaci di ascoltare la gente se non siamo nemmeno capaci di ascoltarci tra noi?
    Su questo vediamo che cosa Lui dirà oggi pomeriggio.
    Lasciamo stare vecchie categorie superate proprio perché l’elettore non è scemo, vecchie categorie come uomo/donna, giovane/vecchio e ragioniamo sul merito e di merito parlando solo di “persone”. Ci sono giovani che sono già vecchi dentro e vecchi che sono giovanissimi.
    «La rottamazione nei territori non è mai arrivata» è un’affermazione troppo generica e in ultima istanza sbagliata. Per restare sul semplice, sul banale: la rottamazione della vecchia classe dirigente del PD di Corsico c’è stata ma abbiamo perso il Comune perché i nuovi erano meno capaci dei vecchi di guadagnarsi il consenso.
    La rottamazione di una parte della vecchia classe dirigente del PD di Buccinasco (quella che ha fatto la guerra a Maiorano nelle Primarie) ci è costata un magro bottino elettorale nonostante la vittoria del Centrosinistra (i rottamati del PD di Buccinasco hanno votato per la Coalizione Civica). Rottamazione che peraltro rivendico come corretta perché accettare certe alleanze magari ti fa vincere ma dopo significa governare con i ceppi alle caviglie.
    Insomma la politica è un affare complicato.

  3. Adesso basta, davvero basta.
    Prima di tutto credo che D’Alema debba ricordarsi che Renzi è segretario perché eletto alle primarie, quindi eventualmente decida: può chiedergli di dimettersi da Capo del Governo. Ecco chiedergli di dimettersi e far votare questa mozione almeno dalla direzione del partito, quella direzione dove l’ ultima votazione è finita 98 a 13. Forse per lui non vale, ma questa è la Democrazia.
    Nessuno vuole zittire la minoranza, ma in democrazia non si può essere minoranza e pretendere che le decisioni prese rispecchino le proprie posizioni, bisogna conquistare la maggioranza.
    Vorrei ancora ricordare a D’Alema che il rispetto delle decisioni nate dalle primarie è un tratto di stile che non sembra essere di tutti, suo no di sicuro.
    Poi lungo sarebbe l’elenco delle tante cose che secondo la minoranza del partito si dovrebbero o si sarebbero dovute fare, ma come si fa a credere che tutti noi ci si dimentichi del fatto che tutti loro c’erano quando si sarebbero dovute fare tutte queste cose. Fassina è il prototipo di questo approccio, sottosegretario di un governo con Berlusconi, in cui nessuno ricorda cosa abbia fatto, oggi pronto a dettare ricette miracolose, che ovviamente si potrebbero fare se lui potesse governare con l’1% scarso.
    Basta, non solo ci sono cose più importanti e urgenti da fare, ma la Democrazia pretende che siano fatte da chi ha la maggioranza, agli altri il compito di conquistarla.
    Saluti.
    Paolo Caimi

  4. “CARO SEGRETARIO, COSÌ NON VA”: IL DEPUTATO PIÙ GIOVANE ACCUSA RENZI

    FRANCESCA SCHIANCHI, La Stampa, 23 giugno 2016

    Quando è stato eletto, nel 2013, aveva appena compiuto 25 anni, l’età minima per essere eletti alla Camera, guadagnandosi il primato di parlamentare più giovane della legislatura. Da allora, pur appartenendo alla minoranza del Pd, il deputato Enzo Lattuca è sempre stato leale con la dirigenza del partito, riducendo al minimo gli attacchi. Dopo aver letto la Enews del suo segretario con l’analisi del voto di domenica, però, anche lui ha preso carta e penna e si è lasciato andare a un lungo, sofferto sfogo, un atto di sincerità come «solo la notte sa portare» che pubblichiamo qui sotto. Non solo i «vecchi» vertici del partito, ora anche dai giovanissimi nuovi dirigenti arriva la richiesta a Renzi di cambiare, per «tornare a sentirmi a casa nel partito in cui sono cresciuto».

