REFERENDUM COSTITUZIONALE: NE POSSIAMO DISCUTERE RAZIONALMENTE?

giorgio-napolitanodi David Arboit

Il dibattito pubblico sulla riforma della Costituzione sta prendendo una pessima piega. Per indurre gli elettori a votare per la propria parte c’è chi imposta la discussione in modo fazioso e criminalizza l’avversario. E quando l’avversario diventa nemico scoppia la guerra, e siccome la guerra è guerra il fine giustifica i mezzi, le parole diventano pietre, la discussione diventa guerra psicologica e l’utilizzo sistematico della menzogna diventa l’arma comunemente utilizzata.

Di questo pericolo si è accorto il Presidente della Repubblica emerito Giorgio Napolitano il quale nel furore della battaglia si è trovato collocato tra gli affossatori della democrazia Italiana. Del resto “Re Giorgio” era già stato da tempo collocato in questo schema mentale dai suoi detrattori (non a caso sia di destra sia di sinistra, uniti nella lotta) i quali interpretavano le sue iniziative non tanto come tentativi di fare fronte a una emergenza politica, ma come delirio di potere, come desiderio di instaurare una repubblica presidenziale o forse una monarchia.

La zuffa mediatica è scoppiata per esempio attorno alla figura di Enrico Berlinguer tirato in ballo, secondo alcuni, a sproposito. Ed effettivamente la discussione e le valutazioni politiche su Berlinguer si sono distinte per la rozzezza e la superficialità delle argomentazioni. Come si fa a liquidare o valorizzare l’opera politica di questo grande uomo tuittando o commentando su facebook? Impossibile. Oggi più che mai si verifica concretamente che “il mezzo è il messaggio” e certi mezzi servono solo a comunicare slogan, cosa sensata e utile se ben utilizzata.

La zuffa è poi proseguita sul tema partigiani messo in circolazione in modo maldestro dal Ministro Boschi, alla quale, però, in questo caso, è necessario concedere il beneficio delle attenuanti generiche, perché è platealmente evidente che è stata fraintesa nel suo “ragionamento” sui “partigiani veri”. Il Ministro voleva dire che perfino tra gli ultimi partigiani di quelli che hanno veramente combattuto, ce ne sono alcuni che sono favorevoli al Sì, e quindi che è assurdo criminalizzare chi vota Sì.

Un altro esempio di questo metodo delirante di discutere amplificato dal circo mediatico sono gli episodi delle contestazioni degli studenti sempre al Ministro Boschi. Eccone per esempio uno (clicca qui). Ascoltatelo e poi ne parliamo. Lo studente contestatore fa sempre simpatia, soprattutto a sinistra, anche se esibisce una notevole faccia tosta e supponenza presumendo di dare una bella lezione al Ministro (da grande farà il politico), ma non è detto che abbia ragione. I commenti e i “mi piace” sulla piazza mediatica di facebook a questo episodio sono esemplari di come la valutazione, il giudizio, prendano strade totalmente divergenti rispetto alla realtà, alla concretezza della esperienza, abbiano in sintesi contenuto di realtà pari a zero. I commenti su facebook sono del tipo “Le ha cantate lo studente al Ministro, e lei non ha saputo cosa rispondere”, insomma lo studente gli ha detto la verità e lei ha risposto con balle.

Ascoltando e guardando il filmato ci si rende conto che la realtà è altro:

1) il ragazzo non ha dimostrato alcunché né si può dire che abbia smontato nulla. Ha messo in fila, a mitraglia uno dopo l’altro, i titoli dei problemi che il fronte del No ha posto in discussione da lungo tempo, più qualche abile artificio retorico e demagogico (segnatevi il nome da grande farà il politico) come la battuta da cabaret sul numero di parole che compongono un articolo.

2) Il ministro Boschi ha risposto argomentando con ragioni plausibili assai più dello studente, anche se solo molto parzialmente alle critiche del fronte del No che lo studente aveva con grande diligenza elencato. Ma questo per ovvi motivi di tempo.

3) Dopo 7 minuti e 50 secondi di intervento (nell’Assemblea nazionale del PD i deputati hanno 5 minuti per intervenire), nel momento in cui lo studente attacca con alcuni argomenti evidentemente ed esclusivamente polemici, il Rettore dell’Università ritiene di bloccarlo. Intervento direi sacrosanto, che il ragazzo con grande abilità (sono certo a questo punto che da grande farà il politico) manipola trasformandolo in intervento di censura. La censura del Rettore rimbalza subito su facebook e tra le autorità morali e politiche che esprimono il loro sdegno e la loro vibrante protesta si distingue anche il nostro famosissimo concittadino Fedez il quale esibisce con noncuranza il fatto di guardare il dito e non vedere la Luna.

Questo è il clima. Che fare?

Penso che il Presidente della Repubblica emerito Giorgio Napolitano, che di democrazia credo s’intenda, vista anche la sua storia, abbia espresso una linea di condotta di grande saggezza. «Nessuno dica: difendo la Costituzione votando no e gli altri non lo fanno». Dire questo «offende anche me. Mi reca un’offesa profonda». Quindi nella discussione «serve grande sobrietà e un po’ più di pacatezza e obiettività. Si discuta della riforma, perché è importante, anzi necessaria per l’Italia».

Per quanto mi riguarda mi impegnerò fino all’ultimo affinché la discussione sulla riforma costituzionale sia orientata a un’analisi razionale del merito con i seguenti e conseguenti liberi ed eventualmente divergenti giudizi e per demistificare ogni intervento esclusivamente polemico e demagogico.

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Pubblicato il 24 maggio 2016 su POLITICA NAZIONALE, REFERENDUM COSTITUZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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