CONSIDERAZIONE A MARGINE DELLA DISCUSSIONE SCUOLA MATERNA PARITARIA: STATO, MERCATO, FUNZIONE PUBBLICA

di David Arboit

Ho un sogno: parlare di politica riuscendo a fare un discorso razionale, cioè facendo in modo che ciascuno, esprimendo la propria opinione, cerchi quella verità che a nessuno appartiene e che è solo un nome per indicare il nostro desiderio insaziabile di bellezza e di giustizia. Ma non è solo un sogno, può accadere, a volte mi accade anche con chi non è della mia parte politica. Ecco qui di seguito un esempio.

Con un amico giurista si apre una sana discussione sul tema: pubblico, privato, statale. Si tratta di fare fuori vecchi e rigidi schematismi. Ci sto! Serve a chiarire a proposito della materna parrocchiale, ma non solo ovviamente.

Il punto da ficcarsi in testa credo sia l’espressione “svolge una funzione pubblica” cioè a dire ragioniamo su ciò che è “funzionalmente pubblico”, ossia di fatto e veramente al servizio del cittadino.

Il privato può essere funzionalmente pubblico? Si, certamente sì. E una cooperativa, benché sia un particolare soggetto privato, è pur sempre per il diritto soggetto privato.

Peraltro si può anche dire che non sempre lo Stato svolge, qui sta lo scandalo e il paradosso, una funzione pubblica. Svolge una funzione pubblica lo Stato, o meglio la Pubblica Amministrazione, quando il servizio che dà ai cittadini è pessimo (per esempio le famose lentezze burocratiche)? Certamente no. E allora che fare? Privatizzare? Dipende. Ci sono evidenti ragioni per dire che sicurezza, sanità e istruzione devono essere prevalentemente di responsabilità dello Stato, anche se è evidentemente utile che ci siano soggetti privati che si occupano di sicurezza, sanità e istruzione. Anche batter moneta deve essere privilegio dello Stato anche se nuove forme di pagamento (bitcoin) mettono in discussione questo cardine del sistema economico.

Anche le imprese private, tutte le imprese private, quelle che producono beni e servizi, ma anche quelle finanziarie, svolgono una funzione pubblica. E infatti da tempo si parla di “responsabilità sociale d’impresa” e di “finanza etica”. Nelle università si fanno corsi di “Etica economica e sviluppo sociale” per definire anche quali regole di mercato stabilite dallo Stato garantiscono alla economia uno sviluppo sostenibile.

Insomma, le guerre di religione tra statalisti e mercatisti devono finire, non hanno più ragione di esistere. È invece necessario che ciascuno contribuisca a una seria riflessione sul significato della espressione “funzione pubblica al servizio del cittadino” in vista del bene comune e si faccia un serio esame di coscienza.

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Pubblicato il 3 maggio 2016 su ECONOMIA POLITICA, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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