    Ecco la lettera: 
    Caro segretario, 
    Ho letto con attenzione la tua ultima Enews e ho deciso di risponderti perché forse questa è l’unica occasione per interloquire con chi guida il nostro partito.  
    Anche io penso che “sia giusto dire la verità, sempre,” e così proverò a fare a costo di essere duro.  
    Trovo un po’ riduttivo parlare di risultati negativi a “macchia di leopardo” alle ultime elezioni amministrative, come se fosse solo una questione di regole del gioco: le elezioni si vincono e si perdono come le partite di pallone.  
    Chiunque abbia fatto campagna elettorale in queste settimane si è reso conto che il vento è cambiato. Abbiamo perso più della metà dei comuni vinti nel 2012 (quasi tutti allora): sono una cinquantina almeno, Roma e Torino sono solo due di questi. Negli altri abbiamo faticato più di ogni altra volta per confermarci e ci siamo riusciti tenendo il più lontano possibile la politica nazionale dalla dinamica lontana, faticando ogni giorno per uscire da quell’isolamento in cui ci hai condotto: soli contro tutti (quando non in cattiva compagnia! Qualcuno ti avrà avvertito per tempo che a Napoli abbiamo stretto alleanza con Verdini), senza alleati e con tanti nemici anche alla nostra sinistra che si sono rivelati tutt’altro che “irrilevanti” (come sei solito definirli tu) per vincere i ballottaggi a partire da Milano.  
    Al di là delle specificità di ogni sfida locale c’è un dato politico nazionale innegabile. Gli elettori di centrodestra che ci avevano votato alle europee sono tornati da dove erano venuti e molti dei nostri elettori sono delusi e non ci riconoscono più: non è bastata l’adesione ad un PSE inesistente e non bastano i tortellini alle Feste dell’Unità per sfamare l’elettore di sinistra. Le scelte politiche fatte in questi due anni hanno spesso dimenticato di coniugare la giustizia sociale al cambiamento. Il risultato è quello che nelle periferie i cittadini che soffrono di più l’insicurezza a partire da quella economica, si sono rivolti ad altri. “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra diseguali” diceva un parroco delle tue parti. E invece così abbiamo fatto con i bonus per i neonati e per i diciottenni, così abbiamo fatto eliminando la tassa sulla prima casa anche a chi, come me e come te, pur non vivendo in un castello, potrebbe tranquillamente permettersi di pagarla. Come è possibile spiegare queste scelte ad un ragazzo che rinuncia a studiare per le difficoltà economiche della propria famiglia o ad una giovane coppia che la casa di proprietà non ce l’ha e che fatica a pagare l’affitto?!  
    Per non perdere le prossime elezioni e per non perdere noi stessi, dobbiamo iniziare ad occuparci di chi ha sofferto di più la crisi di questi anni: il fatto che undici milioni di italiani non abbiano accesso in tutto o in parte alla tutela della salute dovrebbe farci reagire! (oppure possiamo sempre prendercela con le Regioni, ma visto che le governiamo quasi tutte mi sembrerebbe un eccesso di autocritica).  
    Se non correggiamo la rotta tutto il resto rischia di essere inutile.  
    Certo il PD nei territori è in “stato di abbandono”: le adesioni sono in crollo, i bilanci in rosso, le riunioni sempre meno affollate, i circoli chiusi, gli amministratori locali più soli e lo spirito di comunità è andato a farsi friggere. C’è un disperato bisogno di qualcuno che si prenda cura quotidianamente del nostro Partito. Hai stravinto congresso e primarie, sei il nostro segretario e toccherebbe a te, ma visto che sei anche Presidente del Consiglio forse è il caso che la segreteria venga convocata più di una volta ogni dodici mesi (non sarà stata quella prima convocazione alle 6 del mattino a rovinare tutto?). Spesso è sembrato, non solo a me, che il PD per te fosse un peso e un impiccio, ma ora che l’hai lasciato deperire spero ti abbiano riferito che probabilmente non ce la si fa a raccogliere le 500 mila firme per il referendum costituzionale.  
    Non credo ai caminetti e nemmeno ai lanciafiamme, ho sempre avuto paura del fuoco, ma quando parli del “desiderio delle correnti di tornare a guidare il partito” mi infuoco io. Da quando tu sei segretario il nostro partito ha raggiunto l’apice della correntizzazione. Non ci sono mai state così tante correnti e una così spietata competizione per la spartizione di potere e poltrone che tu hai alimentato. Ciò è avvenuto anche in Emilia-Romagna dove l’unica corrente qualche anno fa era la tua. La lottizzazione ha interessato, oltre agli organismi di partito e la composizione del Governo, pure le presenze nei talk show tanto odiati e talvolta persino gli interventi a nome del gruppo per dichiarazione di voto alla Camera dei deputati vengono assegnati con una specie di manuale Cencelli.  
    Questa, caro segretario è la cosa che mi ha deluso di più. Sono arrivato in Parlamento a 25 anni senza dover rottamare nessuno e chiedendo a chi è venuto prima di trasmettermi tutta la propria esperienza. Ogni giorno imparo tantissimo dai miei colleghi che sono qui da qualche tempo ma il messaggio devastante che è passato tra noi giovani è che “accasarsi” conta più di studiare. Altro che merito, la questione fondamentale è “con chi stai”! Io sto con quelli che i “posti” li hanno rifiutati e li hanno lasciati per difendere le proprie convinzioni e la propria dignità. Non posso permettermi, alla mia età, di rinunciare alle idee.  
    Ho usato tutta la sincerità che solo la notte può portare per una sola ragione. Vorrei che ritrovassimo insieme la strada per cambiare questo Paese stando sempre dalla parte di chi ha un diritto in meno e vorrei tornare a sentirmi a casa nel partito in cui sono cresciuto.  
    ENZO LATTUCA  

