BUCCINASCO: LA PALESTRA CODERDOJO

coderdojo-logo copia

Sara Bettoni, Corriere della Sera, 13 aprile 2016

Il nome è a metà tra l’inglese e il giapponese: Coderdojo. Dalla Gran Bretagna prende coder, programmatore. Dal paese del Sol levante dojo, palestra per arti marziali. Uno spazio gratuito per esercitarsi a programmare i1 computer, fin da piccoli. L’idea viene dall’Irlanda, ma ad importarla e impiantarla a Milano ci ha pensato un papà. «Un giorno – racconta Angelo Sala – mio figlio mi ha chiesto: mi aiuti a realizzare un videogioco? Mi occupavo di programmi gestionali, ma di videogame non sapevo molto. Un amico mi aveva parlato di questa iniziativa per insegnare ai bambini a programmare, così mi sono informato e da li è iniziato tutto».

La partenza del progetto è a febbraio 2013. Angelo con un gruppo di amici trova il posto (gli spazi di coworking di Talent garden), i computer, le idee e accoglie i primi bambini che vogliono imparare a creare un videogame. Il successo è rapido: da tre anni Coderdojo Milano si tiene almeno una volta al mese e registra sempre il tutto esaurito. «Sono passati da noi tra i 2500 e i tremila ragazzi» calcola con orgoglio Angelo. Il dojo è aperto a bambini e adolescenti dai sette ai 17 anni. Cosa si fa concretamente? I piccoli, dai 45 ai 50 per incontro (gratuito), imparano le basi del coding, aiutati da alcuni mentor (istruttori) che seguono le sette regole d’oro (tra queste, «gli errori ci piacciono», «non dite non»). In particolare i bambini utilizzano Scratch, un software basato su un linguaggio di programmazione a blocchi che permette di creare animazioni, videogame e fumetti. «Non è mai una lezione. Gli adulti intervengono solo quando i più piccoli non riescono a proseguire».

Quello del programmatore è un lavoro richiesto oggi e lo sarà ancor più nel futuro. Secondo le stime, da qui al 2020 in Europa ci sarà domanda per 900 mila figure professionali di questo tipo. «Noi però puntiamo sul divertimento. Vogliamo che i bambini esprimano la propria creatività», Programmando, infatti, si acquisiscono competenze utili in tutti gli altri campi. La riprova è il progetto «Programma il Futuro» avviato dal Miur l’anno scorso con il Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica (Cini). Il suo scopo è l’introduzione nelle scuole dei concetti di base dell’informatica e della programmazione per aiutare gli studenti a sviluppare competenze logiche e capacità di risolvere problemi in modo creativo

A Milano i coderdojo sono molti. C’è infatti anche MISO Coderdojo, a Primaticcio, negli spazi della scuola media. MISO sta infatti a indicare la zona di competenza (Milano Ovest). «Siamo nati due anni fa – racconta Michele D’Amico – e siamo merlo strutturati». Mio Coderdojo organizza anche eventi in trasferta o fuori zona. Lo scopo è sempre lo stesso: permettere ai bambini di creare un «gioco giocabile» nelle tre ore di durata dell’incontro. «I ragazzi – spiega Michele – devono uscire con la sensazione di aver fatto qualcosa di completo». Oltre a Scratch i mentor utilizzano Python, un po’ più complesso e pensato per chi ha dieci anni o più. Anche in questo caso, l’iniziativa è completamente gratuita e sostenuta da alcuni sponsor.

Ai volontari è chiesto un grosso investimento di tempo ed energia. «La nostra soddisfazione – commenta Michele – è vedere i bambini contenti e aiutarli a usare il computer in modo cosciente». Ultimo nato è Coderdojo MISO, per chi abita a Sud-Ovest della città. A raccontarlo è Fabio Missoli: «Abbiamo deciso di creare un altro dojo qui perché ci siamo resi conto della crescente domanda. Abbiamo più prenotazioni che posti disponibili». Sono 15 i mentor che, da febbraio 2015, allenano i ninja (i piccoli programmatori). A ospitarli la cascina comunale Robbiolo di Buccinasco. I ragazzi vengono divisi in tre gruppi: cintura bianca, alla prima esperienza, gialla e poi arancione. La cintura nera spetta a chi è a un livello avanzato ed è pronto per cimentarsi nella programmazione web. I mentor di MISO sono spesso ospiti anche dei due istituti scolastici di Buccinasco, per rendere i bambini fruitori attivi di tecnologia. «Con il coding – spiega Fabio – s’impara a fare lavoro di squadra e a prendere coscienza delle proprie capacità». I tre dojo sono in collegamento tra di loro e, dopo la pausa estiva, stanno lavorando all’organizzazione di un evento in comune: una grande palestra per tutti i ninja di Milano.

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Pubblicato il 13 aprile 2016 su BUCCINASCO, CULTURA. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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