PAPA FRASCESCO DEMOLISCE LA RETORICA DELLE RADICI CRISTIANE DELL’EUROPA

papafrancescocarlomagno52

di David Arboit

Certamente tutti ricordate gli infiniti dibattiti sulle radici cristiane dell’Europa. Divennero furiosi quando si trattò di scrivere la Costituzione europea. In particolare nella difesa ideologica delle radici cristiane europee si distinsero i popolari, e tutti i liberali democratici e i cristiano democratici d’Europa, facendone un valore irrinunciabile se non una pregiudiziale. Ebbene, lor signori sono stati ieri sbugiardati da Papa Francesco. Certamente svergognati, ma in che senso?

Tra le righe del discorso di Papa Francesco si leggeva chiaramente: ipocriti, sepolcri imbiancati, il vostro comportamento è vergognosamente contrario e opposto rispetto alla retorica demagogica sulle radici cristiane dell’Europa di cui vi siete riempiti e vi riempite continuamente la bocca. Vergognatevi, pentitevi e cambiate vita, cioè cambiate la vostra politica. Ma che cosa ha detto il Papa? (clicca e leggi il discorso) Ha scritto e comunicato a dei politici che ben rappresentano l’egoismo e la meschinità dei loro elettori un programma economico, politico, sociale e in ultima istanza umano di straordinaria bellezza.

Il papa raccomanda di tornare alla storia dell’Europa raccomanda di «fare memoria, prendere un po’ di distanza dal presente» ricordando un passato recente e glorioso: le speranze e gli ideali che dopo la Seconda guerra mondiale hanno animato le scelte politiche dei padri fondatori dell’Europa Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Robert Schuman, Jean Monet, Paul Spaak, Altiero Spinelli, Joseph Bech.

E noi rispetto a questo glorioso passato dove ci posizioniamo? Ci chiudiamo in egoismo che è rifiuto dell’altro, che è difesa di privilegi. Stiamo costruendo un’Europa che è spiritualmente vecchia e stanca, e quindi incapace di essere all’altezza della sua storia.

Stanchezza e vecchiaia si concentrano nel detto comune “ho già dato”. Quante volte lo diciamo. Ed è la vecchiaia spirituale che uccide speranze e progetti e la vecchiaia spirituale non è una questione di anagrafe perché ammorba anche la vita dei giovani.

E guai a quei governanti che per ottenere «una rendita politica facile, rapida ed effimera» si dimenticano dell’umanità, della «pienezza umana», impedendo che si realizzi la «solidarietà» e si costruisca un «nuovo umanesimo».

Il male dell’Europa si concentra in una parola: «esclusione». Alla umanità asfittica, vile, meschina e brutale generata dalla «esclusione» si oppone la bellezza, la ricchezza e la ragionevolezza della “inclusione”. Inclusione che è prima di tutto progetto politico di accoglienza dello straniero e progetto politico-economico che garantisca a tutti un lavoro compensato con un giusto salario.

La cultura della esclusione, che il Papa ha anche chiamato «cultura dello scarto» ipotizza che ci siano persone inutili e per questa ragione possono essere scartate, allontanate, emarginate. È l’anticamera della cultura nazista dello sterminio.

Viviamo tutti nell’illusione che se “io mi faccio gli affari miei onestamente, se io mi faccio gli affari miei senza fare del male a nessuno, tutto andrà bene”. Ma non è così. Dimentichiamo, facciamo finta di non vedere, che la storia a ciascuno affida un responsabilità sociale, una responsabilità che va oltre la mia persona e la mia famiglia, una responsabilità che è sociale perché vuole dire che io sono responsabile di altro dalla mia famiglia, sono responsabile dell’altro in cui mi imbatto, come il “buon samaritano”. Dimenticare questo è grave, e lo è ancor più per un cristiano. E allora la storia si vendica, e allora noi abbiamo paura, e allora noi non capiamo e reagiamo con la violenza e con i muri. Questa indifferenza è esattamente quella banalità del male che Hanna Arendt a posto a fondamento del nazismo.

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Pubblicato il 8 maggio 2016 su CULTURA, POLITICA INTERNAZIONALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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