  5. Giovedì sera sono stato a Casalpusterlengo, nel lodigiano per chi non lo sapesse, ad un incontro, organizzato dal locale circolo PD, sul Referendum Costituzionale, malgrado manchi qualche mese alle votazioni c’erano non meno di 100 persone, di questi tempi … Tutte con voglia di discutere e capire.
    Un mese fa sono stato a Rimini, siamo rimasti colpiti, mia moglie ed io, dalla straordinaria qualità e cura della città, non solo efficienza, davvero intelligenza, mi pare che il sindaco PD abbia vinto al primo turno.
    Quindi qualche esempio non collimante con la descrizione di Lattuca esiste. Altri se ne potrebbero fare.
    Devo dire che ho molto apprezzato il fatto che questo giovane sia stato così leale nei confronti delle decisioni della maggioranza del PD, visto che mi pare che nulla per lui vada bene. Ecco però il tema è la maggioranza, se tutto è così negativo per la minoranza dovrebbe essere facile farsi maggioranza.
    Ma direi che il tema è un altro quando leggo le prese di posizione dei rappresentanti della minoranza, di una delle minoranze ( scusi Lattuca ma fatico a capire perché le tante minoranze sarebbero colpa di Renzi), quello che mi manca sempre è: fare cosa e con quale maggioranza ? E’ rispondendo a queste domande che si può diventare maggioranza, altrimenti si è solo i soliti, che nella sinistra di questo paese abbondano, che pensano che le loro idee siano giuste a prescindere, per loro non conta essere soli, hanno comunque ragione.
    E’ ovvio che quando uno partecipa ad una struttura organizzata deve porsi un riferimento: fino a che punto sono disposto ad accettare cose che non condivido, il 10%, il 30% o quanto? Dopo di che le strade sono due quando si supera la soglia definita: restare e valutare quanti sono quelli che la pensano come me, andarmene. In questo momento la minoranza del PD appare composta da tante minoranze quasi sempre in disaccordo o con accordo fragilissimo. Alcuni hanno seguito la strada dell’uscita, nessuno sa più su che strada siano.
    Ho già scritto sull’analisi del voto amministrativo e non voglio annoiare ulteriormente, trovo solo sorprendente che un parlamentare del PD non abbia letto con attenzione i numeri, conto abbia realizzato che un certo meccanismo elettorale garantisce la governabilità, che spero ritenga positiva in questo momento, ma comporta dei rischi, in particolare per il partito di maggioranza relativa, è davvero banale non serve essere andati ad Harvard.
    Devo però dire che di questo post mi ha colpito di più il PS: questo non è D’Alema, svela il pensiero più di mille ( e più) parole, Renzi è l’uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto ( posso ritrovare il post in cui era scritto), però…. Nei giorni scorsi sull’Unità.tv Rondolino ha dedicato un articolo a D’Alema, alla sua formazione, alla sua storia che affonda nella storia del PCI e di uno specifico stile, togliattiano, di far politica, sembra che quello stile non sia scomparso.
    Ultima cosa, il difetto del cambiamento è che richiede il massimo dell’impegno, il “ma però” non funziona, anzi è totalmente negativo, questo forse spiega alcune cose anche locali.
    Saluti.
    Paolo Caimi

