BUCCINASCO 25 APRILE 2016: LA DIGNITÀ UMANA NON HA BISOGNO DI MURI MA SI REALIZZA COSTRUENDO PONTI

Buccinasco 25 aprile 2016

di Giambattista Maiorano

Non mi dilungherò sul significato di questa giornata. Più e meglio di me, lo farà  l’oratore che rappresenta la memoria delle formazioni partigiane. Ho ancora negli occhi e nel cuore i ricordi che insieme ai giovani delle nostre scuole medie mi sono portato dal campo di Matahusen. Il pensiero è ancora fermo su quelle immagini di uomini e donne devastate che hanno speso la loro vita e sono rimaste vittime per garantire a noi la libertà soffocata dalla barbaria nazifascista. A loro va il mio ed il vostro grazie.

Quella di oggi è la festa di tutti, è una festa di popolo e nessun revisionismo storico potrà mai dimostrarci che tra vittime e carnefici si fosse uguali. Festa di popolo dicevo perché mai era successo prima che soggetti e culture politiche e sociali così diverse fra loro si sono trovate insieme con l’unico obiettivo di liberare il Paese dall’oppressione fascista. Comunisti, cattolici democratici, socialisti, liberali, azionisti, radicali non hanno avuto tentennamenti a convergere chi imbracciando le armi e riparare in montagna, chi offrendo ospitalità ai partigiani rendendo riferimento le proprie case e le canoniche sparse nei vari paesi, chi, particolarmente le donne, rendendosi utili come staffette di collegamento tra i vari reparti.

Di fronte a questo popolo, di fronte a tutti questi uomini e queste donne coraggiose, di fronte a quanti ancora oggi si impegnano a tener viva la memoria, le istituzioni democratiche possono solo rivendicare l’orgoglio di essere figlie di quella Resistenza a cui dobbiamo la nostra Costituzione ed il nostro convivere civile nella garanzia della pluralità che ne ha costituito l’essenza.

Suona perciò sconcertante ogni tentativo di appannare il significato ed il valore dell’epopea resistenziale come ogni iniziativa tesa a mettere in disparte quelli che ancora ci raccontano di questa storia. Chiunque le pone in essere non pensi di farci tornare indietro. Pensi piuttosto al sentimento di pietà che da uomini liberi siamo costretti ad esprimere nei loro confronti e che loro stessi stanno godendo di quella libertà grazie a quei sacrifici. Non si rendono conto costoro di fare un cattivo servizio alla causa legittima della richiesta di pacificazione il cui realizzarsi, per non essere ipocrita, è indissolubilmente legata al riconoscere degli eventi storici così come sono venuti a determinarsi. Stiamo ormai parlando di diversi decenni fa. Ci riferiamo più esattamente a 71 anni fa ed è giusto e sacrosanto che le nuove generazioni sentano il dovere di una salda riconciliazione. Quasi tutti gli attori di questa storia sono passati a miglior vita, chi quanti hanno combattuto la buona battaglia dalla parte giusta, chi quanti, magari in buona fede li contrastava dalla parte sbagliata. Tutti i morti meritano rispetto, non c’è dubbio alcuno, ma la distinzione tra essi è un principio di verità e non di demagogia populista, è fonte di lealtà, di dignità per ciascuno di essi, di riconoscimento dei ruoli e delle azioni. Senza venir meno a questo rispetto, sentiamo oggi il dovere di rinnovare solennemente il nostro impegno, di guardare avanti e di lavorare perché quelle libertà non vengano meno ed il nostro futuro continui ad essere guidato dall’entusiasmo e dalla determinazione di quelle migliaia e migliaia di vittime morte non per alcuni ma per tutti.

Nel loro agire, nella loro determinazione leggiamo quei sentimenti di fratellanza e di solidarietà trasferibili oggi a quanti soffrono guerre vergognose, costretti a fuggire dalla loro terre e ad incamminarsi in avventurosi viaggi senza la certezza di un approdo nella speranza spesso vana di una vita dignitosa. E che sia così lo dimostrano le centinaia di morti anonimi sacrificati alle profondità marine del Mediterraneo piuttosto che dell’Egeo.

La presenza quest’oggi di un piccolo nucleo di profughi e richiedenti asilo di minori stranieri non accompagnati, oltre che essere significativo, dovrebbe richiamare l’attenzione di ciascuno di noi ed essere elemento di riflessione per tutti. Come Amministrazione, sollecitati dagli appelli più volte rivoltici dalla Prefettura, abbiamo loro riservato un immobile confiscato alla ‘ndrangheta certi di corrispondere al sentimento di sincera ospitalità e di umana considerazione che contraddistingue i buccinaschesi. Invito tutti i miei concittadini a sentirli figli propri, a riconoscerli come “dono” così come li definisce Papa Francesco. Non sentiamoli estranei, aiutiamoli a realizzare il loro futuro. C’è spazio per tutti per tutti in quest’opera, per singoli, enti ed associazioni. Non lasciamoci intimorire da inutili paure, dimostriamo piuttosto che la Liberazione sposta oggi le sue trincee e che la dignità umana non ha bisogno di muri ma si realizza costruendo  ponti di amicizia, comprensione ed accoglienza. Anche questo è nostro dovere, un’eredità della nostra Liberazione!

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Pubblicato il 25 aprile 2016 su BUCCINASCO, CULTURA, POLITICA LOCALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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