PENATI ASSOLTO: E ORA CHE FARE?

penati assoltodi Guido Morano

La vicenda Penati con le pesanti accuse e i successivi processi che lo hanno visto imputato, ha sconvolto non poco gli assetti e gli equilibri dentro al PD milanese, ma anche nazionale, minando in poco tempo la fiducia e la credibilità di un gruppo dirigente. L’effetto è stato l’avvicendamento ai vertici del partito di nuove figure che dovevano dare il segno di un taglio col passato, evidenziare una svolta, forse per troppo tempo rinviata.

La campagna giustizialista partita a rimorchio delle iniziative giudiziarie, fomentata da una parte della stampa, ma sostenuta e alimentata anche da figure dentro al PD che grazie a questo ruolo hanno guadagnato posizioni, ha coinvolto non solo Penati ma anche molti iscritti della sua corrente o nelle sue vicinanze. Qualcuno ne ha approfittato per saldare vecchi conti, altri per rapide carriere saltando sul carro del nuovo vincitore.

E ora, ora che Penati viene assolto addirittura con la formula “il fatto non sussiste”, che ne sarà dei tanti che hanno seguito Penati nella sua vincente ascesa politica subendo poi gli effetti della sua discesa giudiziaria e degli altri che con la parola d’ordine, “facciamo piazza pulita”, hanno scalato posizioni?

Penati ha rappresentato per anni un elemento di spicco del PD e in generale del centro sinistra, a un pelo dalla candidatura a Sindaco di Milano e alla regione Lombardia ed è evidente che la sua assoluzione, per quanto macchiata da alcune prescrizioni, ed il suo possibile rientro in gioco, anche col probabile sostegno di Bersani, non potrà passare “inosservata”.

Sulla prescrizione si accaniscono oggi peraltro i sacerdoti della legalità perché probabilmente, come Arthur Fonzarelli, detto Fonzie, protagonista del famoso telefilm Happy days, non riescono proprio a pronunciare la parola “scusa”. È forse per questa ragione omettono di dire che Penati afferma che per chiarire la faccenda ha denunciato per calunnia Pasini e Di Caterina, e quindi vedremo come andrà a finire.

Questa vicenda che probabilmente si trascinerà comunque per gli infiniti gradi di giudizio credo imponga l’ennesima riflessione sul tema della legalità, sul ruolo della magistratura, sui legami veri e soprattutto presunti tra affari e politica e sulla necessità, che peraltro si trascina da anni, diciamo dai tempi di tangentapoli, di fare come si dice, chiarezza.

Un partito, e soprattutto i suoi iscritti, vengono messi nel tritacarne mediatico da giornalisti e altri sacerdoti distributori del crisma della “legalità”, che scatenano una caccia alle streghe per stanare i presunti intrallazzi del politico col mondo degli affari o addirittura della malavita, e poi di fronte a sentenze come quella su Penati, e non è la prima, che fare? Improbabili marce indietro che non potranno mai occupare i milioni di colonne che furono impiegate per le “marce avanti”?

E d’altro lato può un partito, che si propone come riformatore e innovatore, subire ancora gli effetti di antiche vicinanze col mondo degli affari, delle cooperative rosse, bianche o gialle, e delle ascese di personaggi che di queste vicinanze sono i garanti? E può un partito affidare la necessaria azione di vigilanza e controllo sull’operato dei suoi vertici, solo alla magistratura o a suoi sostenitori “sempre e comunque” dentro il partito e nell’informazione?

Ora vista da qui, dal nostro piccolo circolo di Paese, lontano dal centro e dal potere che conta, la questione Penati non lascia indifferenti. La strumentalizzazione mediatica del profondo e sanissimo desiderio di legalità che anima i cittadini, per consumare vendette interne al Partito o come cuore della battaglia politica quotidiana fra maggioranza e opposizione è un vizio diffuso. Anche verso il nostro circolo e verso l’amministrazione Maiorano sono state frequenti le insinuazione, le soffiate giornalistiche, le bacchettate di autentici certificatori di legalità, più portati alla facile chiacchiera diffamatoria che all’accertamento dei fatti. Quello che manca in molti sembra proprio questo, la necessità di ricercare fino in fondo con precisione e onestà la verità, non le mezze verità e le insinuazioni non provate, buone appunto per fare titoli di giornali e magari guadagnare qualche poltrona. Il paradosso è che chi va a caccia di disonesti non è lui per primo onesto in quel che dice e in quel che scrive.

Ora che questa ricerca della verità sia affidata alla magistratura è in alcuni casi ovvio, che un partito debba sempre e comunque affidarsi alle vie giudiziaria per sapere, per capire cosa fanno i suoi dirigenti e se sono quello che dicono di essere, non è accettabile.

È presto per capire cosa farà domani Penati e cosa farà il PD qualora volesse tornare in politica, quello che gli iscritti del PD, credo tutti gli iscritti, non vogliono è finire ancora trascinati in un percorso giudiziario che se colpisce in primo luogo i protagonisti diretti, con conseguenze personali anche pesanti, inevitabilmente si ripercuote sulle possibilità e il futuro di tutto il partito. E questo rischia di rovinare il lavoro di tutti, degli onesti in primo luogo.

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Pubblicato il 12 dicembre 2015 su LEGALITA', LOMBARDIA, POLITICA LOCALE, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

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