BUCCINASCO, LE TRE CROCI AGLI ORTI DEL TERRADEO: ENNESIMO EPISODIO DI DISINFORMAZIONE

Il_Giorno_17feb_Area-terradeodi David Arboit

Nelle pagine di cronaca locale del quotidiano “Il giorno” di mercoledì 17 febbraio compare la notizia che a Buccinasco prosegue l’iniziativa di “legalizzazione” dell’intero quartiere Terradeo avviata da tempo dall’Amministrazione Maiorano (clicca qui). Da tempo, come si vedrà più oltre, esiste un’area in cui sono stati realizzati orti abusivi e altre attività illegali. Su questa area di illegalità l’Amministrazione ha avviato un percorso per fare chiarezza e riportare la zona sotto il controllo dello Stato.

Su questa operazione il quotidiano chiede una dichiarazione al Sindaco Maiorano il quale dopo avere ribadito le finalità della iniziativa conclude dicendo che «E in uno di questi terreni nel 2005 spuntarono le tre croci intimidatorie nei confronti dell’Amministrazione [Carbonera-Maiorano]».

La giornalista autrice del pezzo – Francesca Santolini – si premura però di smentire il Sindaco che, a suo avviso, ignora la verità su questo fatto: commenta l’affermazione di Maiorano scrivendo (in cauda venenum) «In verità, le tre croci erano state costruite dal proprietario del terreno per la via crucis tanto che la procura non emise nessuna accusa.» Insomma le tre croci erano un atto di devozione e il loro significato era, ed è oggi ancora una volta, stato frainteso.

Chi ha ragione? La giornalista o il Sindaco? Qual è la verità?

Chi può arbitrare questa divergenza di vedute?

Per cercare di illuminare adeguatamente la questione e rispondere alle domande occorre rileggere con attenzione la Sentenza Cerberus. Emessa l’11 giugno del 2010 dal Tribunale di Milano, ha condannato esponenti della famiglia Barbaro e altri, arrestati nel luglio del 2008, per associazione mafiosa (articolo 416 bis C.P.).

In dibattimento si tratta anche della questione delle tre croci. Leggiamo insieme la sentenza.

Nello stesso periodo, insomma in occasione della Santa Pasqua, negli orti di Buccinasco, intersezione via Dei Lavoratori, furono trovate tre croci. Si disse in zona che erano state messe lì simbolicamente per il sindaco [Carbonera], per Fregoni [funzionario dell’ufficio tecnico] e per il Vicesindaco [Pruiti].

La riferibilità soggettiva, l’attribuibilità di questa vicenda è – per la verità – un poco complessa attesi i complessivi contributi acquisiti nell’istruttoria dibattimentale.

Un funzionario comunale ne ha parlato rispondendo a domande della difesa degli imputati.

AVV. CATANZARITI – Ricorda, sempre nella qualità di responsabile dell’Ufficio tecnico, di un esproprio che ha riguardato un orto occupato da tale Fasciano Francesco?

TESTE FREGONI – Sì, non fu un esproprio. Fu un’acquisizione a seguito della mancata ottemperanza a un’ordinanza di demolizione.

AVV. CATANZARITI – Ricorda l’episodio delle tre croci, di cui stamattina si è parlato? Ecco, nell’episodio delle tre croci, se hanno riguardato proprio quella porzione di terreno occupato da tale Fasciano? Ricorda questo, sì o no?

TESTE FREGONI – Mi sembra di sì, che fosse lì.

Che significa La riferibilità soggettiva, l’attribuibilità di questa vicenda è un poco complessa? Significa che alla domanda “chi è stato a mettere le croci” (attribuibilità) si fatica a rispondere. E in questo caso, essendo imputati alcuni esponenti della famiglia Barbaro, non si hanno sufficienti riscontri sul fatto che siano stati loro.

Più oltre la sentenza prosegue così.

Il sindaco del Comune interessato, a sua volta, ricollegava il gesto alla vicenda degli orti abusivi ed al campo Sinti.

TESTE CARBONERA – Abbiamo fatto questi cento orti per i pensionati di Buccinasco e poi dietro c’era tutta una serie di orti abusivi nel Parco Sud, perché quella è una zona di Parco Sud. E avevamo provveduto a demolire tutte le costruzioni abusive nel Parco Sud. Questo, se mi posso collegare un attimo, è stato forse un aumento di maggior tensione.

[…]

PRESIDENTE – A seguito della demolizione di questi manufatti abusivi, chi si è recato da lei e con tono intimidatorio le ha ingiunto qualcosa? Quando? In che occasione? Chi?

TESTE CARBONERA – Presidente, non si sono rivolti a me. Hanno collocato tre croci a grandezza d’uomo in un’area circostante e una persona non è venuta da me, è andata da un responsabile dell’Ufficio Tecnico e gli ha detto che delle tre croci quella principale riguardava me.

