LA RELAZIONE SU MAFIA CAPITALE: APPALTI PER IL VERDE PUBBLICO E COOPERATIVE SOCIALI DI TIPO B

di David Arboit

La Relazione analizzando le informazioni provenienti dalla Ordinanza di Custodia Cautelare “Mondo di mezzo” (Mafia capitale 1) e da altre informative del ROS dei Carabinieri ricostruisce in dettaglio i percorsi di alcuni appalti per la cura del verde pubblico. Le vicende di queste gare inducono a pensare a uno schema, una prassi consolidata, «un copione perfettamente corrispondente a quanto ricostruito nelle procedure successive. Vi è una sostanziale omogeneità morfologica tra le procedure […] indice di una continuità nella capacità del sodalizio di Buzzi di interferire nell’aggiudicazione degli appalti», potere che chiaramente fa leva molto più sulla connivenza della burocrazia amministrativa che sull’appoggio dei politici. È un potere grazie al quale è possibile «distorcere le procedure di aggiudicazione e gestione degli appalti pubblici nel settore del verde pubblico in favore di cooperative sociali non tutte direttamente riconducibili al sodalizio criminale, ma comunque nel quadro di una spartizione pianificata».

La Relazione registra che «gli affidamenti più consistenti in favore di cooperative sociali di tipo B» sono appalti messi in gara a cavallo tra il governo della Giunta Alemanno e il governo della Giunta Marino nei mesi di maggio 2013, novembre 2013, maggio 2014.

La legge sugli affidamenti a cooperative sociali di tipo B afferma che in deroga alle procedure del Codice dei contratti si possono fare affidamenti alle cooperative B purché riguardino servizi di valore inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria (200.000 euro). L’AVCP (Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici) ha dettato in proposito delle apposite linee guida con la determinazione n. 3 del 1/08/2012.

A Roma l’avvio delle suddette procedure avviene con il seguente atto amministrativo: l’Assessore all’ambiente invia una nota protocollata agli uffici nella quale da indicazione di «riservare alle cooperative sociali affidamenti in materia di verde pubblico per importi non inferiori ad euro 1.200.000». L’indicazione viene messa in atto dagli uffici predisponendo «dieci procedure comparative negoziate, riservate alle citate cooperative sociali di tipo B, ognuna di importo inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria».

La prima procedura si conclude con un’aggiudicazione nella quale «in otto casi su dieci […] le aggiudicazioni sono state effettuate valutando una sola offerta economica». Nei due casi in cui è stata effettuata effettivamente una comparazione le indagini hanno registrato altre anomalie. Anche la seconda procedura si conclude con un’aggiudicazione nella quale in otto casi su dieci è stata valutata una unica offerta.

Riguardo al profilo strettamente amministrativo la magistratura ha rilevato le seguenti anomalie.

1) «La riserva di una quota di affidamenti alle cooperative sociali non è avvenuta all’interno di una atto programmatorio» come stabilito dalle “Linee guida per l’affidamento di appalti di servizi e forniture alle cooperative sociali di inserimento lavorativo” approvate nel marzo 2010 dalla Giunta comunale romana.

2) Sia nel 2013 sia nel 2014 il Dipartimento tutela ambientale ha assegnato «appalti ogni volta per un valore complessivo di 1.200.000» ma questi importi «non possono che considerarsi unitariamente […] dacché le prestazioni erano sostanzialmente omogenee e distinte solo per area geografica di riferimento.» È chiaro perciò che ci troviamo nel caso di illegittimi «artificiosi frazionamenti».

In sede d’inchiesta il funzionario a domanda risponde che ha fatto i frazionamenti seguendo l’indirizzo politico dell’Assessore e che in assenza di questo indirizzo avrebbe invece «dato indicazioni di procedere alla scelta del contraente mediante procedura aperta.» Il funzionario, però, non considera: che è di sua esclusiva competenza la scelta della tipologia di gara; che è inoltre suo dovere professionale fare presente all’Assessore la dubbia legittimità di un affidamento a cooperative sociali di tipo B per importi così alti, destinato quindi necessariamente essere fatto con frazionamenti. Di contro l’Assessore a domanda risponde che «le note di indirizzo, pur da lei formalmente sottoscritte, erano state sostanzialmente predisposte dallo stesso funzionario OMISSIS. Ha precisato, anzi, di avere segnalato l’anomalia di riservare direttamente una quota di appalti a cooperative sociali […] obiezione respinta dal funzionario in quanto questo era l’unico modo per dare adeguato peso a componenti sociali nell’affidamento di appalti» e quindi per dare seguito all’indirizzo politico.

