L’ANPI SOSTIENE IL NO AL REFERENDUM? SÌ, MA NON TUTTI

di David Arboit

Carlo Smuraglia, presidente dell’ANPI, ha schierato l’associazione nel campo del No perché la quasi totalità dei delegati al Congresso dell’associazione vede nella riforma costituzionale una pericolosa erosione della sovranità popolare, una riduzione delle opportunità democratiche (CLICCA e leggi). Il problema posto dall’ANPI e dal fronte del No è un problema reale che però deve essere discusso in modo adeguato e inquadrato in una valutazione ampia sul sistema politico.

Qualunque sistema di governo è costruito cercando di stabilire un equilibrio tra governabilità e rappresentatività. Già il fatto stesso che una democrazia sia rappresentativa, invece che diretta, è una scelta orientata dalla necessità di rendere possibile la governabilità. È quindi legittimo e doveroso discutere del tasso di rappresentatività e del tasso di governabilità di un sistema politico.

Io sono tesserato all’ANPI e alla storia dell’ANPI appartengo da sempre perché nell’ANPI sono le radici della mia famiglia. Mio nonno materno ha combattuto per dare all’Italia un sistema politico democratico e repubblicano nella 76° Brigata SAP e io di questa storia mi sento pianamente figlio e nipote.

In quanto tesserato, ho partecipato al Congresso dell’ANPI di Buccinasco e in quella sede mi sono espresso per spiegare le ragioni per cui molto probabilmente ero orientato a votare Sì al referendum costituzionale. In estrema sintesi la mia valutazione è stata la seguente.

Oggi la vera emergenza democratica non è in primo luogo determinata dal problema della forma delle istituzioni, ma da criticità culturali, criticità politiche e criticità nel mondo dell’informazione.

1) L’esercizio della partecipazione, della cittadinanza attiva è possibile quando l’azione politica va oltre i problemi di governo contingenti che si presentano nel presente ed è sostenuta da un respiro più ampio che è progetto di futuro ben radicato nel passato. Senza questa dimensione culturale la politica è semplice gestione, tecnica amministrativa, non è insomma politica, progetto di cambiamento in meglio della società alla luce di un desiderio di giustizia.

2) La crisi organizzativa dei partiti e delle associazioni politiche in generale, ampiamente alimentata da una martellante campagna propagandistica finalizzata a screditare la politica e i politici assai più di quanto non meritino, ha seminato sfiducia nella politica, soffocato il desiderio di partecipazione e svuotato i luoghi in cui il cittadino poteva tentare di coltivare le proprie personali competenze politiche. C’è una grave cecità in chi afferma che l’antipolitica come senso comune diffuso sia solo il prodotto della cattiva politica dei partiti. L’antipolitica è anche il frutto di una martellante campagna propagandistica finalizzata al progetto potere di oligarchie sociali ed economiche extrapolitiche, e in ultima istanza impolitiche, secondo le quali una politica che decide, che esercita un potere è solo un avversario da contenere o da eliminare, un limite al loro potere.

3) La possibilità di esercizio della sovranità popolare, della responsabilità politica del cittadino, è di fatto ostacolata da un sistema dell’informazione orientato da vari e differenti progetti di potere oligarchico perché il mondo della informazione è sempre più spesso al servizio delle oligarchie finanziarie e produttive. Se questo è vero la democrazia rischia di diventare un simulacro di democrazia, e questo a prescindere dalla forma delle istituzioni.

Le tre criticità convergono nel determinare il funzionamento reale della politica, la cosiddetta “costituzione materiale”, basata sui reali rapporti di forza (economici e culturali) tra “poteri sociali”. La debolezza cronica dei corpi intermedi, la loro dissoluzione, apre necessariamente la strada a una politica basata sulle dinamiche del populismo. La massa anonima e informe delle persone sole dissociate (non associate) si rapporta come individuo singolo al leader carismatico, il quale a sua volta è totalmente ostaggio del complesso oligarchico finanziario-produttivo-massmediatico. Se c’è una oligarchia da temere, allora, non è certo quella politica.

Se la politica è debole, se la politica è impotente, di fatto il potere viene gestito da oligarchie imprenditoriali e finanziarie che non hanno alcuna legittimazione politica, benché possano detenere tramite i mass media che manovrano una egemonia prepolitica, economica e culturale.

Per queste ragioni può essere perfino auspicabile e doverosa una riforma istituzionale che sposti l’equilibrio tra governabilità e rappresentatività del sistema a favore della governabilità, nella misura in cui un empowerment della politica è l’unico reale e concreto contrappeso allo strapotere delle oligarchie imprenditoriali e finanziarie.

In Italia, in Europa e nel mondo intero, esiste realmente una emergenza democratica, ma chi guarda solo alla forma delle istituzioni e alle oligarchie politiche guarda il dito e non vede la Luna.

Ci sono quindi ragioni e preoccupazioni sensate che possono indurre anche alcuni membri a pieno diritto dell’ANPI a orientarsi per un Sì al referendum costituzionale (A Bologna, a Firenze).

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Pubblicato il 27 maggio 2016 su POLITICA NAZIONALE, REFERENDUM COSTITUZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Ha ragione Crozza….voi del PD pur di far dire Si a chi vuol votare No fate di tutto…incominciando anche dai titoli…..!!!!!!!!!!!!

  2. MAURIZIO CROZZA CI FAI O CI SEI? Quando ascolto Crozza rido sempre molto, ma poi mi chiedo sempre: ci fa o ci è? Crozza ci può prendere per il culo a noi del PD con le sue battute e va benissimo, e spesso fa bene e ci fa pure bene. Ma non può pensare invece di prenderci per il culo nel senso che si chiama fuori dalla sua responsabilità politica, dal gioco del potere politico, dai giochi di potere politico. Crozza non è un santone, non vive nell’altro mondo, non è fuori dai giochi. Crozza ha delle precise e pesanti responsabilità politiche, Crozza è immerso fino al collo nei giochi di potere, volente o nolente. Ti chiami fuori Maurizio? Dai, su questo non prenderci per culo e non fa nemmeno ridere. Si tratta di capire solo se ci fai o ci sei.
    P.S. Niente prediche moralistiche sul ruolo del comico e del giullare alla Dario Fo.

  3. Condivido pienamente il seguente ragionamento fatto dal professor Cacciari. Chi mi conosce e mi frequenta sa che è un ragionamentro che io faccio da molto tempo.
    http://www.repubblica.it/politica/2016/05/27/news/massimo_cacciari-140687187/

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