[…]

Alla fine spende il nome di chi – a suo avviso – potrebbe aver messo le croci:

TESTE CARBONERA – Questo signor Fasciano, che aveva una carrozzeria abusiva nel Parco Sud,  all’interno di una di queste baracche, è quello che poi ha collocato queste croci … mentre ci è arrivata questa comunicazione che erano riferite al sottoscritto e ad altri tecnici, lui ha riferito e ha riportato anche in alcune interviste [intervista al quotidiano “Il Giorno” del 7 dicembre 2005] che era un suo atto di devozione.

Già allora c’era chi riteneva che quelle tre croci non fossero un atto di intimidazione mafiosa. In dibattimento un testimone dice che erano soltanto un atto di devozione mal interpretato, e anzi, di più, un atto di devozione strumentalizzato per ragioni politiche. La sentenza continua infatti più avanti così:

Erano una manovra di Maurizio Carbonera per distogliere l’attenzione dai veri problemi politici che egli doveva affrontare. […] Occorre parlarne prima di tutto inquadrando, con le sue stesse parole, colei che ha adombrato questa prospettiva di spiegazione degli eventi.

TESTE STANO – Sono il coordinatore di tutto il Dipartimento Ambiente e Territorio.

P.M. – Invece in precedenza quando c’era la giunta Carbonera?

TESTE STANO – In un primo momento ero la responsabile del servizio ecologia sotto il dirigente che era l’architetto Fregoni. Poi successivamente ci sono state altre vicissitudini e alla fine mi è stato dato anche il coordinamento dell’Urbanistica, però gli ultimi due mesi.

La teste ha sostanzialmente affermato che:

  • Maurizio Carbonera e Luigi Fregoni volevano far perdere a Simone Bicocchi gli appalti che costui aveva vinto;
  • così facendo il sindaco cercava di favorire cooperative nelle quali doveva sicuramente avere qualche interesse;
  • l’episodio delle tre croci era una montatura.
  • soprattutto, gli episodi di violenza ai danni del sindaco erano imputabili a difficoltà nella maggioranza politica che a costui faceva riferimento; in tal modo si distoglieva l’attenzione da argomenti più scabrosi ed importanti.

Per concludere occorre leggere ancora una volta la sentenza.

Prima domanda: è persona attendibile chi nel dibattimento del processo Cerberus ha detto che interpretare le tre croci non come atto di devozione, ma come atto di intimidazione mafiosa è stato un gesto di strumentalizzazione politica? Leggiamo la Sentenza:

Si ha modo di credere che le valutazioni espresse dalla teste, così eccentriche rispetto a tutti gli altri contributi acquisiti sul punto in questione, PESCHINO INTEGRALMENTE NELL’ASTIO che ella coltivava nei riguardi di chi l’aveva degradata, nell’ambito dell’amministrazione comunale, ad un ruolo infimo rispetto a quello che ella prima rivestiva.

In sintesi la testimonianza esprime valutazioni, non fatti, che contraddicono [eccentriche] tutti gli altri elementi acquisiti durante il processo [tutti gli altri contributi acquisiti sul punto in questione] ed è motivata da rancori [astio] covati per ragioni personali [nei riguardi di chi l’aveva degradata].

E infine, seconda e più importante domanda: Atto di devozione strumentalizzato per ragioni politiche? Che cosa dice in proposito la sentenza?

Alla stregua degli elementi raccolti, va OBIETTIVAMENTE RILEVATO come di tutti gli episodi di intimidazione quello in esame è il più equivoco se inteso come riferito ai Barbaro. NON SI TRATTAVA CERTO DI UN GESTO DI DEVOZIONE RELIGIOSA, AVEVA UN’OBIETTIVA PORTATA INTIMIDATRICE. Tuttavia è molto equivoco da chi potrebbe essere stato posto in essere ed, anzi, plurimi indici sembrano accreditare l’idea che l’iniziativa sia estranea agli imputati [Barbaro].

Allora è giusto e corretto dire che «In verità» nella Sentenza Cerberus, la magistratura giudicante:

  • ha riconosciuto il fatto delle tre croci come effettiva intimidazione mafiosa;
  • ha ritenuto inattendibile chi già allora sosteneva che fosse un semplice atto di devozione strumentalizzato da politici in malafede;
  • ha ritenuto che non ci siano riscontri che permettano di attribuire con certezza la paternità della iniziativa delle croci; in un contesto fortemente condizionato dal potere di intimidazione della ndrangheta non si può escludere infatti che anche l’intervista a “Il Giorno” del 7 dicembre del 2005 non sia stata il risultato di un forte potere di condizionamento.

N.B. La sentenza Cerberus parla di fatti avvenuti 10 anni fa. Nomi, ma soprattutto comportamenti, sono però in parte rintracciabili ancora oggi come protagonisti della vita politica e sociale di Buccinasco. La storia era, è e resterà magistra vitae.

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Pubblicato il 20 febbraio 2016 su AMMINISTRAZIONE COMUNE, LEGALITA', POLITICA LOCALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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