Fin qui la questione rimane nel quadro delle legittimità o illegittimità amministrativa di alcuni atti e procedure. Sono scelte che potrebbero anche essere interpretate come forzature, illegalità certo, ma fatte a fin di bene: favorire cooperative che operano per reinserire in società persone svantaggiate. Le indagini della magistratura e le informative del ROS, però, gettano su questi episodi ombre assai più sinistre.

«L’illecito frazionamento di gare per servizi di importi notevolmente al di sopra della soglia comunitaria» era «funzionale ad una precisa strategia messa in atto da Salvatore Buzzi per accaparrarsi alcuni di questi lotti» effettuando «accordi con le cooperative concorrenti mediante partecipazione a delle pre-riunioni organizzative finalizzate alla spartizione dei lotti». Il Buzzi in questo meccanismo illegale aveva un forte potere contrattuale perché era «a conoscenza, grazie alla fitta rete di contatti con funzionari corrotti, degli importi e delle tipologia e dell’oggetto dei bandi». E non contento di ciò, durante queste riunioni illecite «grazie alla collaborazione di “teste di legno” [sconosciute ai presenti alle riunioni] formalmente titolari delle cooperative, riusciva ad aggiudicarsi più lotti a danno degli altri partecipanti». La fregatura nei confronti degli altri partecipanti serviva a barare su uno schema condiviso e informalmente pattuito secondo il quale il 50% degli appalti doveva andare ad aziende associate a Legacoop, il 35% ad aziende associate a Confcooperative, il 15% a AGCI (Associazione Generale Cooperative Italiane).

Il sodalizio criminale esercitava un tale potere per cui non si è quasi mai verificato il caso di ricorso da parte di un perdente e anzi, c’è perfino chi si è scusato con il Buzzi per aver partecipato incautamente alla gara e per essersi schierato senza volere contro Buzzi. La guerra a Buzzi sugli appalti non si può e non si deve fare.

Alcuni politici poi “controllano” che le gare vadano a “buon fine”, il che significa per loro, secondo una intercettazione fatta dal ROS, intascare una percentuale del 3/4% sul valore degli appalti.

Mettere a libro paga i politici significa in sostanza “comperare” la loro importante, ma non decisiva, funzione di indirizzo, ma soprattutto asservire al sodalizio criminale la loro funzione di controllo inibendola completamente. Ma per il sodalizio criminale vera chiave di volta è invece l’asservimento dei funzionari, un assoggettamento che consente di manipolare i cruciali meccanismi di gestione delle gare di appalto. «Il favore di elementi interni al Dipartimento tutela ambientale [consente] a Salvatore Buzzi di intervenire non solo nella fase preparatoria della procedura [leggere e “correggere” i bandi molto prima della pubblicazione], ma addirittura di modificare le offerte di gara, consegnando nuovi documenti successivamente all’apertura delle buste» per migliorare i propri punteggi.

E quando la politica interviene per cambiare qualcosa, magari suscitando e subendo polveroni mediatici e contrapposizioni sindacali, purtroppo rischia di vedere vanificato in ogni caso il suo operato a causa della capacità di persuasione del sodalizio criminale e dalla permeabilità alla corruzione dei funzionari pubblici. «Neanche il mutamento di Giunta, con la cessazione dell’incarico – leggiamo nella Relazione – del dirigente Unità Organizzativa gestione del verde pubblico OMISSIS e del capo Dipartimento OMISSIS non sembra affatto segnare un cesura. […] Subito dopo il suo insediamento il sodalizio ha avvicinato il nuovo Capo Dipartimento OMISSIS nel tentativo di accreditarsi presso di esso. Dall’informativa ROS risulta che [era stato fatto] un lavoro di accreditamento presso quest’ultimo […] percorso passato anche per l’assunzione di due sue nipoti in cooperative del consorzio».

La «continuità nella gestione del rapporto con le cooperative sociali facenti capo a Buzzi fra periodo ante e post giugno 2013 [passaggio dalla Giunta Alemanno alla Giunta Marino] con piena responsabilità dei vertici amministrativi, non si apprezza solo nel momento “genetico” dei contratti di appalto, ma, altresì, anche nella fase esecutiva». Un funzionario chiave nella gestione della cura del verde pubblico, e ritenuto dalle indagini affiliato al sodalizio criminale, assume «la doppia funzione di responsabile unico del procedimento [il cosiddetto RUP], veste nella quale sovraintendeva alla fase genetica [dell’appalto], e quella di direttore dell’esecuzione, veste nella quale verificava la regolare esecuzione del contratto» certificando che le prestazioni rese col tempo da chi ha vinto la gara siano pienamente adempiute secondo quanto sottoscritto con la firma dei documenti contrattuali.

