I PROBLEMI DELL’UNIONE EUROPEA: UN MATTEO RENZI MOLTO CONVINCENTE

unità 20dicembre 2015di David Arboit

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi con la sua solita franchezza e determinazione, trasforma il vertice europeo di giovedì scorso da inutile momento di chiacchiere inconcludenti a momento essenziale di vero confronto e opportunità per fare chiarezza. Renzi porta sul banco degli imputati il governo della Signora Merkel inchiodandola con forza alle sue responsabilità sulle questioni europee più importanti. Ma più del merito della questione UE, forse, in Italia la notizia da prima pagina dovrebbe essere un’altra.

Il bello, infatti, è che Renzi riesce perfino a convincere due dei suoi più leali ma aspri critici.

Leggiamo la seduta del vertice UE di giovedì attraverso le parole di questi due avversari di Renzi.

Partiamo con Eugenio Scalfari: il vegliardo a denti stretti e controvoglia è costretto a dare a Cesare quel che di Cesare. A denti stretti perché la lode a Cesare è preceduta da un prologo che cerca di sminuirne il valore.

Renzi – scrive Scalfari – è in grave crisi di consenso causa scandalo bancario (affermazione peraltro falsa visto come è andata la questione giudici della Consulta e la mozione di sfiducia) e «non gli piace affatto perdere popolarità, requisito necessario a far contento il suo narciso». Che fare? «La contromossa è stata di mettere sotto accusa la Germania di Angela Merkel nell’ultima riunione di giovedì scorso a Bruxelles del Consiglio dei ministri dell’Unione. […] L’attacco di Renzi è stato assai duro, a detta di molti che vi hanno assistito addirittura feroce, anche se alla fine ha ricordato la sua amicizia con la Merkel la quale a sua volta l’ha invitato ad un faccia a faccia». Detto questo Scalfari è costretto a entrare nel merito. Si tratta infatti dei quattro punti essenziali della politica della UE: «tema dei gasdotti tra la Russia e l’Europa, le sanzioni dell’Occidente a Putin per quanto riguarda l’Ucraina, il dissenso italo-tedesco sul problema dei migranti e infine l’unione bancaria europea.»

Un quinto tema, la guerra a Daesh, è accantonato perché Renzi ha già più volte detto che l’Occidente sembra non aver imparato nulla dalla destituzione di Saddam e di Gheddafi e cioè che si fa presto a fare cadere qualcuno, ma più difficile e ricostruire sicurezza e benessere economico.

Dei quattro elencati sopra, mentre i primi due temi sono marginali, per Scalfari sono essenziali gli altri due.

Riguardo alla politica della immigrazioni Renzi ha fatto presente le politiche ambigue e ondivaghe del Governo Merkel. «La Germania – scrive Scalfari – ha farfugliato sull’argomento e Renzi ne è uscito benissimo.»

Riguardo all’unione bancaria, Renzi si inserito nel solco tracciato da Mario Draghi: l’unione bancaria è da completare al più presto e la Germania la smetta di guardare prima di tutto al suo interesse. «L’unione bancaria va completata. – ha detto Draghi a “Il Sole 24 Ore” il 31 ottobre – C’è stato un accordo sia sulla costituzione di un sistema assicurativo sui depositi, sia su un “Single Resolution Fund” per finanziare gli interventi sulle banche in crisi. Queste cose vanno fatte perché in questo modo uno dei problemi che ha caratterizzato la crisi che stiamo ancora vivendo, il nesso bidirezionale tra banche e Stati sovrani, viene attenuato».

«In questa visione di cui Draghi è stato finora il solo protagonista, – continua Scalfari – Renzi ha messo ora lo zampino, anzi ha dato una vera e propria zampata nei confronti della Germania.» Ha ricordato a Merkel tutte le “furberie” alla tedesca: i risanamenti della Dresdner Bank e Commerzbank, per finire con il dissesto mai veramente sanato della Deutch Bank, che pesa ancora come una spada di Damocle sulla UE. Per non parlare poi del cumulo enorme di debito delle banche dei Lander, le regioni tedesche.

Dopo la lode a Cesare, Scalfari chiude in perfetto stile, ritornando dai fatti reali e concreti della politica alla psicopolitica: scrive infatti che però, in fondo, Renzi l’unione federale europea non la vuole veramente perché a lui piace comandare da solo e in un’Europa unita lui sarebbe solo uno dei tanti. In ogni caso, scartata la tara delle fobie della psicopolitica, resta al netto che Scalfari ha dato a Cesare quel che è di Cesare, e lo ammette pure lui: «Qualcosa di positivo ogni tanto si vede».

Dopo Scalfari vediamo il secondo grande detrattore di Renzi: Romano Prodi sul quotidiano romano “Il Messaggero”.

Per Prodi la questione centrale è quella dei gasdotti. «Se come ormai di consueto nessuna decisione è stata pressa al vertice di Bruxelles – scrive Prodi – perché ormai il potere è nelle mani della singole cancellerie dei Paese, o meglio della Cancelleria di Berlino alla quale gli altri membri dell’Unione vengono invitati ad accodarsi, se questa è la condizione, vi è stato però finalmente uno scontro aperto su tutti i punti importanti all’ordine del giorno, e soprattutto sul raddoppio dell’ormai famoso gasdotto Nordstream che congiunge la Russia alla Germania. È sul Nordstream che si gioca una delle più importanti partite sul futuro della UE.» Un gasdotto, continua Prodi, che è di fatto inutile. E allora perché spendere tanti soldi? Il fatto è che dell’Ucraina non c’è da fidarsi. Da parte tedesca l’interesse è il seguente: diventare l’unico punto di confluenza del gas russo in Europa, tagliando fuori l’ipotesi di possibili pipeline con terminali nell’Europa meridionale, e più precisamente in Italia. È una strategia che manifesta una volontà di dominio, una volontà di egemonia che contrasta nettamente con l’ideale di una Unione Europea democratica (il lupo perde il pelo ma non il vizio, aggiungo io). Per non parlare dell’affare economico che questa iniziativa potrebbe diventare per molte grandi imprese del Nord Europa.

L’alternativa, secondo Prodi, è costituire una società mista (UE, Russia, Ucraina) per gestire il flusso di gas dalle attuali pipeline. «La dura iniziativa di Renzi – conclude Prodi – può aiutare a non prendere iniziative limitate all’interesse di un Paese».

Unanime il consenso di altri importanti commentatori.

Gian Enrico Rusconi, grande studioso di storia della Germania noto commentatore di affari tedeschi su “La Stampa”, riconosce che «Ha fatto bene Matteo Renzi a fare emergere queste discrepanze.» E Angela non ha intenzione di contrapporsi, – Rusconi è da sempre ambasciatore giornalistico della Germania in Italia – ma di discuterne pacatamente (?!). La Germania si trova, conclude Rusconi, davanti a un antico dilemma: è troppo piccola per imporre la sua egemonia e troppo grande (e poco umile aggiungo io) per sottomettersi a una volontà della UE condivisa democraticamente.

C’è bisogno di più Europa e l’ostacolo, ad oggi, sembra proprio essere la Germania della cancelliera Merkel. È quindi perfettamente ragionevole che qualcuno oggi assegni dei compiti a un governo tedesco che pare abbia poca voglia di “studiare”.

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Pubblicato il 20 dicembre 2015 su POLITICA INTERNAZIONALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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