LA RELAZIONE SU MAFIA CAPITALE: POLITICI E FUNZIONARI DELLO STATO CORROTTI

di David Arboit

«L’organizzazione di Carminati ha potuto condizionare pesantemente il contesto politico ed amministrativo romano – si legge nella Relazione – determinando anche la nomina di personaggi “graditi” in posizioni strategiche quali quelle di presidente e di capo segreteria dell’assemblea capitolina, di presidente della Commissione per la trasparenza [!?!] del Consiglio comunale, di direttore generale, consigliere di amministrazione, dirigente dell’azienda municipalizzata AMA.

L’articolato sistema di relazioni, che comprende politici e funzionari pubblici, costituisce un sodalizio che i pubblici ministeri definiscono “capitale istituzionale”. Grazie a questo capitale istituzionale, «alimentato da un imponente circuito corruttivo, l’organizzazione è riuscita a ottenere, per le imprese da lei controllate (cooperative sociali, ditte operanti nel movimento terra, nello smaltimento rifiuti e nella cura del verde pubblico) affidamenti particolarmente redditizi dal Comune di Roma e da AMA».

Manovrando funzionari del Comune e politici fedeli all’organizzazione, Mafia capitale riesce a sbloccare fondi, accelerare pagamenti alle cooperative, intervenire sul bilancio di Roma Capitale, orientare l’assegnazione del flusso di immigrati.

I protagonisti interni ed esterni del sistema Carminati & C sono «rigorosamente bipartisan, appartenenti per storia e per scelte politiche ad aree diverse, spesso opposte, nelle quali al radicalismo delle posizioni ideali professate, fa da contrappunto l’assenza totale di remora a comporre, con soddisfazione e apprezzamento reciproci, affari illeciti».

I risultati delle elezioni amministrative sono in ultima istanza irrilevanti secondo Carminati. A prescindere da chi vincerà le elezioni, afferma Carminati in una telefonata (registrazione del ROS dei carabinieri) noi ci presentiamo e diciamo «adesso che progetti c’avete? Teneteci presenti nei progetti che c’avete, che te serve? Che cosa posso fare? Come posso guadagnare, che te serve il movimento terra? Te lo faccio io, perché se poi vengo a sapé che te lo fa un’altro, capito?». Il riferimento a sgradevoli conseguenze per i decisori pubblici evidenza il potere d’intimidazione che accompagna sempre la seduzione della corruzione, e quest’ultima può anche essere particolarmente attraente: un esempio è il caso di Franco Panzironi; di lui scrivono i magistrati che è «pubblico ufficiale a “libro paga” dell’associazione per 15.000 euro mensili, partecipa fornendo uno stabile contributo ai fini dell’aggiudicazione di appalti pubblici e dello sblocco di pagamenti in favore delle imprese riconducibili al sodalizio. Quale interlocutore privilegiato di salvatore Buzzi, rappresenta il garante dei rapporti tra associazione criminale ed amministrazione comunale negli anni intercorsi dal 2008 al 2013».

Viene spontaneo chiedersi come mai per così tanto tempo questa funzionario “capace, competente e integerrimo” non sia mai stato attenzionato dalla politica protempore? E quali ritorsioni sarebbero stati in grado di scatenare Carminati e Buzzi qualora la politica avesse osato spuntare le ali al potere di questo funzionario “capace, competente e integerrimo”? Un assaggio di reazione lo abbiamo avuto con Ignazio Marino, un Sindaco certamente non all’altezza del suo compito politico, ma anche certamente irreprensibile: nel momento in cui a tentato di mettere mano al sistema Carminati a visto scatenarsi la tempesta.

Anche la politica è a libro paga di Mafia capitale. Sono le elezioni comunali, dice Salvatore Buzzi in una intercettazione telefonica, il «momento in cui pago di più» perché «la cooperativa campa di politica, perché il lavoro che faccio io lo fanno in tanti, perché lo devo fare io?». E qui si scopre una differenza: mentre il centrosinistra accetta denaro durante la campagna elettorale e poi basta, gli altri, il centrodestra, li paghi sempre: «mentre i miei poi non li paghi più, poi quell’altri li paghi sempre a percentuale su quello che te fanno. Questo è il momento che pago di più, le comunali».

D’altra parte la capacità di mimetismo dell’associazione criminale è tale per cui non è difficile essere tratti in inganno. Nel corso di una audizione presso la “Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie” tenuta nel dicembre del 2014, il Sindaco Ignazio Marino affermava candidamente «Andai una sola volta in campagna elettorale, alla 29 giugno [la più nota cooperativa di Buzzi] e le assicuro che per una persona come me, che per cinque anni da senatore aveva condotto indagini nelle carceri e visto le difficoltà per le persone che possono uscire dal carcere di reinseriti nella società, a vedere che la maggior parte erano ex detenuti che ritornavano nella società, facevano lavori socialmente utili, ovviamente non sapevo nulla di tutto quello che poi è emerso […], ricordo bene quel giorno di essere tornato a casa con la sensazione che c’era qualcuno faceva del bene. Evidentemente non era proprio così».

Terminate le elezioni, subito si va a batter cassa. E ecco allora che «nell’immediatezza del cambio di maggioranza politica al comune di Roma» si parte all’assalto dell’amministrazione Marino instaurando immediatamente rapporti «con Mirko Coratti, Presidente dell’assemblea comunale di Roma capitale» (Partito Democratico) oppure con Mattia Stella, capo della Segreteria del Sindaco Marino.

Obiettivo è ovviamente realizzare un illecito collegamento tra mondo economico delle imprese e mondo politico amministrativo. Dopo le elezioni occorre subito rialimentare «un collaudato sistema di rete mediante il quale le imprese hanno ottenuto affidamenti diretti […] attraverso compiacenze politiche e collaudati meccanismi procedurali di facilitazione degli affidi, quali l’affidamento diretto dei servizi di igiene urbana, senza pubblicazione di bando».

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Pubblicato il 1 gennaio 2016 su LEGALITA', POLITICA LOCALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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