Ma non solo. Accade anche che «le cooperative del Buzzi abbiano reso le proprie prestazioni in via di mero fatto, ossia in assenza di qualunque commessa dell’Amministrazione capitolina […] con la compiacenza del dirigente e del funzionario dell’Amministrazione capitolina competenti in materia […] prestazioni che poi venivano “recuperate” impropriamente a carico di altri contratti. Tale prassi non risulta affatto essersi interrotta dopo il giugno 2013».

Il sodalizio criminale non esita a “sollevare la piazza” nel caso in cui il suo operato venga in qualche modo intralciato da una iniziativa dell’Assessore che chiede di fare chiarezza rispetto a procedure amministrative illegittime. Sono i cittadini, ignorante strumento di oscure manovre, che protestano vivacemente contro l’amministrazione per la sospensione del servizio di cura del verde pubblico. Il 7 gennaio 2015 “Comitato di Piazza Vittorio Partecipata” «ha inviato una comunicazione via mail […] con la quale ha espresso preoccupazione per la sospensione della pulizia dei Giardini di Piazza Vittorio». Il 22 gennaio 2015 «è apparso un comunicato stampa di un gruppo di lavoratori del verde della Cooperativa 29 giugno che criticava l’interruzione del servizio», comunicato inoltrato anche all’Assessore Sabella e al Sindaco Marino.

D’altro lato la Relazione fa osservare, sulla scorta delle indagini, che nel momento in cui l’Assessore è promotore di un indirizzo politico nel quale si afferma che occorre affidare alle cooperative sociali di tipo B la manutenzione del verde, un servizio che ha un valore di 1,2 milioni, dà un indirizzo politico che è tendenzialmente criminogeno. Infatti solo un frazionamento illegittimo dell’affidamento in violazione del principio di concorrenza (visto la normativa sulla soglia di valore dell’appalto consentito dalla legge per le cooperative di tipo B) può consentire di eseguire l’indirizzo politico. «È evidente, tuttavia, che con le note di indirizzo in merito all’affidamento alle cooperative di tipo B degli appalti del verde pubblico, ella [l’Assessore] abbia offerto copertura alle scelte degli organi amministrativi del Dipartimento [Ambiente e territorio] operando una indebita ingerenza in atti gestionali.»

Malafede, come suggerisce la relazione utilizzando l’espressione «abbia offerto copertura»? Oppure ignoranza? Propendo, visto il successivo comportamento orientato alla legalità dell’Assessore, per l’ignoranza, affiancata alla buona intenzione di dare lavoro a cooperative che si occupano di recuperare persone disagiate. Ma il diavolo sta nei dettagli e l’inferno è lastricato di buone intenzioni.

La Relazione ha anche esaminato per l’anno 2014 gli affidamenti di manutenzione del verde pubblico effettuati con le cosiddette procedure negoziate. Il valore complessivo di questi affidamenti è stato di 1.302.407 frazionati in 21 lotti diversi. «Avvalendosi del bando MEPA» il Responsabile Unico del Procedimento «selezionava cinque operatori abilitati per la categoria merceologica in questione e inoltrava loro la richiesta di offerta».

Dell’esame dei vari affidamenti ci si rende conto che «alcune imprese ricorrono con particolare frequenza, non solo come aggiudicatarie finali, ma, soprattutto, fra i soggetti invitati». Grazie alla scelta discrezionale del RUP il numero di concorrenti effettivo era «ben inferiore ai cinque prescritti», in alcuni casi clamorosamente inferiore, e cioè quando le cooperative invitate erano tutte o quasi tutte (4 su 5) riconducibili al sistema Buzzi.

«L’Albo dei fornitori del Dipartimento è stato istituito solo con determinazione del 21/05/2014» e per questa ragione in precedenza le ditte venivano «tratte da un elenco informale».

Riguardo a questi affidamenti la relazione conclude che «i dati sintomatici di una grave patologia amministrativa dovevano essere evidenti ad una analisi anche superficiale. Anche in questa circostanza l’Amministrazione capitolina, e in particolare l’Assessore all’ambiente e il segretario generale hanno atteso l’insediamento della Commissione d’accesso [che ha redatto la relazione] nominata dal prefetto di Roma per avviare una attività di verifica più approfondita».

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Pubblicato il 4 gennaio 2016 su LEGALITA', POLITICA LOCALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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