  6. “Questo non è D’Alema” significava esattamente che questo non è un ex PCI che proprio come tu ricordi «affonda nella storia del PCI e di uno specifico stile, togliattiano, di far politica». Appunto.
    In altro e successivo post ho anche scritto che “molti nemici molto onore” è un principio che è foriero di sventura e soprattutto è un principio che contraddice alla radice il cuore della politica utile al popolo che è “composizione pacifica delle controversie” anche interne. Chi semina sprezzante vento raccoglie tempesta con grandine.
    Ma Togliatti insegnava soprattutto che i segretari passano ma il partito deve restare. E il partito resta se è al servizio del popolo, se è percepito come utile al popolo, e non come utile alle élite dominanti. E l’iscritto al partito è al servizio del partito e non del capo del momento. In quanto al servizio del partito, e della funzione che il partito svolge, l’iscritto è tenuto alla disciplina cioè ad aderire a ciò che democraticamente la maggioranza del partito decide perché questo è il solo modo per incidere sulla realtà. In Spagna il PSOE non è stato ritenuto “al servizio del popolo” e per questo è nato Podemos (vediamo come va a finire oggi).
    I risultati delle amministrative sono la risultate della somma vettoriale di una serie di vettori che hanno forze e direzioni diverse (imparare la matematica dei vettori è essenziale per capire la politica). A mio giudizio il risultato è stato prevalentemente il prodotto del vettore “tutti contro Renzi” perché Renzi e il PD non sono al servizio del popolo. A Torino hanno giocato altri due vettori: Fassino più che vecchio anagraficamente è vecchio politicamente; la destra ha votato in massa M5S. E questo a fronte del fatto che da tutti è stato osservato che Fassino ha governato bene. Quindi, come ben sappiamo anche a Buccinasco, governare bene non garantisce alcun tipo di risultato.
    In Italia il PD viene visto come “non al servizio del popolo”, la sinistra del PD e extra PD come inutile e impotente, quindi si vota M5S che raccoglie una esigenza radicale di cambiamento. Poi la mette su un binario morto? Sì ma per chi lo vota non ci sono altre risposte credibili. Renzi nato e cresciuto sul esigenza del cambiamento ma ora non è credibile sul cambiamento. Te ne sei accorto?
    Un buon capo deve avere l’umiltà di ascoltare e di correggersi. Questa umiltà è un elemento dell’autorevolezza, altrimenti diventa come Arthur Fonzarelli, detto Fonzie, che causa il suo orgoglio ipertrofico e narcisismo delirante non riusciva a pronunciare la parola “scusa”.

    P.S. Vedo che oltre allo stile togliattiano, quello della “doppiezza”, non si è di contro anche perso quello mussoliniano, della serie “Il Duce ha sempre ragione” oppure della serie “Noi tireremo diritto [anche in curva, ndr.]”.

  7. Consiglierei la lettura sul Corriere Milano dell’articolo relativo alla giunta di Malnate ( profondo nord), forse sarebbe utile confrontarsi più con queste esperienze che con chi sostiene che ” è tutto sbagliato, è tutto da rifare”, ad ognuno la sua scelta.
    Devo però dire che anche l’ultima risposta motiva tanti dubbi sul fatto che si possano, non capire, ma gestire credibilmente delle esperienze simili a Rimini o Malnate.
    “Renzi nato e cresciuto sul esigenza del cambiamento ma ora non è credibile sul cambiamento. Te ne sei accorto?” no, mi sono solo accorto che, come ampiamente prevedibile, la battaglia è durissima e, come ovvio, “gli altri” fanno di tutto per resistere, trovo strano, ma neanche tanto, che chi dovrebbe sostenere questa battaglia faccia inversione ad ogni stormir di fronda, forse non è mai stata la sua battaglia.
    Aggiungo un’altra considerazione, l’altra sera a Casale ho chiacchierato con Luciano Pizzetti, sottosegretario alle riforme, abbiamo constatato che la soluzione ballottaggi è molto rischiosa per il PD nell’attuale situazione tripolare, ma lui ha sottolineato come questo sia l’unico modo per garantire al Paese, Nazione o Comune, la governabilità ed ha aggiunto un concetto che anch’io ho usato: è la Democrazia Bellezza.
    Il P.S. è sempre illuminante.
    Saluti.
    Paolo Caimi

  8. Bene! Dopo la doppiezza togliattiana ora fa anche capolino il tradimento di fronte al nemico: «chi dovrebbe sostenere questa battaglia faccia inversione ad ogni stormir di fronda, forse non è mai stata la sua battaglia». Questo livello del dibattito non mi interessa.
    O si entra nel merito di quanto affermato dall’Istituto Cattaneo, dal Reichlin, da Prodi, e da D’Alema, e aggiungo qui sotto anche Veltroni, con una confutazione dimostrativa che esamina le tesi di questi “vecchi barbogi” e le demolisce punto per punto oppure si perde tempo in chiacchiere psicologiche senza costrutto.

