ELEZIONI POLITICHE E REFERENDUM: IL DIVERSO PESO POLITICO E ISTITUZIONALE DELL’ASTENSIONE

di David Arboit

Il dibattito di questi giorni sull’astensione produce confusione perché non si è capaci di dare il giusto peso a una scelta che appare identica, ma che invece, nelle differenti situazioni, non lo è. C’è da capire che un conto è il diritto di votare alle elezioni politiche, mentre altra questione è il diritto di votare a un referendum. Ma queste sottigliezze non sono di moda e quindi si va avanti un tanto al chilo (di propaganda).

Il referendum pone una domanda secca su un tema molto specifico a cui si risponde con un sì o con un no. La legge prevede infatti che il questo debba essere «chiaro e univoco». Di fronte a questa domanda secca posso anche rispondere con un non so, rispetto al merito posso considerare il quesito inutile, irrilevante, non pertinente, non adatto a essere sottoposto a referendum, o addirittura sbagliato e quindi mi riservo di non rispondere alla domanda perché non ha senso rispondere con un Sì o con un No a una domanda che ritengo non pertinente o sbagliata, rispetto al quadro del problema che si vuole affrontare.

Ben diverso è il diritto di voto alle elezioni politiche o amministrative nel quale io ho la responsabilità di affidare il governo del Paese, oppure il controllo del governo del Paese se mi capiterà di essere all’opposizione, a un gruppo di deputati che mi rappresenta. In questo secondo caso la sovranità popolare esprime il fondamento, la pietra angolare, del governo del Paese, fondamento senza il quale il sistema politico semplicemente non esiste.

Lo si può dimostrare per assurdo: se nemmeno un cittadino votasse a un determinato referendum le istituzioni politiche italiane rimarrebbero vive e operanti. Se nessun cittadino votasse alle elezioni politiche nazionali o locali si creerebbe uno spaventoso vuoto di potere.

Quindi non ha senso che si gridi allo scandalo istituzionale e che si punti il dito contro quelli che hanno consigliato l’astensione. Questo anche in considerazione del fatto che la disciplina referendaria vigente richiede che l’articolo di legge votato sia abrogato solo in caso di maggioranza dei voti validamente espressi (i Sì) mentre tutte le eventuali schede bianche o nulle contano come No, cioè come voti a favore del mantenimento della legge così com’è, e si sommerebbero automaticamente ai voti degli elettori che si sono espressi con un No.

Se chi non è andato a votare fosse invece andato a votare e avesse votato scheda bianca, perché riteneva il quesito non adatto a essere sottoposto a referendum, avrebbe comunque vinto il No: 29 milioni di lettori (57% degli aventi diritto come nei referendum sull’acqua del 2011) di cui 13.334.000 i Sì (46%), 2.466.000 i No (8,5%), 13.200.000 schede bianche (45,5%).

da L’Unità del 19 aprile 2016: Referendum: Mappa delle partecipazione al voto

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Pubblicato il 18 aprile 2016 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Trivelle, la Guzzanti insulta: “I votanti sono partigiani, gli astenuti sfigati”
    Ecco il post dell’attrice Sabina Guzzanti pieno di insulti verso chi si è astenuto al referendum sulle trivelle…..

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