    http://www.repubblica.it/politica/2016/06/26/news/walter_veltroni_bisogna_farsi_carico_d_el_disagio_sociale_e_riuscire_a_progettare_una_societa_nuova_dal_governo_cose_im-142827182/

  9. Non so se c’entri la psicologia, certo conta l’italiano scritto, di solito cerco di rispondere a ciò che leggo, ma posso sbagliare, quindi qui sotto riepilogo i passaggi a mio parere più “significativi”.
    “la capacità di ascolto, cosa che il PD non sa fare, e il difetto cari miei parte dal manico, diciamocelo francamente, senza acrimonia, e con un sorriso direbbe Lui. “
    “Chi semina sprezzante vento raccoglie tempesta con grandine.”
    “il partito resta se è al servizio del popolo, se è percepito come utile al popolo, e non come utile alle élite dominanti”
    “E l’iscritto al partito è al servizio del partito e non del capo del momento.”
    “perché Renzi e il PD non sono al servizio del popolo”
    “Renzi nato e cresciuto sul esigenza del cambiamento ma ora non è credibile sul cambiamento. Te ne sei accorto?”
    “Questa umiltà è un elemento dell’autorevolezza, altrimenti diventa come Arthur Fonzarelli, detto Fonzie, che causa il suo orgoglio ipertrofico e narcisismo delirante non riusciva a pronunciare la parola “scusa”.”
    Forse non ho capito a chi erano rivolte queste frasi, ma a colpo d’ occhio non mi sembrano di sostegno all’attuale leader
    E poi: “con una confutazione dimostrativa che esamina le tesi di questi “vecchi barbogi” e le demolisce punto per punto oppure si perde tempo in chiacchiere psicologiche senza costrutto.” Potrei dire che aspetto la medesima confutazione dimostrativa di quanto fatto dal Governo e lo demolisce punto per punto oppure si perde tempo in chiacchiere psicologiche senza costrutto.
    Non solo, c’è un altro quesito che manca sempre di risposta, oltre a che fare, è con chi fare? Con quale maggioranza. Questo, come ho già scritto è ciò che manca sempre negli scritti dei Lattuca.
    Sì perché in Democrazia la maggioranza è tutto, pare che molti si siano dimenticati che a furia di smacchiare il giaguaro il CS è riuscito a non vincere le elezioni del 2013, dopo lo spettacolo incredibile in streaming dell’incontro con i 5S, dopo aver detto un milione di volte: mai al governo con Berlusconi, è stato fatto un governo con Berlusconi, ricordatelo a Fassina ( e non solo a lui). Adesso qualcuno, proprio quelli che non hanno vinto, sembra convinto che ci sia un monocolore PD.
    Certo siamo un Paese dove alcuni, i 5S, sono stati capaci di votare contro una legge sul DOPO DI NOI, con la solita solfa del si può fare meglio, assicuro che chi queste cose le vive è certamente convinto che si può fare meglio, come sempre, ma questo è un gigantesco passo avanti e un segnale da cui non si torna. Ma su questa bestemmia dei 5S quasi silenzio.
    Comunque resto in attesa di sapere quali cose andavano fatte e con quale maggioranza, senza queste risposte tutto rimane nel regno del “ meglismo” malattia infantile della sinistra italiana.
    A proposito dei 5S e della vittoria al ballottaggio, penso si possa essere tutti d’accordo sul fatto che la vittoria è anche della destra, che ha votato 5S ai ballottaggi. Ma siamo proprio sicuri che la stessa cosa avverrà al ballottaggio nazionale ? Qualcuno è convinto che Berlusconi e compagnia voteranno 5S senza contropartite ? E cosa succederebbe se la Casaleggio e associati accennasse semplicemente ad un’alleanza dichiarata ? Quanti voti perderebbe il M5S ?
    Saluti
    Paolo Caimi

    P.S. Sì, abbiamo visto PSOE e PODEMOS

  10. http://www.ilgiornale.it/news/cronache/vogliamo-lavoro-e-casa-immigrati-ancora-rivolta-1278074.html

    Ecco bravi ascoltate il messaggio delle amministrative…..intanto c’è in giro qualche problemino “piccolo piccolo” legato ai clandestini….e all’immigrazione non controllata…..e agli italiani senza lavoro…..

  11. Comunque resto in attesa di sapere quali cose andavano fatte e con quale maggioranza, senza queste risposte tutto rimane nel regno del “ meglismo” malattia infantile della sinistra italiana.
    Sono sempre in attesa.
    Saluti.
    Paolo Caimi

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